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Daspo per Niko Pandetta, niente locali per un anno: “Ero un criminale non un mafioso, ora canto”

Dopo che gli stato cancellato l’ennesimo concerto Niko Pandetta torna su Instagram per rivendicare il suo essere cantante e non criminale.
A cura di Redazione Music
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Niko Pandetta (via Instagram)
Niko Pandetta (via Instagram)

Niko Pandetta è conosciuto a un certo tipo di pubblico per le sue canzoni che dal neomelodico sono sfociate nella trap, da un altro tipo, invece, soprattutto per il suo passato criminale, che si è legato alla musica a causa soprattutto di una canzone – "Dedicata a te" – dedicata allo zio Salvatore Cappello, pluripregiudicato detenuto in regime di art. 41 bis. Nei giorni scorsi il questore di Imperia ha vietato un suo concerto a causa dei suoi testi "chiaramente inneggianti ad ambienti malavitosi e istigatori alla delinquenza e alla disobbedienza delle leggi nonché al compimento di reati di vario genere, potrebbe comportare gravi ripercussioni per l'ordine e la sicurezza pubblica" come si legge nel provvedimento con cui è stato annullata l'esibizione, mentre in queste ore è stato colpito da un Daspo a seguito di una rissa che è sfociata in una sparatoria avvenuta lo scorso aprile a Catania.

Su Instagram ha ribadito come abbia cercato di uscire dal circolo vizioso della criminalità, rifiutando, però, l'etichetta di mafioso. In passato, il cantante di Catania aveva dato adito ad ambiguità, ma successivamente ha sempre detto che la musica lo aveva portato verso altri lidi, spiegando che col senno di poi quella canzone, probabilmente, non l'avrebbe scritta. Dopo i commenti e gli articoli usciti dopo lo stop al concerto, quindi, ha scritto: "Mentre discutete di quanto io sia mafioso e cercate di impedirmi di lavorare, io faccio parlare i miei sacrifici: Pistole nella Fendi è disco d’oro. Ringrazio tutti quelli che hanno partecipato al progetto e tutti i fan che mi sostengono sempre e comunque".

A queste parole ha aggiunto: "Quando smetterete di combattere una guerra che non esiste e aprirete gli occhi chiamatemi. Io non sono a favore della mafia e non sono contro lo stato e la legalità. Nei testi racconto il mio disagio personale e la mia storia che non ho mai nascosto dietro veli di ipocrisia. Io ero un criminale non un mafioso. Ora sono un cantante non un mafioso". Nei giorni scorsi Pandetta aveva anche scritto: "Provano a buttarmi a terra e non ci riescono quindi provano a seppellirmi con il fango. Io ho un passato tormentato ma un presente di tormentoni. Quanto il pubblico canta le mie canzoni e i mostri del mio passato diventano sempre più deboli, più piccoli". Il cantante, però, non è ancora fuori dai problemi giudiziari e, benché non sia incriminato, il suo nome è trapelato in un'indagine su una sparatoria avvenuta lo scorso aprile a seguito di una rissa avvenuta qualche sera prima durante un concerto; per questi fatti il cantante è stato colpito dal Daspo, quindi gli è vietato per un anno l'accesso a locali pubblici . Pandetta ha anche espresso la volontà di fermarsi con la musica finché non chiarirà la sua posizione con lo Stato.

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