Tradurre la violenza, non per forza personale, ma del mondo che ci circonda è opera difficile, soprattutto nel mondo della musica: in certi aspetti fotografa la realtà, in altri sembra divinizzarla. Si potrebbe cadere nel giudizio, ma Baby Gang parla di ciò che ascolta e vive, ma soprattutto ha vissuto da piccolo. "Baby", il suo ultimo singolo, potrebbe essere una diapositiva della ghettizzazione avvenuta a Milano, di come la promessa di una multietnicità si è scontrata con una realtà senza possibilità future. Un'immagine che Baby Gang e altri artisti della zona 7 di San Siro stanno cercando di descrivere con suoni diversi, con un immaginario diverso, a volte alterato dal gioco del rap game, altre volte tremendamente vero da sembrare un sogno lucido per chi non lo vive. Baby Gang ci porta in una realtà che ha tanti spunti, tante lingue, tante storie, accomunate dalla forza di sopravvivenza, non per forza indirizzata nella maniera migliore.

Il significato di Baby

Il nuovo singolo di Baby Gang "Baby" è riuscito a sorprendere tutti, un attestato di grandezza che gli ha fatto raccogliere in poche ore centinaia di migliaia di ascolti, una frenesia che riflette l'ascesa dell'artista milanese, in grado di trovare sempre nuove formule per raccontare una realtà, che anch'essa sta evolvendo. E sarebbe difficile ammettere il contrario, anche perché ormai la periferia milanese è diventato il centro narrativo di buona parte della new school milanese, dal collettivo Seven 700 allo stesso Baby Gang. Se per gli altri, le sonorità stanno superando anche il racconto della periferia stessa, per Baby Gang no. E lo si riesce a capire in ogni suo pezzo, come nell'ultimo "Baby", quando prima di riuscire a raccontare il contesto in cui è cresciuto e si è evoluto, raffigura anche il suo percorso personale, influenzato da diverse etnie, da diverse idee. Perché poi non diventi solo un racconto violento di ciò che accade, ma la narrazione di una trasformazione in atto attraverso degli agenti sociali. La vera minaccia nel suono di Baby Gang è il racconto della ghettizzazione subita, dell'allontanamento da qualsiasi stimolo che lo potesse portare lontano dall'idea della violenza come unico riparo, come quando canta: "Perché fra da baby ero crazy, giravo con degli albanesi, cebujen coi senegalesi, aceke fra con gli ivoriani, fufu con i burkina bebe, afana sto coi nigeriani, cacciamo frate quella sese". Il racconto diventa rivalsa anche del proprio talento, l'ostentazione del proprio livello raggiunto, il plauso del rapper francese Sophiane che adesso ispira tutti in Italia, ma che lui porta avanti da prima, a tal punto da essergli stato riconosciuto uno status qui in Italia.

Il testo di Baby

Tn vm bocca chiusa con il pm sbirro di m cerca nelle mie tn
Trova sotto la mia suola il pm
Ricordo che ero solo frate un minorenne e basta, senza soldi in tasca, bandana in testa, testa vallanzasca, ho la guerra in testa, mica in testa i rasta

Baby Gang, è colpa, Baby Gang,
é stato Baby Gang, sempre, baby Gang,
Sto con Baby Gang, sento baby Gang
Nei TG baby yao yao

Mi chiamano frate si baby
Perché fra da baby ero crazy
Giravo con degli albanesi
Cebujen coi senegalesi
Aceke fra con gli ivoriani
Fufu con i burkina bebe
Afana sto coi nigeriani
Cacciamo frate quella sese

Ho una gang gang
Che conta i cash cash
Sono fra baby gang gang
Volo a marrakech cash cash

Fra Con tutta la gang
Ho fatto solamente un patto
Che non farò come quel ratto
Che diceva no parla tanto poi,

Baby Gang, è colpa, Baby Gang,
é stato Baby Gang, sempre, baby Gang,
Sto con Baby Gang, sento baby Gang
Nei TG baby yao yao

Ho promesso giuro a mamma
Tuo figlio spacca tutti sti rapper che
Vivono fra ancora con mamma e fanno la Francia voglion far come noi
Io non vivo a casa con mamma casa famiglia da 10 anni boy
Non mai chiesto un euro a mamma
Più tosto l’euro lo toglievo fra a voi

Fis de pite fis de papà
Tengo frate 3 palle negli slip una blaka
Quali street quale strada tuo padre è un avvocato mia zia gli pulisce casa
Mia zia gli pulisce casa
Mio frate gli svuota la casa
E prende frate quella cassa
Poi si fa 1 anno di vacanza
Non a Dubai o casa Blanca
Ma con lo zio bebbe in casanza
A giocare a scala 40
Con lo zio Baby chiuso in stanza

Baby baby baby Gang Gang
Baby baby baby Gang Gang

Baby Gang, è colpa, Baby Gang,
é stato Baby Gang, sempre, baby Gang,
Sto con Baby Gang, sento baby Gang
Nei Tg baby yao yao

La provocazione del video ufficiale

Nelle scorse settimane, con l'aumento della visibilità della musica dei ragazzi di San Siro e di altre periferie di Milano, il mondo dell'informazione ha cominciato ad avvicinarsi ai luoghi descritti per carpirne i tratti pratici e astratti di ciò che veniva raccontato, in alcuni casi con l'intento solo di puntare il dito verso tutto ciò che è indicato come violento, senza cercare di riflettere sui motivi di tale fenomeno. Proprio la presenza di alcuni quartieri nei tg viene ripreso dal cantante in una strofa, in cui si sente protagonista del racconto, alcune volte superficiale su un mondo di cui la comprensione del linguaggio è la prima barriera per la comprensione. Nel gioco delle provocazioni allora può essere inserito il video di "Baby", in cui viene ostentato tutto ciò che può essere oggetto di polemica e di vita violenta, dalle pistole alle dosi di cocaina, dal solito immaginario delle baby gang moderne alla multietnicità come arma da fuoco e non come sviluppo di più culture. Che il rap sia provocazione non ci sono dubbi, che abbia bisogno di più strati di comprensione nemmeno: Baby Gang ha capito la spettacolarizzazione delle immagini e ci gioca, cercando di tenere bene in mente il confine dell'esagerazione e dello scimmiottamento di stereotipi che con la musica c'entrano poco. Un gioco che ha più insidie che vantaggi, ma che Baby Gang sembra, per adesso, gestire bene.