Litfiba (Ph Paolo De Francesco)
in foto: Litfiba (Ph Paolo De Francesco)

Escludendo antologie, EP, live e dischi non di canzoni, dal lontano 1980 in cui la loro avventura prese il via in quel di Firenze i Litfiba hanno realizzato tredici album. I tre iniziali, quelli usciti negli anni ’80 e legati alla scuola post-punk/new wave, costituiscono la “Trilogia del potere” e sono i più mitizzati. I cinque del decennio seguente, dove il r’n’r aggressivo/barricadero strizza qua e là l’occhio al pop, hanno dato al gruppo la notorietà di massa. I tre degli anni Zero, con le redini in mano al solo Ghigo Renzulli dopo la burrascosa separazione da Pierò Pelù, tendono purtroppo a essere meno considerati di quanto meriterebbero.. Gli ultimi due, frutto della riconciliazione tra il chitarrista e il cantante, sono infine storia ben più recente: “Grande nazione” risale al 17 gennaio 2012, mentre “Eutòpia” arriva nei negozi proprio oggi, 11 novembre 2016. A precedere il nuovo lavoro è stato “L’impossibile”, dal 7 ottobre diffuso in audio e dal 9 novembre in Rete assieme a un videoclip ispirato all’immaginario del film “Mad Max”: un efficace compromesso fra grinta rock e melodie accattivanti, messaggio politico e versi “catchy”, maturità e freschezza. L’accoglienza è stata in linea di massima buona, ma non sono comunque mancati pareri di segno diverso, da parte di quanti hanno rilevato nel singolo ammiccamenti al mercato (insomma, la solita solfa: “è commerciale!”) e prevedibilità di trame musicali. Come se utilizzare per la promozione di un album un brano appena più “furbetto” sia un atto riprovevole, come se a una band di veterani che in linea di massima è rimasta fedele al (proprio) modello sia lecito chiedere chissà quali rivoluzioni.

"Noi abbiamo il nostro percorso che alla fine, eccetto la parziale sterzata di ‘Infinito', è sempre stato coerente", hanno spiegato Piero e Ghigo nell’intervista concessami per il mensile “Classic Rock”. "C’è un filo rosso che unisce tutti i nostri album, e oggi siamo più che mai quello che vogliamo essere; non ci sforzeremmo certo di cambiare perché il tempo passa". Ma poi, insomma, Piero ha cinquantaquattro anni e Ghigo ne farà a breve sessantatré, e rispetto a tanti protagonisti della scena rock internazionale sono tutt’altro che decrepiti; e, soprattutto dimostrano di possedere ancora una gran voglia di suonare divertendosi e divertendo, nonché l’ispirazione necessaria per comporre canzoni all’altezza di una vicenda gloriosa. Al di là delle eventuali “deviazioni” che potrebbero comunque essere proposte, magari sotto forma di progetti paralleli (e le due tracce bonus dell’edizione in vinile di “Eutòpia”, doppia, offrono in tal senso qualche indizio), è giustissimo che i Litfiba continuino a fare i Litfiba, sia riallacciandosi al sound degli Ottanta (come accaduto nei concerti del 2013/14 assieme ai vecchi compagni Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi, documentati da “Trilogia 1983-1989 Live 2013”), sia recuperando il più irruente stile dei ’90, quello di album quali “El Diablo” e “Terremoto” (e del tour “Tetralogia degli elementi Live” del 2015). Conta solo che lo facciano bene, cioè con energia, tensione, verve e genuinità, benché – rispetto a quest’ultima – i detrattori parleranno di una pantomima, pure un po’ patetica, allestita per motivi di convenienza. Ma non è forse vero che le recite e lo spettacolo – che, lo sanno tutti, deve andare avanti – marciano di pari passo con il rock’n’roll?

Ammesso e non concesso che sia davvero costruito a tavolino, cosa che personalmente non credo, lo spettacolo garantito da “Eutòpia” è però di qualità: rispetto al canone Litfiba, si è insomma di fronte a un disco riuscito sotto ogni profilo. Sul piano tecnico, la brillante sezione ritmica composta da Luca Martelli e Franco Li Causi, l’alternanza di ben cinque tastieristi (Antonio Aiazzi, Gianluca Venier, Nicolò Fragile dei Gottard, Federico Sagona e Fabrizio Simoncioni, che sarà in organico per il tour) e le inossidabili chitarre di Ghigo funzionano a meraviglia; il songwriting coglie nel segno, al punto che tutti i dieci episodi potrebbero essere trasferiti negli album dei ’90 senza abbassarne il livello (anzi: con sostituzioni ad hoc, lo alzerebbero); i testi, genericamente definibili come “di dissenso”, presentano l’abituale mix di sloganismo, felici intuizioni poetiche, ironia e retorica, e si inseriscono come ci si aspetta nel quadro generale, così come la voce carica di enfasi di Piero. Non credo proprio di sbagliare affermando che il popolo dei fan avrebbe di sicuro gradito maggiormente un nuovo lavoro realizzato “in gruppo” con Maroccolo e Aiazzi, ma quell’opzione era più complicata da mettere in pratica e allora amen; sono però ugualmente convinto che “Eutòpia” sarà apprezzato da ogni estimatore dei Litfiba “MK II”, e che potrebbe addirittura conquistare giovani aficionados. "Queste canzoni sono figlie dei tempi", mi hanno ancora detto Piero e Ghigo. "Stiamo vivendo giorni in cui la politica e la propaganda del ‘regime' sono più che mai aggressivi e la gente è priva di punti di riferimento. I Litfiba hanno una storia e una tradizione di scrittura nel campo della denuncia e della protesta, e non avrebbe avuto senso smettere proprio ora di fare ciò che, al di là delle diversità stilistiche, abbiamo sempre fatto". Comprendo le ragioni di quanti, storcendo la bocca, tireranno in ballo nostalgie, vetustà, opportunismo e/o incapacità di adeguarsi al presente, magari citando come modelli virtuosi della scena odierna Calcutta, Thegiornalisti e Pop X, ma mi schiero, convinto, sul versante opposto.