Lucio Battisti (LaPresse/Publifoto)
in foto: Lucio Battisti (LaPresse/Publifoto)

Nei giorni scorsi alcuni articoli interessanti hanno analizzato il reale peso che ha avuto l'arrivo del catalogo di Lucio Battisti su Spotify. A fronte dell'entusiasmo iniziale da cui siamo stati contagiati tutti, il cantante romano è stato trattato alla stregua di un buon cantautore contemporaneo. Un flop? Non proprio, nel senso che il contesto per contare il peso di Battisti va raccontato con i parametri odierni, quelli in cui il racconto di una delle pietre miliari della musica mondiale è stato per anni mozzato dalla volontà dei familiari. In un mondo che da anni ormai vive la musica soprattutto in streaming, la mancanza del catalogo battistiano ha senza dubbio pesato sul peso dell'eredità del cantante. Per chi è nato negli anni '80 e '90 Battisti è nel dna grazie ai genitori e a un mondo musicale in cui la presenza del cantante era forte anche nelle radio e nelle tv.

I numeri in streaming di Battisti

Per la generazione degli anni 2000 e quella successiva la situazione cambia, così come è cambiato il mercato discografico. Non so se ai falò sulle spiagge (si fanno ancora?) si portino Roland 808 e autotune, ma forse "La canzone del sole" è uno dei pochi successi battistiani che ancora resiste. Su Avvenire Gigio Rancilio analizzava un po' gli ascolti del cantante a poche settimane dalla messa in streaming del catalogo con Mogol (senza gli album bianchi che, comunque, non avrebbero avuto chissà quale peso nel computo totale, purtroppo) e riscontrava che in fondo, selezionato e analizzato non nella sua complessità ma nel quotidiano, i numeri erano quantomeno normali ("Battisti ha avuto 20 milioni di streaming. Cioè, è stato ascoltato su Spotify 20 milioni di volte. Facciamo finta che sia avvenuto tutto solo in un mese: dividendo i 20 milioni di streaming per i 600 mila ascoltatori mensili di Battisti, fanno 33,3 canzoni a testa. Poco più di una al giorno"), così come ribadiva anche un pezzo di Rolling Stone. Poche centinaia di migliaia di ascoltatori al mese quanto valgono se confrontati con Battisti?

L'eredità di Battisti in musica

Potrebbero valere molto, innanzitutto perché bisogna capire a chi stiamo guardando. Ai giovani? Bene, ma dare per scontato che i giovani amino Battisti come è stato amato in passato non è scontato, in un mondo in cui sono il rap e la trap a raccontare un bel pezzo del loro mondo. Difficilmente "Mi ritorni in mente", "29 settembre" o "Amarsi un po'" possono diventare argomento di challenge su TikTok o, in qualche modo, virale. L'eredità di Battisti la portano avanti, a sprazzi, la tv e la radio, ma soprattutto la spinta principale è quella che può dargli la musica stessa. Battisti è di ispirazione continua anche per gli artisti pop che in questi anni vanno per la maggiore: è ispirazione per Cesare Cremonini (ascoltare il suo ultimo singolo "Al telefono" per credere), per un cantautore come Brunori Sas, ma anche cantanti come Tommaso Paradiso e altri molto più giovani come Colapesce e Iosonouncane.

L'omaggio dei Phoenix a Battisti

Ma Battisti vive anche fuori dai canali a cui guardiamo solitamente e i semi della sua musica continuano a germogliare, appunto, nella musica. I Phoenix, gruppo francese di peso mondiale per quanto riguarda il pop -il cui ultimo album "Ti amo" è ispirato proprio al nostro Paese –, ad esempio, hanno celebrato l'arrivo del cantante su Spotify, consigliandolo ai suoi fan, creando una playlist ad hoc e dando anche qualche riferimento contemporaneo. Una sorta di "Se ti piace Lucio Battisti ascolta pure" e ha consigliato Giorgio Poi, che con la band è andato in tour lo scorso anno e Calcutta, uno dei talenti del cantautorato italiano contemporaneo. Quel Lucio Battisti che era amatissimo anche da un genio come David Bowie, che più volte espresse il suo amore per il cantante.

Flop o non flop?

Battisti flop? Chissà, probabilmente no. Ma forse è proprio la domanda che ci poniamo a essere sbagliata. È veramente importante fare di conto? E chi sceglie quali sono i limiti del flop o del successo? Forse sarebbe meglio conservare la sorpresa che ha dato la possibilità di poter ascoltare un pezzo importante del suo catalogo anche in streaming (sì, c'era Youtube, ma non era la stessa cosa) e almeno per una volta lasciar stare i numeri. Quelli lasciamoli a chi deve sopravviverci oggi con la musica e a cui un milione in più o meno cambia la vita. A Battisti non serve quel milione per cambiare la vita, a lui e a noi.