È morto a causa del coronavirus a 86 anni il sassofonista Manu Dibango, star della musica africana. Dopo essere risultato positivo al tampone, era stato ricoverato in un ospedale a Parigi. La conferma del decesso è arrivata attraverso un comunicato di Thierry Durepaire, gestore delle edizioni dell'artista, che aveva confermato la morte dell’uomo avvenuta in ospedale.  Poco più tardi è arrivato il comunicato diffuso via Facebook sulla pagina ufficiale dell’artista:

È con profonda tristezza che annunciamo la perdita di Manu Dibango, il nostro Papy Groove, morto il 24 marzo 2020 a 86 anni per Covid-19. I funerali saranno celebrati in forma privata. Un tributo alla sua memoria sarà organizzato quando possibile.

Il successo di Manu Dibango

Manu Dibango guadagnò il successo nel 1972 con l’album “Soul Makossa” che fu considerato da diversi critici il primo album della disco music. Sul lato A del disco vi fu registrato un inno composto per la nazionale di calcio del Camerun in occasione della Coppa d'Africa. Proprio in quel periodo “Soul Makossa” fu scoperto a New York, rendendo Dibango popolare negli Stati Uniti. Durante la sua carriera, il musicista ha collaborato con artisti quali Fela Kuti, Herbie Hancock, Bill Laswell, Bernie Worrell, Ladysmith Black Mambazo, Sly and Robbie e Eliades Ochoa.

L’accusa di plagio contro Michael Jackson

Nel febbraio del 2009, Dibango citò in giudizio Michael Jackson accusandolo di plagio nei confronti della canzone Soul Makossa, cui il re del pop si sarebbe ispirato per il famoso hook “Mama-say mama-sah ma-ma-coo-sah” inserito nel brano “Wanna Be Startin' Somethin'” contenuto nell’album. Fu un accordo economico tra le parti a risolvere la questione.