Lodo Guenzi (LaPresse)
in foto: Lodo Guenzi (LaPresse)

"Quello come giudice è l’unico provino che avrei potuto passare ad x factor". È Lodo, uno dei membri de Lo Stato Sociale e conduttore dell'ultimo Primo Maggio a Roma, il nuovo giudice di X Factor, mettendo fine alle voci sul sostituto di Asia Argento (Sfera Ebbasta? Morgan?) e anche a quelle che volevano la Argento confermata su quella sedia su cui aveva cominciato a lavorare qualche mese fa e che ha abbandonato a seguito delle accuse di molestie sessuali. Il cantante de Lo Stato Sociale ha messo subito le cose in chiaro riguardo a questo argomento: "Credo che Asia sia stata bravissima e ho la fortuna di ereditare una squadra splendida scelta da lei, e qualsiasi cosa succeda di buono rimarrà fondamentalmente merito suo", ma il problema per Lodo non è stato questo.

Nasci rockstar e muori giudice ad un talent show

Il cantante, infatti, ha dovuto difendersi soprattutto da una canzone scritta dalla band, "Nasci rockstar e muori giudice ad un talent show" contenuta in "Amore, lavoro e altri miti da sfatare" e che in molti avevano letto come una critica a Manuel Agnelli. Insomma, l'accusa mossa in queste ore a Lodo è del tipo: "Ma come? Prima critichi e poi mangi in quel piatto?". Diciamocelo, la critica può starci tutta, soprattutto in ottica coerenza, per una canzone scritta non molto tempo fa. Eppure le cose, in questo poco tempo sono cambiate molto per la band che lo scorso anno è stata a un soffio dal vincere il Festival di Sanremo, dovendosi "accontentare" del secondo posto.

Dentro al meccanismo televisivo

Non è semplice districarsi attorno a questa che pare una contraddizione, ma che la band, come sa bene chi li segue da qualche anno, ha sempre avuto un'idea molto precisa. In una vecchia intervista a Fanpage.it, proprio parlando del festival dissero: "Cominci da outsider, poi entri a far parte del sistema, con compromessi che cercano di snaturarti; quando sei in quel meccanismo, scartare di lato e scomparire, però, è comunque una sconfitta, alla stregua di vendersi al sistema, è un modo di farlo vincere. Il punto è stare dentro i meccanismi portando qualcosa di te: quanto ce la faremo? Non ne ho idea, ma la domanda che mi faccio sempre è: ‘Quanto stiamo dando di noi al mostro e quanto stiamo cercando di dargli uno schiaffo da vicino?'". Una riflessione che – non sappiamo quanto ne fossero al corrente – è molto simile a quella che proprio Manuel Agnelli – un altro che ha dovuto sorbirsi la gogna mediatica per aver accettato quel ruolo – diede come motivazione dell'accettazione della poltrona.

La coerenza di Lodo

Lodo lo ha voluto ribadire ancora una volta, citando proprio la canzone contestata: "Da sempre la nostra vocazione è portare un’alterità nel sistema, non fare gli eremiti che parlano solo ‘a chi se lo merita' – ha spiegato Lodo -. Dai baretti ai palasport, dalle radio locali a Sanremo, se sai chi sei puoi andare ovunque. Senza smettere di indagare i paradossi che il voler parlare liberamente ma al contempo a tanta gente porta con sè, come quando scrissi tre anni fa nasci rockstar muori giudice a un talent show. È uno dei miei pezzi preferiti e non se l’è cagato nessuno, ora spero diventi un po’ più famoso". Ecco, anche questo fa parte dei paradossi della musica, ovvero una canzone che diventa improvvisamente famosa per meriti postumi.

La discussione sul talent e i talenti

A volte pare che la discussione sui talent sia rimasta indietro di dieci anni. Nel 2018 quella metodologia è una di quelle che permette a un giovane di tentare di farsi conoscere da un pubblico più ampio, una porta che può aprire un percorso che, però, non è sempre facile da gestire. Ormai sono abbastanza note alcune dinamiche legate a quel format, alla scadenza annuale, ad esempio: c'è un anno solo per tentare di far capire al pubblico – e all'etichetta, soprattutto – di essere un cavallo su cui puntare. Come spiegava Daniele Citriniti, direttore artistico del _resetfestival, uno dei festival dedicati alla musica emergente più famoso d'Italia, il problema principale per un artista è la capacità di avere "consapevolezza e la capacità di sfruttare tutta una serie di strumenti, compresi quelli social per crescere e per fare il proprio percorso".

Stato Sociale antitesi percorso talent

Lo Stato Sociale è proprio l'antitesi di quello che è un percorso talent, anzi. La band bolognese, infatti, è di quelle che sapendo giocare coi social e consumandosi le famose suole nei localini di tutta Italia si sono pian piano costruiti una carriera e un curriculum in grado di fargli fare i palazzetti ben prima di salire sul palco di Sanremo e forse, come ha dimostrato anche Agnelli negli anni scorsi, quel tipo di racconto può servire anche a chi decide di tentare una scorciatoia (che scorciatoia spesso non è, è noto che i ‘talenti' non sono ragazzini alle prime armi, ma cantanti e band con alle spalle anni e anni di carriere e spesso anche un pubblico): "X Factor è una strada molto veloce, molto pericolosa ma molto illuminata, attraversata da ragazzi che hanno grande talento e la P da neopatentati al vetro. Spero li aiuti avere accanto uno che alle autostrade ci è arrivato dopo provinciali, statali e sentieri sconosciuti. Che poi nella realtà io non ho la patente, ma mi piaceva la metafora".

La band come l'acqua

Insomma, la vera meraviglia è la gente che si meraviglia. Ancora oggi. "A noi affascina adattare la nostra identità ai contenitori, come l'acqua: una resistenza fluida in cui portiamo avanti la nostra idea di cultura e la adattiamo a un contesto in cui determinate cose non si possono fare però hai un palcoscenico di alcune milioni di spettatori". Stato Sociale, 3 febbraio 2018.

Quello come giudice è l’unico provino che avrei potuto passare ad x factor. A 22 anni ho visto Morgan in tv rispondere a una ragazza che rifiutava un giudizio negativo sostenendo di saper cantare. Lui rispose: vedi, tu canti meglio di Lou Reed… ma io preferisco Lou Reed. Credo di essermi appassionato di musica in quel momento, e credo che quello sia il motivo per cui alla fine ho passato sei anni sui palchi. L’idea che ci siano tante strade per far arrivare la propria voce, bella o brutta, al cuore della gente mi fa sentire libero. X factor è una strada molto veloce, molto pericolosa ma molto illuminata, attraversata da ragazzi che hanno grande talento e la P da neopatentati al vetro. Spero li aiuti avere accanto uno che alle autostrade ci è arrivato dopo provinciali, statali e sentieri sconosciuti. Che poi nella realtà io non ho la patente, ma mi piaceva la metafora. Da sempre la nostra vocazione è portare un’alterità nel sistema, non fare gli eremiti che parlano solo “a chi se lo merita”. Dai baretti ai palasport, dalle radio locali a Sanremo, se sai chi sei puoi andare ovunque. Senza smettere di indagare i paradossi che il voler parlare liberamente ma al contempo a tanta gente porta con sè, come quando scrissi tre anni fa nasci rockstar muori giudice a un talent show. È uno dei miei pezzi preferiti e non se l’è cagato nessuno, ora spero diventi un po’ più famoso. Credo che Asia sia stata bravissima e ho la fortuna di ereditare una squadra splendida scelta da lei, e qualsiasi cosa succeda di buono rimarrà fondamentalmente merito suo. Il grazie più grande va ad albi, bebo, carota e Checco, la mia band, i miei amici, che anche in questo caso mi hanno sostenuto. Si comincia, siate con me. Sarà bello. @xfactoritalia #speriamobene #lostatosociale

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