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LDA, tra Amici 21 e l’album d’esordio: “Adesso le persone non ricordano che sono figlio di”

A poche settimane dall’uscita da Amici 21, con l’esordio discografico omonimo, LDA racconta il suo percorso nel talent e il futuro musicale. L’intervista qui.
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A cura di Redazione Music
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LDA 2022, foto di Cosimo Buccolieri
LDA 2022, foto di Cosimo Buccolieri

Ci sono voluti mesi per convincere il pubblico della bontà e della verità musicale di LDA, nome d'arte di Luca D'Alessio, figlio d'arte. Non troppi se si pensa che uno dei primi singoli del programma, "Quello che fa male" è risultato il più veloce ad aggiudicarsi il disco d'oro e di platino all'interno della trasmissione, superando anche il fenomeno Sangiovanni della scorsa edizione. Nel frattempo, il giovane cantante napoletano si è lasciato conoscere e trasportare dal pubblico, arrivando però al serale con un carico di nostalgia, che non gli ha permesso di essere così tanto lucido: "Quando ero al Serale ho incominciato a pensare cosa ci fosse fuori. Dalla famiglia, agli amici, ma anche la pizza. Quella sensazione me la sono portata al Serale, per questo non ero lucido". L'uscita dell'album d'esordio ripaga però l'eliminazione anticipata, ma soprattutto mostra un immaginario artistico molto preciso, un'idea chiara: "Mi sento in totale costruzione, perché una cosa che non mi devo dimenticare è che ho 19 anni e che ho tempo di migliorarmi. Quello che sto costruendo oggi, magari farlo diventare un palazzo gigante. Quindi sono in fase di costruzione, ma con un’idea chiara".

Come sono state queste settimane dall'uscita di Amici?

Frenetiche, completamente frenetiche, non mi sto fermando un attimo tra Napoli, Roma e Milano. La felicità, però, sovrasta la stanchezza alla grande.

Com'è stata la realtà rispetto all'aspettativa che avevi durante il programma?

Molto meglio la realtà dell’aspettativa. Quello che sta succedendo è surreale, vedere la gente che viene all’instore è proprio strano. Sai, io l’ho sempre vissuta indirettamente e vedere che adesso le persone vengono per me è assurdo.

Hai detto di aver subito un po' di stress nel serale. Ora come va?

In realtà, sto bene. Anche lì stavo bene, tranne che quando stavo al Serale ho incominciato a pensare a cosa ci fosse fuori. Dalla famiglia, agli amici, ma anche la pizza. Quella sensazione me la sono portata al Serale, per questo non ero lucido. Invece adesso me la sto godendo, perché anche tra gli impegni, ho un’oretta la sera per stare con i miei amici.

Tra i concorrenti di questa edizione eri uno dei protagonisti musicali più strutturati. Che percorso di crescita è stato?

Mi ha fatto maturare tantissimo, sono entrato bambino e sono uscito ometto. Non uomo, perché ho 19 anni e voglio fare le cose con calma. Amici mi ha fatto maturare tantissimo, artisticamente e umanamente, a partire dai macchinisti fino a Rudy e Maria: mi hanno lasciato delle cose che mi hanno migliorato, a livello vocale, per esempio o sull’interpretazione, e questo grazie a professionisti che non è facile trovare fuori da Amici.

Ti senti in qualche modo già costruito, guardando anche la coerenza del tuo album d'esordio, o sei ancora in costruzione?

Mi sento in totale costruzione, perché una cosa che non mi devo dimenticare è che ho 19 anni e ho tempo di migliorarmi. Quello che sto costruendo oggi devo farlo diventare un palazzo gigante. Sono in fase di costruzione, quindi, ma con un’idea chiara.

Prima di uscire hai detto: "Tutte le vostre storie di sacrificio mi hanno migliorato. Nella mia campana di vetro sono realtà che non conoscevo". Che intendi con campana di vetro?

Sarei ipocrita e falso a dire che sono stato un ragazzo sfortunato nella vita. Non mi è mai mancato nulla, dall’affetto alle cose materiali. Però sono stato sempre riconoscente, perché vedevo che dietro ogni cosa c’era il sudore dei miei genitori. Quando ho conosciuto le storie dei ragazzi in casetta, mi sono chiesto se avessi avuto la forza di vivere determinate situazioni, in casetta ho conosciuto storie davvero difficili. Come a Napoli.

In che senso?

Napoli mi ha insegnato che non c’è differenza tra il fortunato e quello meno fortunato: alla fine ci bagna tutti lo stesso mare e ci riscalda tutti lo stesso sole.

Quali sono state le persone a cui ti sei legato maggiormente nella casetta? Qualcuna che ha alimentato maggiormente la malinconia durante la fase del serale?

Potrei citare cinque persone: Albe, Alex, Luigi, Carola e Nunzio. Ma se devo citare i più stretti: Albe, Alex e Nunzio. Si vedeva che erano compagni di classe, persone a cui stai vicino e con cui ti fai una chiacchiera. Mi hanno fatto venire una malinconia a un certo punto.

Il tuo percorso prevedeva anche il doverti togliere l'etichetta di "figlio di". Credi di essere riuscito in questa difficile impresa?

Io penso che ad Amici ho fatto la cosa più difficile che potessi fare: sono riuscito a togliermi di dosso quasi totalmente l’etichetta di “figlio di”, era il programma perfetto per farlo. Perché tu ad Amici vedono tutto ciò che fai: le cover le canto io e gli inediti sono i miei. Là ero io, e nella testa delle persone è cambiata questa cosa: quando mi fermano per strada, magari non ricordano nemmeno questa cosa. Questa è la vittoria, sono riuscito in un’impresa non semplice.

Quindi non farai più session con tuo padre?

No, ce le teniamo per noi (ride, ndr).

Qual è il tuo mondo musicale invece?

Al 100% r&b, con sfumature pop, soul e blues. Giro molto lì a livello di melodie.

Guardando al corpo finito dell'album, "Bandana" sembra l'elemento spurio del progetto. Potrebbe essere il destino delle hit estive.

“Bandana” l’ho scritta con Benji e l'ha prodotta da Zef. La bandana mi ricorda l’estate, questa sensazione di leggerezza, è un oggetto così umile che può essere alla portata di tutti, quindi leggero come l’estate. Penso che le persone, dopo un anno di lavoro, vogliano raggiungere la tranquillità in estate.

Come nasce "Resta", invece?

“Resta” è la prima canzone del progetto LDA ed è nata in freestyle. Abbiamo registrato il ritornello e il giorno dopo era chiusa. È la prima canzone che mi ha permesso di fare qualche ospitata in discoteca, con le persone che stanno già lì, ma non per te. Mi ha fatto fare esperienze, e mi ha fatto conoscere in quel bacino di pubblico molto bello.

Com'è vivere, a 19 anni e in quel contesto, il tuo primo disco d'oro e poi di platino per "Quello che fa male"?

Un’emozione strana, soprattutto quando mi hanno detto che ho fatto il disco d’oro e di platino più veloce di Amici. Non me lo aspettavo, e a 19 anni è molto strano avere tra le mani il disco di platino. Significa che è arrivato ciò che tu volevi dire, e quando succede questo, per l’artista è una roba pazzesca.

E invece il video di "Bandana" con Lulù lo farai?

Pensa che io e lei non ci conosciamo proprio, è nato tutto da un ragazzo, fan di Lulù su Twitter. Ha scritto: Fai il video di “Bandana”. Un mio fan ha letto questa cosa ed è incominciata a girare questa cosa. È una cosa nata dai fan, poi è uscito il lyric video di “Bandana”, quindi non so se ci sarà l’opportunità. Fortunatamente sono molto impegnato in questo momento.

Il tuo sogno nel cassetto, quella collaborazione che vorresti fare nel prossimo futuro?

Mi piacerebbe fare un singolo con Coco, ma anche Aka7even che è un mio amico. Di sogni te ne dico 5: Jovanotti, Justin Bieber, Bruno Mars, Daniel Giveon e in questo momento Lil Nas X. Come diceva Emma, “è gratis sognare in grande”.

Di Vincenzo Nasto e Francesco Raiola

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