Max Pezzali pubblicherà il 30 ottobre il suo ultimo album "Qualcosa di nuovo", in cui torna ad alcuni dei temi a lui cari, ovvero il racconto della sua generazione e in generale il racconto generazionale, che mette a confronto varie età e varie esperienze. Nell'intervista che Pezzali ha dato a Fanpage.it ha parlato di Mauro Repetto e del loro rapporto odierno, di come ha lavorato all'album, ma anche di come la sua sia una generazione che non ha cambiato la Storia, ma ha visto, suo malgrado, accadere delle cose. Uno sguardo lucido e disincantato sul passato, ma anche il racconto di come la sua storia sia quella di qualcuno che poteva essere schiacciato dalla società, un ragazzo che non trovava il suo posto nel mondo e che alla fine deve tutto alla caparbietà, all'aver puntato su una passione.

Repetto genio pazzo

Una passione che l'ha portato a creare gli 883, band che poi sarebbe diventata in qualche modo un riferimento del pop italiano, portatrice di quella nostalgia e di quella malinconia di inizio anni 90 che ha segnato migliaia di persone. Con lui c'era Mauro Repetto, fondamentale nella creazione della band e delle canzoni, ma senza un ruolo preciso sul palco. Proprio questo vuoto lo portò a diventare "quello che balla", ma Pezzali non ci sta e ancora una volta cerca di spiegare l'importanza del suo compagno d'avventura, che anni fa lasciò la musica per dedicarsi ad altro e oggi lavora come dirigente a Disneyland: "Lui era quello che ballava solo perché non aveva un ruolo sul palco, si è ricavato quel ruolo, in realtà lui aveva un enorme peso nella composizione, per dire, e non va dimenticato che si tratta di uno laureato in Lettere Moderne con indirizzo cinematografico. È un genio pazzo".

Al lavoro su materiale insieme

Lo scorso luglio Pezzali avrebbe dovuto suonare per due date allo stadio San Siro di Milano (riprogrammate per venerdì 9 luglio e sabato 10 luglio 2021) e con lui sul palco avrebbe dovuto esserci proprio Repetto a formare una delle coppie simbolo degli anni 90: "Già ci sentivamo da mesi prima del lockdown, perché c'era San Siro da fare, eravamo pronti (…) eravamo pronti a fare tutto, Mauro che si è esercitato con la chitarra etc e invece niente". Ma i due hanno già qualcosa in cantiere, anche perché manca poco ai 30 anni di "Non me la menare", canzone del 1991 e soprattutto ai 30 anni di "Hanno ucciso l'uomo ragno" (1992): "Sicuramente faremo qualcosa quando ci sarà consentito farlo, intanto per quando ripartiremo Mauro mi ha mandato materiale suo e speriamo di poter fare qualcosa insieme, anche perché lui è davvero un genio di quelli con la g maiuscola. È uno di quelli che possono passare per pazzi se presi da una certa angolazione, ma se ti sposti di due gradi ne capisci il genio, quindi spero di poterlo testimoniare con cose sue al più presto".