Nei giorni scorsi si è molto discusso, in ambito musicale e non solo, della proposta di legge presentata dal Presidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera Alessandro Morelli, ex direttore di Radio Padania, che propone che un terzo della programmazione radiofonica italiana sia di musica italiana, cantata e prodotta in Italia (sic). Una proposta che ha scatenato un dibattito e molte critiche per un progetto che vorrebbe imporre quindi quali canzoni dovrebbero trasmettere le radio. Di quali sarebbero le complessità e del perché, visti i numeri, oggi la proposta sarebbe inutile, oltre che cercare di spiegare che la legge francese nasceva in un altro ambito e altri obiettivi, l'abbiamo spiegato in questo articolo in cui scrivevamo che la realtà dice che siamo già al 50% delle canzoni italiane trasmesse, stando ai dati EarOne che prende in considerazione le canzoni in heavy rotation.

Più apertura agli italiani auspicabile

Intervistato da Rtl 102.5, però, anche Matteo Salvini è intervenuto sulla querelle, prendendo una posizione critica nei confronti della proposta e spiegando che "non sarà il Parlamento a decidere che musica va in onda in radio" nonostante, stando alle parole del Ministro, siano tanti gli artisti a chiederlo (alcuni, come Al Bano lo fanno, però, citando numeri a caso, quindi, immaginiamo, con poca conoscenza della realtà che ci circonda). Salvini spiega anche che non ha voglia di mettere bocca dopo le critiche a cui è stato sottoposto nei giorni immediatamente successivi alla fine del Festival di Sanremo, quando aveva espresso perplessità per la vincita di Mahmood: "Ogni radio fa il suo palinsesto, la musica è quanto di più soggettivo… mi hanno rotto le scatole per una settimana perché non sono riuscito a dire che mi piaceva la canzone di Mahmood che ha vinto il Festival e preferisco Il Volo o Vasco Rossi. È un invito, ma vale anche per i ragazzini che giocano a calcio nelle giovanili, il  Governo non può imporlo per legge ma se – come negli altri Paesi europei – ci fosse più apertura per gli artisti italiani, per i musicisti italiani, per i calciatori italiani, sarebbe un bene per la nostra cultura e lavoro in più. Detto questo ogni radio si fa i suoi palinsesti e ognuno ascolta la musica che crede".

Ognuno ascolta quello che vuole

Sulla possibilità di imporlo alla Rai, almeno, azienda pubblica, il Vicepremier prende le distanze anche se cita le quote francesi: "In alcuni Paesi come la Francia ci sono delle quote per legge, a me piace che venisse su spontaneamente come quando dico che anche fare la spesa è un atto politico e comprare e mangiare prodotti italiani – ovviamente non lo puoi imporre per legge – fa bene alla salute perché i nostri prodotti sono controllati e tutela il nostro lavoro. La musica è bella perché è varia e ognuno ascolta quello che ritiene però se ci fosse più spazio per i nostri ragazzi sicuramente sarebbe un bene per tutti" dice Salvini che non tocca le complessità di quelle quote e le problematiche che si sono sviluppate in questi anni.

Mahmood e Fedez

Infine Salvini torna anche su Mahmood, vincitore del festival di Sanremo con "Soldi", per cui, dopo una freddezza iniziale e un post che aveva avuto non poche critiche, aveva fatto marcia indietro, come ha ribadito anche in radio: "Per quanto riguarda Mahmood, mi sono messaggiato con quel ragazzo ma ho il torto di avere altri gusti musicali, magari piacerà a mio figlio ma io preferisco altro, spero di poterlo dire senza essere indagato. Ho sentito l’ultimo pezzo di Fedez, non è male, non mi sta molto simpatico ma se fa una cosa gradevole è gradevole”.