Achille Lauro al Festival di Sanremo (LaPresse)
in foto: Achille Lauro al Festival di Sanremo (LaPresse)

"Sanremo ormai è il tempio del Rock&Roll" dice Achille Lauro ai microfoni di Fanpage.it parlando della sua presenza sul palco del Festival che quest'anno si è aperto come non mai alle nuove sonorità che sono emerse in questi ultimi anni. Achille Lauro, però, invece di portare la trap che lo ha reso uno degli artisti più popolari tra i giovani, ha deciso di cambiare strada e stupire con un pezzo molto rock che sul palco del'Ariston ha anche subito un piccolo cambiamento nel testo, dovuto all'impossibilità di citare brand: "Il testo è stato cambiato (da "Michael Kors" a "Via del Corso") per una questione di brand però comunque apprezzo tutte e due le versioni allo stesso modo, anzi forse via del Corso mi piace di più perché rappresenta un po' la dolce vita, mi dà quell'idea là, di passeggio, quindi fa parte un po' di tutto l'elenco dei nomi delle star che ho fatto".

Perché il titolo Rolls Royce

Sempre a Fanpage.it il cantante aveva spiegato che il titolo è una citazione di Marilyn Monroe e a una sua citazione che fa "‘Se devo piangere preferisco farlo sul sedile di una Rolls Royce piuttosto che sul vagone di un metro" mettendo anche a tacere tutte le voci che parlavano di incitamento alla droga e spiega che dentro c'era anche l'idea di usare quel marchio che è uno status symbol per parlare di icone mondiali della musica e non solo.

La canzone nata in Van

La canzone nasce in tour e non per Sanremo, anzi. Il cantante l'ha scritta mentre era in Van con il produttore Boss Doms: "Non ho fatto scelta di campo programmata, non c'è alcuna scelta di marketing, il pezzo è stato scritto un anno e mezzo fa in Van mentre andavamo in tour, con Boss Doms, una chitarra scordata suonando solo due corde e io con un taccuino e una penna scarabocchiando ed è stata finalizzata in questa villa che fittiamo ogni anno e in cui passano centinaia di musicista. Più che una villa è un villaggio, in realtà, dove ci chiudiamo per non essere influenzati dall'esterno e ti dico che quando la facevamo dicevamo che volevamo una cosa generazionale che rimanesse, questa era la parola chiave di tutto, ‘generazionale', poi non so se lo diventerà, lo spero, ma questo era l'intento".

Il nuovo pop

La trap, fenomeno di questi ultimi anni, anche grazie a colleghi di Lauro come Sfera Ebbasta e Ghali, è spesso stata bersaglio della stampa per i temi che tratta e non solo: "Sicuramente c'è una profonda ignoranza riguardo la musica dei giovani, Baglioni ha dimostrato una grande intelligenza, un grande coraggio una grande lungimiranza ad aprirsi al mondo nuovo della musica, perché il mondo nuovo è il nuovo pop, la musica che avanza, le nuove piattaforme, i nuovi modi di ascoltare la musica, i cd che spariscono… siamo in un momento di cambiamento, credo che per noi sia giusto cambiare ed evolversi e per i giornalisti informarsi, cercare le cose piccole. Noi facciamo anche scouting, cerchiamo ragazzi e non guardiamo i numeri, ma originalità e talento, la stessa Thoiry aveva 6 mila views quando l'abbiamo ascoltata la prima volta e non la conosceva nessuno. Anche io che ho 28 anni imparo, chi ha 14 anni ascolta cose nuove, dopo questa prima ondata di trap, arriveranno ragazzi che la faranno cento volte meglio e se chi c'è adesso non cambia sparirà".