Parla velocemente, quasi a voler buttare fuori tutto quello che ha da dire sul suo progetto, con un'urgenza reale e la volontà di spiegarsi per bene, Daniele Citriniti, direttore artistico del _resetfestival, il festival dell’innovazione musicale giunto alla sua decima edizione che si terrà dall'1 al 7 ottobre all’interno di OFF TOPIC, il nuovo hub culturale di Torino in via Giorgio Pallavicino 35. Come sempre il Festival è non solo un faro su quello che succede nel mondo degli emergenti, ma è soprattutto uno strumento che tenta di dare ai giovani musicisti gli strumenti per affrontare un percorso artistico completo che ha nell'esibizione solo il culmine, ma che è formato dal bisogno di conoscere bene quali sono gli step di un percorso che è ampio e richiede conoscenze e responsabilità nelle scelte delle persone con cui collaborare, dagli uffici stampa al booking, passando per le discografiche.

E per questo motivo anche quest'anno il Festival presenterà _reHUB, ovvero la sezione che permette ai giovani artisti di potersi confrontare con alcuni artisti che hanno già percorso una strada professionale importante: "L'idea è quella che artisti affermati che però hanno avuto un percorso sano e simile a quello che proponiamo come modello incontrino i più giovani" spiega Citriniti, che quest'anno ha chiamato con sé Niccolò Fabi, Levante, Francesco Di Bella e Dutch Nazari come artisti con cui far dialogare tutti quelli che vogliono (e non solo quelli invitati al Festival).

Per questa edizione il 2 ottobre ci sarà anche la data zero di uno dei format targati The Goodness Factory che verrà ospitato nel palinsesto invernale di OFF TOPIC, CantAttori in Canottiera, spin-off della fortunata rassegna estiva Cantautori in Canottiera. Prima attrice ospite annunciata di questo nuovo salotto artistico che incrocia il cinema, il teatro e la musica sarà Matilda De Angelis. Il format sarà guidato dall’inedita coppia di conduttori Alberto Bianco e Luca Carocci.

Ciao Daniele, questo è un anno importante per il Reset, ci spieghi un po' qual è l'obiettivo di un festival come il vostro? 

Dieci anni di festival gratuito e in dieci anni di festival neanche un headliner: è una provocazione, ovviamente, perché i festival da cui partecipo volentieri da fruitore e da organizzatore. Questo festival ha la particolarità di esser nato da un vivaio di musica torinese nel 2009, come una vetrina per la musica emergente, per progetti che non hanno l'ambizione di arrivare al mainstream tramite particolari passaggi come quelli tv, dei talent, ma che vogliono fare un percorso musicale, dal basso, scrivendo delle canzoni. Non si parla di interpreti, insomma, ma di autori italiani che tendenzialmente, nella stragrande maggioranza dei casi, sono sotto i 35 anni, e che hanno la volontà di scrivere delle canzoni e su questo talento poter anche basare un progetto di percorso artistico che li possa portare a fare di questo una professione.

Come nasce precisamente?

Il festival nasce in maniera spontanea quando un manipolo di musicisti torinesi si sono presi una piazza, si sono costruiti un palco per suonare davanti a un pubblico di torinesi che avevano voglia di ascoltare qualcosa di nuovo. All'epoca suonare in piazza non era così scontato, questa cosa ha sortito degli effetti positivi nel pubblico e negli artisti, per cui questa cosa nel tempo è andata a crescere e a diventare un festival a tutti gli effetti.

Quali sono le difficoltà di un festival che ha come idea principale la musica emergente?

Le difficoltà sono di due tipologie: dare al musicista una consapevolezza e la capacità di sfruttare tutta una serie di strumenti, compresi quelli social per crescere e per fare il proprio percorso. Nell'ambito della comunicazione e diffusione, certo, ma ci sono tanti altri ambiti da approfondire e maneggiare, come quello che ha a che fare con il mondo del diritto d'autore, saper visualizzare, analizzare e criticare un contratto discografico, editoriale, un contratto di management, sapersi porre in maniera consapevole e strutturata nei confronti di partner, soggetti che possono far crescere un progetto. Ogni musicista ha bisogno di altri soggetti con cui sviluppare un percorso, partiamo dalla band, dai musicisti, poi i booking, gli uffici stampa, ci sono le agenzie, le discografiche, gli editori, le agenzie di management. Il messaggio del Reset è che tutti questi soggetti sono utili e indispensabili al progetto, ma vanno scelti, un artista deve saper valutare la scelta dei partner, questo è fondamentale per la crescita sana di un progetto. E come si fa? Innanzitutto bisogna saper fare il lavoro che sanno fare i partner, se uno non ha idea di come funzioni il booking come può scegliere un'agenzia? Reset, quindi, si è dotato nel tempo di un'offerta formativa per tutti i musicisti, quelli che partecipano al festival, in primis, ma anche a tutti quelli che sono interessati ad approfondire la conoscenza del mercato, di come funziona l'industria, come funzionano i canali, le agenzie, gli accordi etc; questo è diventato in realtà un pezzo fondamentale di questo festival, che poi è anche un incubatore.

E la seconda tipologia?

L'altra grande difficoltà è quella legata alla realizzazione di un evento: il festival si è sempre sorretto su una rete di persone che erano musicisti, poi operatori culturali, addetti ai lavori, professionisti che hanno deciso di mettersi al servizio di questa idea, donando la propria competenza e la propria esperienza per dare una forza maggiore ai progetti che passano per il nostro festival e far sì che la tipologia di progetto artistico che vuole fare un percorso dal basso non si trovi poi nell'obbligo di dover percorrere una strada diversa da quella naturale pur di non buttare a mare quello che ha fatto. Quelli che sono i grandi modelli di artisti mainstream che generano grandi numeri e fatturati sono nella maggior parte dei casi frutto di un percorso. Il fatto di guardare a una vetrina televisiva e pensare che quella possa essere la soluzione per arrivare a fare questo lavoro è un errore perché è un modo per arrivare alla massa, ma non lo è per poterla gestire, per saper gestire il percorso, muoversi all'interno del mercato, ci si mette in mano a dei soggetti che faranno queste scelte per te, quindi se non sei strutturato per saperle digerire rischi che diventi un'illusione e un sogno che si spezza, come è già successo.

Chi so no quelli che gravitano, quindi, attorno al Festival?

La rete di professionisti che è intorno al Reset sono persone che quotidianamente lavorano nel mondo della musica a un livello medio alto, che tutti i giorni si interfacciano con le discografiche, con editori, che hanno aziende, agenzie etc. Il fatto che vengano qui a prestare la propria competenza in maniera gratuita e positiva per far sì che i musicisti possano entrare nel vivo di determinate conoscenze che casomai sono meno interessanti del fatto di stare davanti a un palco o tv, porta un valore.

Anche quest'anno ci sono alcuni artisti importanti a fare da mentor. Quali novità ci sono? 

Quest'anno il Festival arriva ad OFF TOPIC, uno spazio nuovo che apre nel momento in cui la maggior parte degli spazi culturali sono chiusi e quindi uno spazio poliedrico e polifunzionale nuovo che si apre alla contaminazione artistica, quindi perfetto per noi. Per quanto riguarda _reHUB, invece, è un progetto che nasce tre anni fa come una piccola cellula di sperimentazione artistica, è il pezzo di Reset più innovativo, il cui obiettivo è quello di mettere in contatto gli artisti in maniera più organizzata ed è focalizzato su quattro progetti artistici che in quattro giorni subiscono una sorta di shakerata di contenuti e formazione. L'idea è quella che artisti affermati che però hanno avuto un percorso sano e simile a quello che proponiamo come modello incontrino i più giovani: c'è Levante, ad esempio, artista che ha in mano il suo progetto, non è un'interprete messa lì a cui vengono date canzoni, Claudia le canzoni le scrive, decide come funziona la sua immagine, il suo progetto, Niccolò Fabi è il simbolo di un percorso artistico che è stato uno spartiacque tra il pop e il cantautorato, i 24 Grana di Francesco Di Bella sono stati uno dei gruppi indipendenti di sperimentazione artistica e Dutch Nazari è un outsider. L'idea, insomma, è far incontrare grandi e piccoli, far sì che si guardino in faccia e per quanto i livelli siano diversi si incontrino nell'ideale di un percorso fatto in questa modalità. Per quanto tempo si può vivere su un'iniezione di spinta e aura dorata? Gli esempi li abbiamo, basta guardare la media dei soggetti che esplodono e implodono e confrontarlo col percorso dei piccoli artigiani della musica che tutti i giorni producono qualcosa e cercano di metterlo sul mercato.

Ma questi incontri sono solo per chi partecipa ai festival?

No, l'invito è aperto a tutti i musicisti. Noi sviluppiamo questo programma formativo gratuito per tutti i musicisti, non solo per quelli coinvolti durante il festival: a Reset, suonare è il momento di restituzione, ma tutto il programma formativo di tutta la settimana è aperto a tutti, mentre molti musicisti pensano che sia limitato ai progetti selezionati, invece no, dovete venire qua a rompere le scatole, perché quelli con esperienza sono qua a condividere le loro competenze. Gratis per tutti, perché Reset nasce dai musicisti per i musicisti e ancora oggi rimane così.