16 Maggio 2015
16:29

Le accuse di Amy Winehouse al padre dalla tomba. Lui: “Tutto costruito ad arte”

Con la prima a Cannes del documentario “Amy”, dedicato a Amy Winehouse, proseguono le polemiche tra la produzione e il padre della cantante Mitch, che accusa il film di essere di parte e volerlo mettere in cattiva luce.

Sarà presentato oggi a Cannes "Amy", il documentario sulla cantante inglese Amy Winehouse, girato da Asif Kapadia, lo stesso di "Senna", film sul campione di Formula 1. Un documentario che è arrivato in terra francese dopo essere stato al centro di alcune polemiche nelle scorse settimane. Polemiche scatenate da Mitch Winehouse, il padre della cantante, che ha accusato la pellicola di essere discriminatoria nei suoi confronti, descrivendolo come un pessimo padre e non tenendo conto di tantissimi aspetti a suo favore. Avrebbe voluto fermarne la messa in onda, ma non è riuscito e così, ha dichiarato, ha mandato i suoi avvocati alla prima, anche perché lui non era stato invitato.

E proprio dalla presentazione del documentario, che affronta la vita della cantante, i suoi problemi di alcol e droga e quelli con suo padre, ça va sans dire, sono uscite testimonianze che la vedono scagliarsi contro di lui. Quando la ragazza – che è morta tre anni fa a causa di un'intossicazione da alcol – era ancora viva, infatti, si è ritrovato il padre in casa con una troupe per girare, anch'egli, un documentario. Una visita non gradita dalla ragazza che pare abbia sbottato:

"Perché mi hai fatto questo? Devi uscire da qui con questa troupe! Ti interessi a me solo per quello che puoi scucirmi?"

E quando il documentario fu pubblico, la ragazza scrisse su Twitter:

Perché mio padre non può semplicemente scrivere una canzone quando qualcosa lo infastidisce, invece di andare sulle tv nazionali?

Un'accusa a posteriori che mette un'ombra su quello che è sempre stato un rapporto complesso, che ha visto Mitch lasciare la propria famiglia per un'altra donna, Jane, che diventerà la sua seconda moglie. L'uomo, però, non ci sta e se in passato aveva accusato la produzione di non essere stata obiettiva, e di aver pilotato l'andamento della storia che volevano – cosa smentita dalla produzione -, oggi rincara la dose spiegando al Daily Mail che dopo aver visto il primo montaggio ha pensato:

Beh se questa roba esce fuori, non potrò più camminare per le strade di Londra senza che qualcuno arrivi e mi dia un pugno sul viso. Non solo metteva me in cattiva luce, ma lo faceva con Amy

Insomma, per il padre lo scopo del regista era quello di dimostrare come gli ultimi tre anni della cantante fossero stati di completa solitudine e tristezza, ritraendola come una donna a cui non restava che se stessa. Una cosa smentita altre volte dal padre, che ha spiegato come la famiglia abbia cercato di starle il più vicino possibile, anche nei momenti più complicati, spiegando:

Certo, ci sono stati momenti difficili, ma nei tre anni prima della morte lei era completamente pulita. Aveva una relazione fantastica con Reg [il regista Reg Traviss, ultimo compagno della cantante, ndr], la sua famiglia e i suoi amici. Ci stava riuscendo

Per Mitch, insomma, i produttori hollywoodiani avrebbero voluto un eroe e un aguzzino: "Amy era l'eroina e io, Blake e Raye [Cosbert, il manager] siamo stati gli aguzzini".

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