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Festival di Sanremo 2019
7 Febbraio 2019
00:16

Le pagelle della seconda serata del Festival di Sanremo 2019

Questa seconda serata del 69° Festival di Sanremo prevede l’esibizione di 12 dei 24 Big e le canzoni cominciano a essere sempre più orecchiabili. Come sono andate le esibizioni di questi primi 12 cantanti? Come è andata sul palco e che effetto hanno fatto le loro canzoni a 24 ore dal primo ascolto?
A cura di Francesco Raiola
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Festival di Sanremo 2019

Questa seconda serata del 69° Festival di Sanremo prevede l'esibizione di 12 dei 24 Big che si esibiranno per la seconda volta con le loro canzoni. Una serata che ha anche tanti ospiti, ci saranno Riccardo Cocciante, Marco Mengoni con Tom Walker, ma anche Michele Hunziker e Pio e Amedeo tra gli altri. Come è andata la serata? Come si sono comportati i cantanti in gara?

Achille Lauro (Rolls Royce)

Doveva essere l'outsider di questo festival, ma il trapper romano ha deciso di fare del palco dell'Ariston il suo ambiente naturale e così El Ninho ha preso la Rolls Royce, s'è caricato sulle spalle un po' di nomi importanti e ha cominciato a correre con Boss Doms alla chitarra, e gli anni '90 davanti a loro. Non capito da tutti, ma Sanremo è il palco ideale per quelli compresi poco. Sorpresa.

Einar – Parole nuove

L'emozione di questo palco gioca brutti scherzi e anche i milioni di telespettatori di Amici non sono sufficienti ad far abituare qualcuno al festival. Einar si presenta con una canzone che non mette e non toglie, lui ci prova, fa quello che può. È giovane, è un Sanremo un po' sui generis, ma preferisce lidi più tranquilli. Contento lui.

Il Volo – Musica che resta

Ora sono uomini, è questa la nuova fase della loro carriera,. come hanno spiegato a Fanpage.it oggi pomeriggio. Da "adolescenti" il Festival se lo sono preso con "Grande amore", ora arrivano con un seguito internazionale che in Italia hanno pochi, ma è come se dovessero sempre dimostrare qualcosa. Il Volo fa il Volo, non il reggaeton (con cui pure hanno fatto un album per il mercato sudamericano), aspettarsi altro è da folli. Classici.

Arisa (Mi sento bene)

È la scheggia pazza di questo festival, fantastica, nella voce, nella presenza, con una canzone che dietro alle sembianze fiabesche porta il pop a cui ha abituato chi la ama. Il pezzo resta inchiodato, proprio come lei. Sanremo ha bisogno della sua imprevedibilità. Imprevedibile (appunto).

Nek (Mi farò trovare pronto)

Nek è venuto con la voglia di spaccare il mondo, e così canta l'amore ma lo fa con un uptempo che chiama a voce grossa le radio. Ci ha preso gusto, oggi il cantante è questo e sul palco pare divertirsi. Pronto (a ballare).

Daniele Silvestri (Argento Vivo)

Silvestri non è mai banale. Un cliché? Sì assolutamente, di quelli che ci confermano la bravura di un artista che da anni non indietreggia di un passo dalla sua idea di musica. E per fortuna, perché è sempre una boccata d'aria e di rabbia. Inscalfibile.

Ex-Otago (Solo una canzone)

È solo una canzone, certo, ma una canzone importante nella carriera di Carucci e soci che da anni sono un pezzo importante dell'indie pop italiano e che col ritorno prepotente di quelle sonorità sono arrivati dritti dritti a Sanremo. Meritatissimo.

Ghemon (Rose viola)

La sua matrice è nota a chi ne ha seguito i passi in questi ultimi anni. C'è chi parla ancora di rap, ma Ghemon prende i generi e li prende a calci, ama la black music, la sua voce gioca su linee soul e oggi il suo suono è esattamente quello di cui aveva bisogno Sanremo. Anche se Sanremo forse non lo sa. Pelle d'oca.

Loredana Bertè (Cosa ti aspetti da me)

Sfrontata sempre, con la sua voce che è ormai marchio di fabbrica. Ha un pezzo che cantato da chiunque altro rientrerebbe forse nella media, ma lei le dà il giusto fuoco e quando parte il ritornello, anche se è lei resta immobile, tutto si muove, come la camera della regia, insomma. Irrefrenabile.

Paola Turci (L'ultimo ostacolo)

Mano in tasca e sguardo fisso in camera, e quando comincia a cantare i cuori si sciolgono. Anche se a volte la voce vacilla lei si conferma un'artista che su quel palco ci sta sempre benissimo e si conferma come una delle non tantissime certezze della Soria contemporanea della Musica italiana. Eleganza.

Negrita (I ragazzi stanno bene)

Se provate a dirgli rock un po' se la prendono, non perché non lo siano, ma perché come tutti gli artisti soffrono le gabbie. E per scrollarsela di dosso hanno portato un pezzo politico nel vero senso della parole. Rock (tanto alla fine non s'incazzano).

Federica Carta e Shade (Senza farlo apposta)

Hanno senza dubbio uno dei ritornelli più radiofonici del bouquet di canzoni Federica Carta e Shade che con "Senza farlo apposta" ritentano la carta di "Irraggiungibile". Puntano sul sicuro, insomma, sanno bene qual è il pubblico che li ama e il target. Irraggiungibili (nelle views di certo).

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