3 Aprile 2022
21:32

Jovanotti: “Credo nel mondo dei giovani, senza confini, non in una guerra che uccide innocenti”

Jovanotti è stato protagonista da Fabio Fazio dove ha presentato Mediterraneo. Il cantautore ha parlato con la stampa delle nuove canzoni, del Jova Beach Party e di guerra.
A cura di Francesco Raiola

Jovanotti è stato protagonista da Fabio Fazio, a Che tempo che fa, dove, assieme ai Neri per caso, ha suonato "I love you baby" presentando il suo ultimo disco "Mediterraneo". La discografia è cambiata tantissimo in questi ultimi anni, a una velocità molto più veloce rispetto al decennio precedente. Capire come riuscire a stare appresso a questi cambiamenti non è semplice, eppure Jovanotti, come ha sempre cercato di fare, sta provando a non restare indietro pur facendo quello che è sempre più coerente con al sua Storia. E così in questi ultimi mesi ha pubblicato una serie di dischi (possiamo chiamarli, Ep, raccolta di canzoni, album) che alla fine comporranno Il disco del sole, che crescerà tra qualche mese quando la stagione estiva porterà con sé qualche altro brano. Dopo La primavera, nei giorni scorsi è uscito il secondo capitolo, "Mediterraneo", che nasce proprio da una stagione di studi e approfondimenti da parte del cantautore che in un incontro con i giornalisti ha raccontato essere stati scritti "in maniera istintiva e appassionata".

Jovanotti è il primo a non sapere bene ancora quale forma prenderanno le canzoni nei prossimi mesi/anni, ma sa che l'importante è condividerle, darle al proprio pubblico, sentirne i feedback, soprattutto in vista del Jova Beach Party

Non so bene cosa ne sarà di queste canzoni, oggi non lo sa nessuno, per me importante farle, condividerle, metterci tutta l'ispirazione e l'urgenza possibile. Ho amato molto fare questi pezzi, scritti dopo periodo in cui forzatamente non pensavo alla musica, eppure lei prendeva comunque forma. A un certo punto, poi, è come se si fosse aperta possibilità di rimettersi a fare musica. Sono canzoni nate in una stanza e con un'idea precisa, che vanno a cercare la gente. Non è un disco intimista, anche se nato in una situazione intima; è un'intimità che cerca l'opposto, il fuori, l'aria aperta. Scrivevo come se dovessero andare verso la direzione del Jova Beach Party, tour che non vedevo come una cosa finita.

Il cantante, che durante la chiacchierata rende omaggio a Enzo Avitabile ("Un grandissimo musicista"), fa un ragionamento sul mercato contemporaneo, su come siano un po' saltate le strategie che una volta reggevano il sistema, come il sistema radiofonico: "Non c'è più alcuna strategia, le cose sono frammentate e viaggiano su binari distanti e paralleli, spesso in testa agli streaming ci sono pezzi che in radio neanche passano" dice, spiegando come le uniche strategie ormai restano Sanremo e l'estate. "Mediterraneo" nasce fuori da questi due assi, però, ma prende forma perché Jova si è innamorato di questo pezzo enorme di mondo, pieno di culture differenti:

Mediterraneo è un pezzo di questo disco, ma è anche un clima: mi sono innamorato dell'idea del Mediterraneo, a livello storico, culturale, musicale, politico, antropologico, mitologico. Un interesse scaturito dalla lettura di alcuni saggi e conferenze di Camus e dal suo modo di parlare del mediterraneo, poi avevo riletto Il colosso di Marussi di Henry Miller e ho cominciato a fare ricerche sugli strumenti, sulla musica pop, non quella tradizionale, ho cercato di capire che facevano gli spagnoli col flamenco, pensa a Tangana, a Rosalia, a come utilizzano la tradizione reinventandola in maniera urbana, figa, intelligente. La stessa cosa succede, con più difficoltà di sfruttamento in Paesi come Grecia, Turchia, dove da punto di vista sonoro c'è una ricerca interessante, così come nel Nord Africa. Era tutto quel mondo che mi interessava, quindi ho comprato online strumenti turchi come bouzouki, saz etc.

Tutti strumenti che Jova ha usato per costruire l'impalcatura di quest'album, anche se non sempre si sentono chiaramente nei pezzi perché sono l'impalcatura, spiega, e quella alla fine dei lavori va tolta. Tutte queste canzoni, però, nascono per essere suonate durante il Jova Beach Party che dopo l'ultimo Decreto ministeriale si farà senza restrizioni: "La situazione è selvatica, è un'esperienza diversa da un concerto, vendite vanno bene, le prime date vanno verso il tutto esaurito" si rallegra il cantautore prima di affrontare l'annosa questione del rispetto della Natura e delle critiche di alcune sigle ambientaliste. Per la prima volta si sente un po' di rammarico nella voce del cantautore che spiega di tenerci tantissimo affinché l'impatto ambientale sia il minore possibile:

Noi siamo molto seri rispetto a questa cosa, è il presupposto del JBP da quando è iniziato, quando ci dicemmo che questa cosa si poteva fare e si farà tenendo conto e rispettando alcuni aspetti. Dobbiamo contribuire a valorizzazione i territori e il loro ripristino, laddove ci sono possibilità di valorizzarli. Prendete il caso Ravenna e lo spostamento dei filari di Talarici, beh questa cosa era già stata deciso, JBP è stato un accelleratore di questo processo e un motivo che permette al Comune di cogliere l'occasione di fare lavori. Penso a Castel Volturno, una spiaggia con enormi problemi, anche di percezione, noi siamo andati lì e abbiamo portato un mondo, anche a livello economico. Da quando siamo andati via la spiaggia è stata ripristinata e bonificata ed è diventata una spiaggia rivalutata. Poi sono adulto e mi rendo conto che per un'associazione ambientalista siamo un cavallo di troia, sono dinamiche che capisco, tu utilizzi un nome e vai sul giornale locale, poi nazionale. Prendete il fratino, ecco è un uccello che nidifica in un periodo in cui non ci siamo. Io sono un appassionato nella Natura ci vivo, mi piace, non sono uno che vuole approfittare di un territorio. L'idea sempre stata fin dall'inizio, visto che la Natura, l'ecologia sono temi cari alle nuove generazioni abbiamo pensato di andate in zona di frontiera con questa cosa, cercando di coinvolgere anche persone disattente. Abbiamo coinvolto scienziati, personaggi come Soldini, Palmitano.

Jova ha anche parlato della guerra e delle iniziative di supporto alla pace. Lui che con Ligabuie e Piero Pelù fu fautore di Il mio nome è mai più, singolo che nacque per raccogliere fondi per Emergency, quando il supporto fisico ancora si vendeva:

Il mio nome è mai più nacque senza cose ideologiche, lo facemmo d'istinto, per supportare Emergency e aiutare Gino Strada. Essere dal punto di vista di chi decide è difficile, è chiaro, da parte mia non posso non augurarmi che il fuoco cessi, che tutti lavorino perché si fermi questa cosa. Questo è il momento di fermarci, che non muoiano i bambini, i civili. I ragazzi di oggi non hanno neanche idea di cosa siano i confini, è una generazione cresciuta in un mondo aperto, quello è il mondo che i nostri figli ci stanno raccontando, e io credo in quel mondo. Un mondo di culture, popoli, storie, non in un mondo di confini da difendere a costo di mettere in conto la morte di migliaia di innocenti.

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