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Il significato di Cyrano, la canzone di Guccini sulla denuncia sociale e l’amore per Rossana

Pubblicato nel 1996, nel 17° album in studio di Francesco Guccini intitolato “D’amore di morte e di altre sciocchezze”, il brano “Cyrano” utilizza la trasposizione letteraria con il romanzo di fine ‘800 di Edmond Rostand per una analisi critica della società attuale, un’invettiva feroce contro la classe politica, con le parole dure che si sciolgono sul finale per l’apparizione dell’amata Rossana.
A cura di Vincenzo Nasto
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Era il 1996 quando Francesco Guccini, con la produzione di Renzo Fantini, pubblica il suo 17° album "D'amore di morte e di altre sciocchezze". All'interno ritroviamo singoli come "Quattro stracci" dedicata alla ex moglie e madre della sua unica figlia Teresa, ma soprattutto il singolo "Cyrano", una critica moderna alla società, riprendendo letterariamente il personaggio dell'opera di Edmond Rostand. Una canzone scritta a quattro mani con il paroliere Beppe Dati e arrangiata musicalmente dal produttore musicale Giancarlo Bigazzi, ex componente degli Squallor.

Il significato di Cyrano

Già dal titolo dell'opera di Francesco Guccini, si può rivedere un chiaro riferimento all'opera letteraria di Edmond Rostand del 1897, che però il cantautore utilizza come trasposizione letteraria per denunciare un mondo di inetti, un vasto gruppo in cui riescono a rientrare varie categorie, come musicisti, ma anche politici e conduttori di trasmissioni televisive. Invettive che sembrano uscire dalla bocca del Cyrano de Bergerac, spadaccino e paroliere del romanzo, con un grosso tratto identificativo: il naso grosso. Proprio sulla grandezza del naso, sembra ergersi la prima differenziazione di Guccini, che allontana da sé, nei primi versi, "voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto". La critica non rimane metaforica, e l'attacco nella strofa successiva diventa più diretta, con il cantautore che attacca i cantanti senza un messaggio forte: "Inutili cantanti di giorni sciagurati, buffoni che campate di versi senza forza, avrete soldi e gloria, ma non avete scorza. Godetevi il successo, godete finché dura". Oltre alle critiche alla società moderna, l'importanza dell'amore e della donna amata, persa negli anni precedenti, ritorna con la figura angelica di "Rossana", così diversa da lui non riuscire a parlarle, ma "le scriverò dei versi, le parlerò coi versi". Una figura così totale da impersonificare il sole nell'ultima strofa, qualcosa che riesce a sciogliere anche la durezza del personaggio gucciniano.

Il testo di Cyrano

Venite pure avanti, voi con il naso corto
Signori imbellettati, io più non vi sopporto
Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
Perché con questa spada vi uccido quando voglio

Venite pure avanti signori imbellettati
Inutili cantanti di giorni sciagurati
Buffoni che campate di versi senza forza
Avrete soldi e gloria, ma non avete scorza
Godetevi il successo, godete finché dura
Che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
E andate chissà dove per non pagar le tasse
Col ghigno e l'ignoranza dei primi della classe

Io sono solo un povero cadetto di Guascogna
Però non la sopporto la gente che non sogna

Gli orpelli? L'arrivismo?
All'amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco
Io non perdono, non perdono e tocco!

Facciamola finita, venite tutti avanti
Nuovi protagonisti, politici rampanti
Venite portaborse, ruffiani e mezze calze
Feroci conduttori di trasmissioni false
Che avete spesso fatto del qualunquismo un arte
Coraggio liberisti, buttate giù le carte
Tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto
Assurdo bel paese

Non me ne frega niente se anch'io sono sbagliato
Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato
Coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco
E al fin della licenza io non perdono e tocco
Io non perdono, non perdono e tocco!

Ma quando sono solo con questo naso al piede
Che almeno di mezz'ora da sempre mi precede
Si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
Che a me è quasi proibito il sogno di un amore
Non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute
Per colpa o per destino le donne le ho perdute
E quando sento il peso d' essere sempre solo
Mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo
Ma dentro di me sento che il grande amore esiste
Amo senza peccato, amo, ma sono triste
Perché Rossana è bella, siamo così diversi
A parlarle non riesco: le scriverò dei versi, le parlerò coi versi

Venite gente vuota, facciamola finita
Voi preti che vendete a tutti un'altra vita
Se c'è, come voi dite, un Dio nell'infinito
Guardatevi nel cuore, l' avete già tradito
E voi materialisti, col vostro chiodo fisso
Che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso
Le verità cercate per terra, da maiali
Tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali
Tornate a casa nani, levatevi davanti
Per la mia rabbia enorme mi servono giganti
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
E al fin della licenza io non perdono e tocco
Io non perdono, non perdono e tocco!

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada
Ma in questa vita oggi non trovo più la strada

Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo
Tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
Dev'esserci, lo sento, in terra o in cielo
Un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto

Non ridere, ti prego, di queste mie parole
Io sono solo un'ombra e tu, Rossana, il sole
Ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
Ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
Perché oramai lo sento, non ho sofferto invano
Se mi ami come sono, per sempre tuo
Per sempre tuo, per sempre tuo Cyrano

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