Claudio Baglioni, Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino (LaPresse)
in foto: Claudio Baglioni, Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino (LaPresse)

Era partito come il Festival del flop. Diciamocelo, lo pensavano in molti, almeno nei giorni immediatamente precedenti, compresi i protagonisti che volavano sotto al 50% delle aspettative, e pure quelli che, come noi, avevano ascoltati i pezzi in anteprima qualche settimana prima dell'inizio del Festival. E invece. E invece Claudio Baglioni ha fatto un piccolo miracolo e lo ha fatto nel modo più semplice, ovvero riportando le cose a una dimensione umana e scegliendo quello che gli era capitato tra le mani nonostante l'enorme ritardo con cui si è mossa la macchina festivaliera. Le canzoni hanno pian piano preso forza – ça va sans dire che il tutto deve essere contestualizzato al contenitore – confermando alcune certezze e rispolverando qualche nome interessante, che forse troppo presto si era dimenticato. Certo, ci sono anche pezzi che non hanno guadagnato niente, ma fa parte del gioco.

Quell'attacco bellissimo à la XX del trio Vanoni-Pacifico-Bungaro, la voce e la tromba di Diodato e Roy Paci, la caciara geniale de Lo Stato Sociale, alla faccia delle stonature, il pezzo dei Decibel che guadagnava punti a ogni esibizione, il pop di Annalisa impreziosito dal duetto con Michele Bravi, l'eleganza di Gazzè che spiega a tutti come trattare l'amore anche mantenendo stilemi classici, la radiofonicità del pezzo Meta Moro che nonostante le polemiche è sempre stata una delle favorite del pubblico arrivando alla vittoria finale, ma anche la world di Avitabile e Servillo, fino alla piccola sorpresa Kolors. Senza dimenticare Ultimo, il vincitore delle Nuove Proposte che ha accontentato la maggioranza.

Baglioni ha parlato di canzoni, sempre, e ha voluto fortemente che l'attenzione fosse là. È stata questa la sfida vinta dal cantante, oltre alla scelta di Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino che dopo un inizio un po' lento hanno preso in mano la situazione, facendo crescere anche il loro Capitano. Non c'è stato bisogno di ospitoni internazionali, la firma Baglioni è bastata, e chissà che non apra la strada a un  altro po' di musica in Rai. Se ne sente il bisogno.