Ultimo all’Olimpico di Roma (ph Francesco Prandoni)
in foto: Ultimo all’Olimpico di Roma (ph Francesco Prandoni)

Si chiama "Poesia per Roma" l'inedito che Ultimo ha voluto dedicare alla sua città e cantare per la prima volta davanti ai 60 mila che hanno riempito lo Stadio Olimpico lo scorso 4 luglio. Difficilmente Ultimo potrà dimenticare il 4 luglio 2019, giorno in cui per la prima vola si è esibito nel ‘suo' Stadio Olimpico, tempio del calcio della sua città, davanti a circa 60 mila spettatori, coronando tre anni da fenomeno, parola di cui spesso si abusa, ma che mai quanto questa volta calza alla perfezione addosso a Niccolò Morriconi, nome del cantautore romano che dal 2017 a oggi è diventato uno dei protagonisti della musica italiana grazie a tre album, due Festival di Sanremo e tantissimi dischi venduti e spettatori ai concerti. Ultimo, infatti, viene da 19 Palazzetti sold Out e questo concerto romano è solo un altro mattone di un racconto che pare non volersi fermare. Il 4 luglio è anche il giorno di "Poesia per Roma", canzone che ha presentato per la prima volta proprio sul palco dell'Olimpico e che è già disponibile online. Il 4 luglio, infine, è anche il giorno in cui la FIMI ha decretato "Colpa delle favole" come l'album più ascoltato della prima metà del 2019, a cui si aggiungono "Peter Pan"e "Pianeti", finiti in Top 10 tra gli album, mentre "I tuoi particolari", canzone con cui si è classificato secondo al Festival di Sanremo è nella top 10 dei singoli.

Poesia per Roma, il testo della canzone di Ultimo

Il testo, ovviamente, non può che giocare con i topos della capitale, citando anche Antonello Venditti. Un adichiarazione d'amore: "A me m’hanno stancato tutti, donne, auto e amici a volte, eppure de te io nun me stanco" dice Ultimo che aggiunge: "Sei bella pure senza mare, lì giù ai Parioli sono belli i ragazzetti ma pe' me nun battono du occhi sopravvissuti a ‘sti parcheggi. Che Roma è Colosseo ma nun è solo quello, Roma è ‘sta panchina rotta che dà sogni a quer pischello, Roma è ‘na finestra aperta piena de mollette e panni, è un bimbo cor pallone che è partito da San Giovanni". Poi la dedica a Venditti: "Mi padre me portava le domeniche allo stadio, ancora tengo con gran cura la prima sciarpa nel mio armadio ‘Roma capoccia der monno nfame'" fino alla chiusura: "So dieci giorni che sto fori e come me manchi. Domani torno e prima cosa vado a pijà du guanti perchè per scrivere de te ce vò rispetto. Grazie per esse rimasta accesa quando non c’avevo un letto".

Di cosa parla Poesia per Roma

Ma Roma meritava una dedica, una canzone, soprattutto nella serata in cui sul palco è salito il cantore della Capitale per antonomasia, ovvero Antonello Venditti, autore di "Roma capoccia", che ha portato in duetto proprio con Ultimo: "Poesia per Roma" è la sua dedica che, come insegna Venditti, parte fin dal titolo. Una vera e propria poesia, recitata, più che cantata, in romanesco che "racconta la commovente bellezza della città eterna. Un luogo speciale visto con gli occhi di un sognatore che racconta per immagini e ricordi i dettagli della città immortale dove il Colosseo convive al fianco di un vicolo lontano agli occhi dei turisti, un parcheggio in cui i bambini giocano a pallone, una chiesetta a pezzi nascosta dalla maestosità di San Pietro. Un luogo di cui è impossibile stancarsi, attraversato da rievocazioni dell’infanzia ed emozioni semplici, capace sempre di attirare a sé il giovane artista, che ne sente la mancanza quando per qualche giorno deve starne lontano" come si legge nella nota stampa che ne accompagna l'uscita.

Il testo completo

So dieci giorni che sto fori
Dici sorridi e dentro muori
A me m’hanno stancato tutti
Donne, auto e amici a volte
Eppure de te io nun me stanco
A volte penso ar Tevere e poi canto
Anche se Roma non è solo centro
Per me sei bella come un dubbio spento
Come un rifugio per un ladro
Sei bella come l’Angelo e il peccato
Te pare poco? Di' te pare poco essere immortale?
Quando te spegni ‘e vie al tramonto che bellezza che rimane
Sei bella pure senza mare
Lì giù ai Parioli sono belli i ragazzetti
Ma pe' me nun battono du occhi sopravvissuti a ‘sti parcheggi
Che Roma è Colosseo ma nun è solo quello
Roma è ‘sta panchina rotta che da sogni a quer pischello
Roma è ‘na finestra aperta piena de mollette e panni
È un bimbo cor pallone che è partito da San Giovanni
Mi padre me portava le domeniche allo stadio
Ancora tengo con gran cura la prima sciarpa nel mio armadio
“Roma capoccia der monno ‘nfame”
Il primo saggio da bambino, la cantai col cuore
Non è San Pietro ma ‘sta chiesa che sta a pezzi
La vera Roma sta nei vicoli che te, turista, non apprezzi
È ‘na battaglia persa co' politici corrotti
Però ne parli e dopo ridi perché a Roma te ne fotti
È un pranzo a casa mia co' l’amici de ‘na vita
Quelli che perdono a tressette e se la pijano con la sfiga
Vuoi sta' tranquillo senza troppe cianfrusaglie
Te casca er mondo sulle spalle e trovi forza dentro a un daje
So dieci giorni che sto fori e come me manchi
Domani torno e prima cosa vado a pija du guanti
Perché per scrivere de te ce vò rispetto
Grazie per esse rimasta accesa quando non c’avevo un letto