Riuscire ad essere contemporanei, non stantii, pur inserendosi in quel synthpop che ultimamente va molto di moda conferma Luca Carboni come uno dei migliori artisti che l'Italia ha visto negli ultimi decenni. Dopo la sorpresa "Pop-Up", infatti, Luca Carboni torna con "Sputnik" e spinge ancora di più sul versante sintetico, lasciando a casa le chitarre, con una scelta che ha un'idea precisa alle spalle, ovvero quella di affidare "la parte più di verità al testo". Questo nuovo lavoro conferma Carboni come uno dei cantautori che è maggiormente in grado di mantenere uno stile caratteristico, grazie alla voce, senza dubbio, e alla scrittura, riuscendo a calarsi in una contemporaneità che non è mai posticcia.

La voglia di tentare sempre qualcosa di nuovo

Non c'è mai la sensazione di qualcuno che cerca di inseguire la moda giusto per non perdere il treno, anzi, si sente la voglia di suonare attuale senza perdere la propria anima e se Pop-Up era l'album della sperimentazione questo è senza dubbio la conferma che Carboni può scrivere cose come "Dammi una bomba pop, c'è una voglia di agosto che mi brucia nel petto" facendo diventare "Una grande festa" una instant hit: "Il disco è un po' figlio dell'esperienza "Pop-Up", però volevo andare su una dimensione un po' più estrema, una sintesi molto legata a un incontro tra elementi di new wave, synth band degli anni '80 e quindi affidando la parte più di verità al testo, al canto e infatti è stato un lavoro molto lungo di scrittura".

Le collaborazioni con Calcutta, Gazzelle e Giorgio Poi

Cala i ritmi, di poco, con "2", in cui torna su un argomento che ha raccontato come pochi, ovvero l'amore, ma in quest'album Carboni si fa aiutare, come successo anche nel precedente da nomi che stanno scrivendo pagine importanti del pop nostrano contemporaneo: "Ho aperto, per questo disco, le porte a una scrittura più collettiva: c'è "Io non voglio" scritta assieme a Calcutta, c'è "Prima di partire" che è un brano quasi dall'atmosfera latina, scritto con Giorgio Poi, e un brano sui figlio che ho scritto insieme a Gazzelle. È una generazione di cantautori anagraficamente molto lontana da me, potrebbero essere miei figli, però c'è anche un legame tra questa nuova ondata di cantautori e la mia storia musicale".

Berlino e l'amicizia con Lucio Dalla

Ne "I film d'amore", il cantautore bolognese cita ancora una volta il suo amore per berlino, citando Alexanderplatz: "Ho raccontato in varie occasione che per me è stata una grande esperienza nel 1984 andare come spalla di Lucio Dalla a suonare a Berlino Est e vedere di persona il mondo diviso da un muro, anche se quando sono arrivato di là ho visto i ragazzi filo sovietici che avevano in mano i dischi americani: il primo di Madonna, Bruce Springsteen e da lì capii che la nostra generazione quel muro l'avrebbe visto cadere". E l'occasione è buona anche per ricordare proprio Dalla e i suoi insegnamenti: "A livello personale Dalla mi ha insegnato tanto sulla scrittura: un gioco che facevamo spesso quando stavamo assieme era ascoltare la radio e quando sentivamo una canzone che non ci sembrava perfetta provare in diretta a modificarne le parole. Per gioco peggioravamo tante canzoni ma qualcuna l'abbiamo anche migliorata. Questo gioco mi ha insegnato la precisione, non accontentarsi di qualcosa che suona bene, per essere forti, per arrivare, per essere diretti"