Lucio Dalla (LaPresse)
in foto: Lucio Dalla (LaPresse)

Sono 6 gli anni da quando la morte di Lucio Dalla ha lasciato un enorme vuoto nel panorama musicale italiano. Lui, che ha scritto alcune delle pagine più belle della musica italiana, attentissimo ai giovani, sempre in grado di dare il suo contributo alla musica, che con le sue canzoni e i suoi testi è riuscito a scrivere un pezzo di Storia della nostra musica. Marzo è un mese strano per i fan del cantautore bolognese, perché se l'1 il ricordo è per quanto manchi, il 4 marzo, invece, è quello in cui i fan ricordano la sua nascita e quindi la possibilità data per poter godere della sua Arte. Nel 2018 Dalla avrebbe compiuto 75 anni e come ogni anno si ricorda questa data in vari modi, da serate ad hoc a cover che spuntano online, che quest'anno si riempiono anche di quelle di Ron che all'amico Lucio ha dedicato un intero album tributo, che include anche "Almeno pensami", la canzone che ha portato allo scorso Festival di Sanremo.

Artista amato dai giovani

In questi ultimi anni sono state tantissime le celebrazioni di cui è stato oggetto Dalla e sono tantissimi i giovani cantautori che hanno dichiarato apertamente che l'autore di canzoni come "Cara", "Futura" (celebrata anche nel primo singolo del nuovo album di Jovanotti"), "Com'è profondo il mare", "Attenti al lupo", "Canzone" sia stato un'ispirazione fondamentale per loro, in un crescendo partito proprio dall'anno della sua morte (senza dimenticare, però, le parole di autori come Samuele Bersani o Daniele Silvestri).

L'anno che verrà, chiusura di "Lucio Dalla"

Forse ognuno ha una canzone preferita, benché sceglierne una sia una cosa molto difficile. Ci sono album che sono praticamente sorte di Best of ("Come è profondo il mare", "Lucio Dalla", "Dalla" o "Banana Republic", quello con Francesco De Gregori, per citarne alcuni), ma ci sono dei punti fermi, come le canzoni citate prima o una diventata ormai un riferimento per chiunque, anche coloro che non hanno in Dalla l'autore preferito. "L'anno che verrà" fu scritta nel 1979 e inclusa come canzone finale, nel suo quarto album, "Lucio Dalla", considerato uno dei suoi migliori – chiudendo il 79 come l'album più venduto, davanti proprio a "Banana Republic" -, e nel tempo è diventata una delle canzoni più caratteristiche del cantautore bolognese. Alla canzone arrangiata da Giampiero Reverberi (che dirige anche l'orchestra) partecipa lo stesso Ron al pianoforte.

Il meccanismo del gioco

"Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po'" è, probabilmente, uno degli incipit più famosi della Storia della musica italiana e dà subito l'idea di quello che andremo ad ascoltare, ovvero una canzone costruita a mo' di lettera e nasce dalla volontà di parlare del mondo che gira intorno a Dalla, un mondo con tante complessità, come quella del terrorismo (che troviamo anche in un pezzo come "Come è profondo il mare"). In un'intervista Rai concessa a Serena Dandini in quegli anni, Dalla spiegò un po' qual era il contesto del pezzo e da cosa nasce. Dalla spiegò che volle costruire un pezzo giocando col meccanismo del gioco: "È una canzone importante perché immagina una situazione di lontananza tra me e un amico e a cui faccio un rapporto dettagliato di come stiamo vivendo oggi: nella prima parte c'è un meccanismo del gioco (…) che mi permette di esagerare".

La speranza dopo il buio

"Si esce poco la sera compreso quando è festa e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra" è uno dei versi letti come facenti riferimento proprio agli attentati terroristici, ma quella di Dalla è anche una lettera di speranza in un futuro migliore, un augurio che fa e si fa: "Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, ogni Cristo scenderà dalla croce anche gli uccelli faranno ritorno (…) e senza grandi disturbi qualcuno sparirà, saranno forse i troppo furbi e i cretini di ogni età". E a sottolineare il messaggio di speranza, lo stesso Dalla, sempre nella trasmissione radio, risponde alle critiche di pessimismo di un ascoltatore spiegando: "Ho fatto una canzone tutto fuori che pessimista, non ci sono miracoli, l'unico che possiamo fare è quello su di noi, essere sempre funzionanti, non vedere sempre il nero, il terribile".