12 Ottobre 2022
15:43

Mondo Marcio: “Voglio lasciare qualcosa nelle persone, ormai il rap è omologazione”

Dopo anni di buio, la luce di “Magico” si è impadronita della musica di Mondo Marcio, a un anno dall’uscita di “My Beautiful Bloody Breakup” L’intervista qui.
A cura di Vincenzo Nasto
Mondo Marcio 2022, foto di Comunicato Stampa
Mondo Marcio 2022, foto di Comunicato Stampa

A solo un anno dal grido d'amore di "My beautiful bloody breakup", Mondo Marcio è tornato con un nuovo progetto: si chiama "Magico", pubblicato lo scorso 7 ottobre. Un disco che vive sulla dicotomia di ogni essere umano: il bene e il male, ma più recentemente il buio e la luce, una profonda introspezione legata all'aspetto solitario della pandemia. Ormai Mondo Marcio è un artista maturo che tocca con il dovuto tatto argomenti come la famiglia, ma soprattutto sperimenta una scrittura consapevole con produzioni che proiettano un mondo "magico" appunto. Un segno del tempo che passa, ma che non sfiora minimamente il livello di rime e flow con cui il rapper aveva abituato il suo pubblico: 13 tracce, quattro collaborazioni con Gemitaiz, Arisa, Caffellate e Nyv, già presente in "My beautiful bloody breakup". Sullo sfondo un tour invernale che inizia a novembre, ma soprattutto tre date a Roma, Milano e Torino nei primi tre giorni di febbraio 2023. L'intervista a Mondo Marcio qui.

Solo un anno fa pubblicavi My Beautiful Bloody Breakup, adesso Magico. Cambiano le coordinate, meno la scrittura matura, ma com’è “ricambiata” la vita di Gian Marco in quest’anno?

Quello era un disco a sé, non era nato per essere destinato al pubblico. Era nato come uno sfogo, una lettera a una persona precisa. “Magico” nasce dalla necessità di esprimere delle emozioni, di raccontare la mia storia, ma questa volta non solo la mia. Tutti si possono rivedere in quello che ho scritto in “Magico”.

Da quale concetto è partito Magico?

Il titolo è venuto durante la produzione dell’album, ho capito sarebbe stato perfetto anche per i momenti che il rap italiano sta affrontando. C’è molta omologazione culturale, dove non rimane niente. Succede qualcosa, cinque minuti dopo la dimentichiamo. Volevo fare un disco che rimanesse e Magico, secondo me, nel bene o nel male, è un album che rimarrà.

C'è qualcosa di nuovo rispetto ai precedenti?

Mi accorgo che ho ascoltato il disco ultimamente, molte volte, qualcosa che non mi succedeva con gli altri. Ti lascia sempre qualcosa, ogni volta che lo ascolto mi cade l’attenzione sulla rima in particolare.

Quanto il titolo diventa un ossimoro con la scrittura reale e matura che hai partorito in questo disco?

È una dicotomia che mi caratterizza. Io sono un sagittario, ascendente gemelli, sono un sognatore ma anche una persona molto precisa. Le cose di cui parlo sono d’impatto, sono fogli che sanguinano, ma al tempo stesso nell’arco narrativo dell’album, c’è una direzione diversa in cui vieni trasportato. “Mezzanotte” parla di paure e sogni, quasi spirituale come “Allo specchio”. Poi è una dicotomia che contraddistingue l’essere umano: siamo fatti di carne e ossa, ma non solo di quello. Siamo anche la polvere di stelle che poi è “Magico”.

Come sei riuscito a trovare la tua magia, il tuo fuoco in quest’ultimo anno?

Se senti il disco di Mondo Marcio, sai che dall’inizio alla fine c’è la fotografia della mia vita. Il fuoco sacro mi brucia dentro da quando ho 16 anni: non puoi avere una carriera ventennale senza amare incredibilmente quello che fai. Amare anche te stesso quello che fai. Per me non c’è niente più importante della mia musica, anche se può essere un problema.

Musica che può lasciare un messaggio?

Ci tengo a lasciare qualcosa alle persone, che è qualcosa che non vedo nelle nuove leve. In alcuni sì, ma c’è tanta omologazione. Adesso il rap è un trend e ci sono soldi, tutti vogliono essere rapper.

Qual è stato il primo pezzo prodotto di Magico e quale quello che ha dato una dimensione musicale al progetto?

Il primo pezzo prodotto del disco è “Desideri”: l’ho scritto nel 2020 in totale lockdown. Ma sicuramente “Magico” con Saturnino ha dato un elemento in più nel racconto, a cui si è aggiunta anche “Bambola Vodoo”. L’uso del basso, quasi spiritico, ha dato molto al suono dell’album.

Mi puoi descrivere il tuo rapporto con il tema della famiglia, un tratto che lungo tutto il disco sembri coinvolgere anche senza nominarlo?

Fa parte della mia crescita personale, della mia maturazione. Una delle cose che mi hanno insegnato il lockdown e il rapporto con la mia ex, una delle ispirazioni fondamentali del progetto, è il concetto di famiglia. C’è stata un’introspezione importante, quasi obbligata, per chi voleva farla.

Cosa è cambiato? Qual è stato lo switch?

Durante il lockdown ho sentito un vuoto e non bastava solo la musica a colmarlo, ho sentito la necessità di una famiglia, di mettere delle radici. Sono cresciuto con mia madre, senza un uomo in casa, e quindi mia madre è la mia famiglia. Ma quella che ti crei tu è ancora più radicante nel mondo in cui vivi. Si sente molto in “Allo specchio”.

Quanto invece questo disco, rispetto al precedente, ha una carica diversa? Sembra urlare in coro una voglia di rinascita, di ritorno.

Di ritorno ai live, ma anche di ritorno alla vita. In “Mezzanotte” canto: “Mi vogliono Superman, ma io sono Lupin, troppe notti al buio, man, lascia entrare un po’ la luce”. Anche la copertina la rappresenta bene questa cosa: la stanza non è buia per caso. C’è la voglia di alzare la fottuta tapparella e far entrare un po’ di luce.

Cosa c'è stato dietro quella tapparella?

Sono stati due anni molto claustrofobici ma il messaggio importante è: “Ritrova quella magia, ricordati che c’è della luce in te e ricordati di tenerla accesa”. Sii grato per quello che hai perché non sai quanto potrà durare. Questa consapevolezza mi ha dato molta forza.

Invece mi ha incuriosito la scelta delle collaborazioni.

Con Gemitaiz condividiamo una cosa: non vogliamo seguire i trend, ma vogliamo crearli. C’è della trap, della drill in quest’album, ma alla maniera di Mondo Marcio. Poi con lui avevo già collaborato, mentre la massiccia presenza femminile è data dalla necessità di dover bilanciare la mia voce, con delle voci femminili, quasi angeliche.

Ritorniamo alla dicotomia iniziale.

Volevo rappresentare al meglio questa dicotomia presente nel disco tra giorno e notte, bene e male, Dio e il diavolo.

E domani per Mondo Marcio qual è la luce?

Domani non lo so, e preferisco non saperlo. Voglio vivere in questo momento e godermi quest’album, sono veramente grato. Ci sarà il tour che inizierà da novembre e poi sarò a Milano, Roma e Torino. In questo momento la luce più forte è scrivere musica e lasciare qualcosa alle persone.

Il tour di Mondo Marcio

  • 1° febbraio – ROMA – Largo Venue
  • 2 febbraio – MILANO – Magazzini Generali
  • 3 febbraio – TORINO – Hiroshima Mon Amour
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