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Max Pezzali conquista San Siro: “Grazie per averci aspettato due anni”

Sold out per “San Siro Canta Max”: tre generazioni per un concerto-karaoke sfrenato con Max Pezzali, due anni dopo lo stop pandemico. “Grazie per averci atteso”
A cura di Giuseppe Cozzolino
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"Grazie a tutti per averci aspettato due anni". Così Max Pezzali alla prima pausa dopo un quarto d'ora, quando San Siro ha appena finito di cantare a squarciagola Gli Anni, forse la sua hit forse più rappresentativa. San Siro è una bolgia: due date, due sold out. Nel Tempio di Milano, che già ospita la religione-calcio, Max Pezzali si erge a sua personalissima divinità canora.

E quando sul palco sale Mauro Repetto, storico compagno di Max cui fondò gli 883, il tributo è stato quello che si riserva solo alla reunion delle leggende, quali sono. Spazio sul palco anche per Paola e Chiara, che con gli 883 nacquero (erano coriste dell band), prima di iniziare la propria carriera da soliste. Nessuna menzione per la questione Cecchetto, con la separazione tra lui e Pezzali dopo 30 anni di carriera, ancora avvolta nel mistero.

Due anni d'attesa per lo stop forzato imposto dalla pandemia non hanno disatteso le aspettative. Del resto, la vera forza trainante del concerto è stato proprio il legame indissolubile che ha unito tre generazioni e mezzo alla musica degli 883 prima e di Max Pezzali poi. Ultra-quarantenni, trentenni, millennials: e c'era chi in dolce attesa attendeva di trasmettere la musica di Max Pezzali anche ai rispettivi nascituri. Di fatto, il concerto ha prestato fede al suo nome: San Siro Canta Max: e così è stato. Quasi tre ore a sera di karaoke puro, con Max Pezzali visibilmente commosso per aver "conquistato" San Siro per festeggiare i trent'anni di successi indimenticabili che ne hanno contraddistinto la carriera.

Tre generazioni presenti, come detto, tutte accomunate dalle canzoni che hanno segnato il passaggio prima dagli Anni Ottanta a quelli Novanta, accompagnando poi giovani e meno giovani verso il Terzo Millennio. "Rotta per casa di Dio", "Nord Sud Ovest Est", "Hanno ucciso l'Uomo Ragno", ma anche "Come mai", Gli anni", "Se tornerai", passando per canzoni ancora più lontane nel tempo come "Non me la menare" o "6/1/Sfigato", con quel linguaggio semplice e diretto, che ha raccontato e ancora oggi racconta quella generazione della classe media alle prese con i problemi della vita di tutti i giorni, le situazioni più comuni, con uno stile che ha infranto un certo modo di intendere la musica in Italia, rendendola davvero "popolare". "Grazie a tutti per averci aspettato due anni", ha detto Max Pezzali a inizio concerto. Ma in realtà i ringraziamenti erano davvero reciproci.

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