Con Domenico Modugno Morgan ha chiuso l'ultima puntata di Cantautoradio, il programma che ha condotto su Radio 2. Il cantante, uno degli artisti più conosciuti del Paese, grazie all'avventura coi Bluvertigo, quella solista e per il suo impegno come giudice di talent, ha raccontato quello che probabilmente è il nome più noto del panorama italiano nel mondo, e lo ha fatto con tanti ospiti, da Renzo Arbore a Vinicio Capossela passando per Raiz degli Almamegretta e Petra Magoni con cui ha raccontato l'autore di "Volare". "Il messaggio che c'è nelle canzoni dei cantautori è fondamentalmente un messaggio di libertà" spiega a Fanpage.it, che lo ha incontrato prima della puntata. Una chiacchierata che ha toccato tanti punti, compresa la questione casa, il suo rapporto con Franco Battiato, a cui ha dedicato una puntata, e della sua carriera artistica.

Hai raccontato un po’ di cantautori in queste puntate: qual è il tesoro maggiore che ci hanno lasciato?

Questi cantautori sono essi stessi un tesoro, il messaggio che c'è nelle loro canzoni è fondamentalmente un messaggio di libertà: ovviamente molte canzoni sono d'amore, ma altre sono anche canzoni di disamore. È un messaggio intelligente in cui c'è sempre qualcosa su cui essere o non essere d'accordo, ma ti fanno comunque pensare: credo che il ruolo che può avete una canzone d'autore è quello di farti ragionare, di farti pensare.

Quali sono quelli di cui non sei riuscito parlare, ma avresti voluto?

Ci sono dei cantautori che non ho trattato, primo tra tutti Piero Ciampi, poi Bruno Lauzi che sono nella generazione dei cantautori storici, quelli che non sono riuscito ad affrontare per ragioni di tempo e di scalette, però lo faremo.

Uno dei protagonisti è stato Franco Battiato, qual è il vostro rapporto?

Il mio rapporto con Battiato  è stato sempre un rapporto di grande ammirazione da parte mia, ho imparato tanto da lui, poi ho avuto la fortuna di lavorarci assieme, di conoscerlo e di diventarci amico, abbiamo fatto cose bellissime e ho imparato tanto. Ha saputo prendere quello che io volevo dargli. Abbiamo lavorato assieme dal 1997 al 2002 circa, ed è stato un periodo bellissimo.

Come sta?

Adesso non sta bene ma credo che si risolverà presto.

Che vuol dire essere artisti in questo Paese, oggi?

In Italia essere artista è un po' un problema. Io non mi sono mai definito artista, preferisco definirmi artigiano, essere un artista significa fare dell'arte, cioè creare delle cose. Tutto nella nostra realtà è fatto da artisti, tutto. Bisognerebbe smettere di pensare che l'artista è un privilegiato, anzi, in Italia c'è questa credenza strana: all'artista diciamo ‘Ma quando vai a lavorare?', invece noi lavoriamo tantissimo. Lavoriamo molto ma non siamo rispettati dalle leggi, perché non esistono leggi che ci rispettano, non esiste una categoria, una difesa dei diritti. Anche nella musica pop, come dice Gigi D'Alessio, uno canta e 400 mangiano, e ha ragione. Insomma, non è che il cantante canta e finisce lì, il cantante che canta ha intorno un universo di lavoratori, di famiglie, sarebbe bene pensarci prima di dire quelle cose. Gli artisti non sono soltanto dei lavoratori, ma sono datori di lavoro.

Quando torneremo ad ascoltare un tuo album di inediti? Succederà?

Io non ho mai smesso di scrivere, ho smesso di pubblicare, che è diverso. Alla fine credo che anche senza volerlo ho un quantitativo di cose che escono da sole, come un'invasione di ultracorpi. Quello che ho fatto negli ultimi dieci anni credo che potrebbero essere buono per una cinquantina di album. Come quantitativo, non parlo di qualità, ma se guardiamo la quantità ho più o meno una cinquantina di album pronti. Credo che li pubblicherò in un modo particolare, con una formula online, non voglio passare da case discografiche.

La situazione casa, invece, a che punto è?

Ho perso tutto, è come se ci fosse stato uno tsunami, per quanto mi riguarda è come lo tsunami, ha spazzato via tutto. Ha spazzato via qualsiasi cosa, anche cose che non appartenevano solo a me, tipo le tracce originale dei dischi dei Bluvertigo, tutte cose a cui nessuno ha voluto dare valore. Ero l'unico che diceva ‘Ehi, guardate che qui c'è del valore'. In questo momento gli italiani non sono in grado di dare valore all'arte, c'è stato del gossip, ma il clamore mediatico… quello ci sarebbe stato se qualcuno avesse detto ‘Giù le mani da quella casa', ma nessuno si prende la responsabilità di dire questo, perché la legge è la legge. La legge è fatta dagli uomini, ma le leggi fanno schifo, se fossero perfette non ci dovrebbe neanche essere un Parlamento che le fa, invece… in questo caso è la legge, ma la legge è sbagliata. Bisognava affrontare la cosa da un punto di vista politico, ma nessuno ha voluto farlo perché la Cultura evidentemente non interessa.