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Mezzala, l’Irrequieto del pop italiano che dovreste conoscere (nonostante le radio)

Michele ‘Mezzala’ Bitossi è uno dei nomi più noti del cantautorato pop italiano. Coi Numero 6, certo, ma anche con il suo progetto solista con cui ha pubblicato il secondo album ‘Irrequieto’: un ‘pop intelligente’ che guarda ai cantautori del passato senza impantanarsi.
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A cura di Francesco Raiola
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Non fa poesia, verticalizza e bada al sodo Mezzala – nome d'arte di Michele Bitossi -, come canta in ‘Da piccolissimi pezzi', forse il pezzo più famoso dei Numero 6, la sua band, in cui si denotano il suo amore sconfinato per il calcio e, checché ne dica lui, per la poesia. E calcio e poesia sono presenti entrambi, oltre che nel suo nome d'arte anche nel suo secondo album solista che pure nel titolo pare descrivere una delle sue particolarità: l'irrequietezza. ‘Irrequieto', spiega lui stesso nella presentazione dell'album, è proprio la parola che lo rappresenta al meglio e in effetti a guardare quello che ha combinato negli anni scorsi la quiete pare essere uno stato molto lontano da lui, che ha una band, un progetto solista, sforna ep e singoli come niente fosse, a cui aggiunge le collaborazioni con lo scrittore Enrico Brizzi.

La voce di Mezzala è di certo una di quelle che dovremmo stamparci in testa quando parliamo di pop italiano, dal momento che il cantante genovese è uno di quegli artisti che lo rappresentano al meglio. Lui lo sa bene e ci scherza su: sulle mode del momento, come faceva in ‘Storia Precaria' (‘Se fossi un rapper potrei dire cazzo e odiare i gay (…) e se poi Radio Deejay supportasse i miei Long Playing, come i Club Dogo, Marracash sarei spesso sotto i flash'), uno dei pezzi più belli di ‘Dio c'è', ultimo album della sua band, ma come fa anche in ‘Chissà' – il cui lyric video Fanpage.it ha mandato in anteprima -, pezzo che chiude ‘Irrequieto' e in cui collabora con Zibba. Un pezzo sull'amore, sulla sconfitta dovuta all'amore e sulla sconfitta in generale: ‘Caro Mezzala hai del talento, scrivi in modo originale e profondo, il tuo è un pop intelligente, mi ricorda molto il mondo di quei cantautori romani, fai piacevoli canzoni ma non basata, si tratta di musica molto difficile da collocare' dice Zibba intermezzando il pezzo e interpretando, immaginiamo, l'immagine del classico discografico pieno di complimenti e poca sostanza con cui Bitossi ha dovuto confrontarsi più volte nella sua vita.

Ma sia chiaro, Mezzala è pienamente consapevole delle propria bravura ed è lontano dal vittimismo, che combatte con un album che, appunto, si inserisce nel suddetto ‘pop intelligente', lontano dalle classiche trovate da classifica, dalle produzioni che sono sempre le stesse, dal ‘mettiamoci un po' di elettronica come i Coldplay che fa figo'. L'attenzione alle melodie, ma anche quella ai testi: quella di Mezzala pare una scrittura in strofe più che in versi, racconti quotidiani che usano l'io delle singole canzoni per parlare di sentimenti (‘affronta quei tuoi piccoli malanni, metti al centro i sentimenti, scegli solo i più importanti'), tanti amori persi – che potrebbe essere sempre lo stesso – (‘Sei l'unica ferita della mia vita che non si è mai davvero rimarginata', ma anche ‘te lo dico se vuoi perché la luce è finita differenza tra noi io viaggiavo tu eri in gita'), di sconfitte e paure (in ‘Capitoli primi' canta: ‘Vorrei una vita in capitoli primi, per ricominciare da capo' o ‘Non hai anche tu la tentazione ricorrente di cambiare strada, riprovarci seriamente'), senza però dimenticarsi l'ironia che ne nutre, da sempre, la poetica (‘Se facessero una classifica dedicata ai peggiori praticanti l’amore ci sarei e pure in buona posizione').

Dodici brani che si fanno forti di ottimi arrangiamenti e una produzione che asseconda quelle che sono le stelle polari che lo stesso Bitossi non nasconde: Dalla, Battisti, Graziani, che da sempre rielabora e sputa fuori a modo suo. È vero che le belle parole di cui Bitossi si fa carico a ogni uscita non fanno il successo meritato, non lo manderanno in testa alle classifiche di vendita, ma forse sapere che c'è qualcuno per cui le sue canzoni sono una colonna sonora di un bel pezzo di vita potrebbe essere una consolazione neanche tanto magra.

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