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Il significato di “Mare Mare”, il tormentone atipico di Luca Carboni

“Mare mare” è una delle canzoni italiane più famose. Senza usare mezzi termini si può dire che il il singolo di Luca Carboni del 1992, vincitore del Festivalbar sia quello che oggi chiamiamo tormentone, ma riuscendo a non seguire il mood classico delle hit estive e soprattutto con un testo che parla di una specie di “sconfitta”.
A cura di Redazione Music
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Luca Carboni (LaPresse)
Luca Carboni (LaPresse)

Sono passati 34 anni dall'esordio discografico di Luca Carboni che nel 1984 pubblico l'esordio "…intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film" album che conteneva già quelli che sarebbero stati alcuni dei must della discografia di uno dei più autorevoli cantautori italiani come "Ci stiamo sbagliando" e "Fragole buone buone", ma ne sono passati 26 dall'uscita del suo quinto album "Carboni", quello che conteneva una delle sua canzone più famose, icona delle estati italiane di questi ultimi 20 anni, ovvero "Mare mare", canzone che spinse assieme a un'altra hit come "Ci vuole un fisico bestiale" a8un album che l'anno successivo sarebbe stato pubblicato anche all'estero, uscendo in Germania, Grecia e Paesi Bassi e esportando il nome del cantautore bolognese oltre i confini italiani.

Chi ha scritto "Mare mare"

Carboni, sia chiaro, non era uno sconosciuto, anzi, forte di cinque album alle spalle era considerato uno dei migliori autori del periodo, grazie al suo sapore pop ma anche alla sua capacità di scrittura, e "Mare mare" fu il coronamento di un periodo fortunato che culminò con la vittoria del Festivalbar proprio con quella canzone che oggi sarebbe definita tormentone, ma che sarebbe un tormentone atipico, sia per l'andamento (la musica della canzone fu scritta da Mauro Malavasi) che per il testo, scritto dello stesso Carboni. Più che il lato danzereccio e caciarone che si associa alla stagione, la canzone affonda le radici nel mood più malinconico dell'estate.

Di cosa parla "Mare mare"

Ovviamente parlare di "Mare mare" senza le suggestioni che questa canzone ha su ognuno di quelli che l'hanno ascoltata è impossibile, ma il pezzo ormai porta con sé l'odore del mare e il vento caldo dei finestrini aperti di un'auto in corsa. La canzone sarebbe stata rinominata "Mare mare (Bologna-Riccione)" giusto per chiarire sia l'ambientazione che l'idea di movimento. Benché nell'immaginario il pezzo abbia un che di positivo, in realtà racconta la storia di un uomo che parte alla ricerca di una donna che, però, non troverà. "Son partito da Bologna con le luci della sera, forse tu mi stai aspettando mentre io attraverso il mondo" canta il protagonista della canzone che si è messo in viaggio di notte, in moto, cercando di tenersi sveglio con un caffè ("Ma che voglia di arrivare lì da te, da te, sto accelerando e adesso ormai ti prendo"), eppure l'epilogo non sarà quello voluto: "Mare, mare, mare, cosa son venuto a fare se non ci sei tu. No, non voglio restarci più no, no, no".

Il successo di "Una grande festa"

Oggi Luca Carboni continua a essere uno dei protagonisti indiscussi dell'estate italiana (e non solo, per fortuna) e non a caso il suo singolo "Una grande festa", primo estratto dall'ultimo album "Sputnik" è stato per settimane la canzone più trasmessa dalle radio italiane, un po' come avvenne con i precedenti "Luca lo stesso" e "Bologna è una regola", a dimostrazione della capacità di scrittura del cantautore e di quella di immergersi nel tempo in cui vive, senza risultare mai stantio.

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