Al Bano (LaPresse)
in foto: Al Bano (LaPresse)

Anche Al Bano ha voluto dire la sua sulla questione della quantità di canzoni italiane o, comunque, nazionali nelle radio. Sono ore frenetiche, tutti vogliono dire la propria sulla proposta di legge della Lega che vorrebbe che le radio italiane passassero almeno un terzo delle canzoni nazionali al giorno, più una percentuale di emergenti, rifacendosi a un pezzo di una legge francese ben più ampia e che prevede il passaggio del 40% delle canzoni in lingua francese. È una proposta fatta da un gruppo di deputati che sulla scia emotiva delle polemiche strumentali sanremesi ha pensato che fosse giusto che la Politica decida cosa debbano passare le radio, citando una legge francese del 1994 (sic) e senza contestualizzarla né problematizzarla (quella delle quote francesi è una situazione non pacifica, come spieghiamo qua).

Il cantante e la quota italiana in radio

La legge francese nacque in un contesto in cui nella top 50 dei singoli c'erano solo 7 canzoni in lingua, mentre in Italia, oggi, non c'è un rale problema linguistico e di minoranze, anzi, sempre più le canzoni in italiano sono tra le preferite dal pubblico. Eppure per Al Bano c'è un problema serio con cui deve confrontarsi il Paese e all'Adnkronos sbotta "Solo una canzone italiana su tre è poca cosa. Almeno sette su dieci!" e aggiunge "Bisogna fare come in Francia dove le radio trasmettono il 75 per cento di musica nazionale e il 25 per cento di musica straniera. Occorre tutelare di più la nostra tradizione, come fanno gli altri Paesi".

Gli errori di Al Bano

Purtroppo ad Al Bano nessuno fa notare che le sue percentuali non hanno fondamenti reali, a meno che il cantante di Cellino San Marco non abbia statistiche nuove ed esclusive: la legge francese, infatti, prevede una quota del 40% di canzoni in lingua ma, negli anni, questa quota è stata aggirata più volte, sempre a scapito del pubblico e degli artisti. Spesso, infatti, le radio passano sempre le stesse 10/15 canzoni in modo da raggiungere questa quota, ma a scapito di quello che era l'intento reale di una legge che non era limitata alla musica, ma riguardava molti campi della vita pubblica d'Oltralpe.

Al Bano e Sanremo: troppo rap

Il cantante torna anche su Sanremo spiegando che la canzone di Mahmood, "Soldi", gli è piaciuta anche se per lui c'è stato troppo rap e poca tutela per la musica melodica: "Va tutelata maggiormente la matrice italiana che è quella melodica. Capisco che non si possono trascurare le nuove tendenze come il rap e il trap, ogni epoca ha la sua musica – dice Al Bano -. Oggi non ci sarà più un nuovo Beethoven o un nuovo Puccini perché sono figli della loro epoca, ma dare un po' di attenzione in più alla vena melodica italiana non è un errore".