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12 Febbraio 2015
01:22

Il Sanremo di Carlo Conti è “Tale e Quale”

Dopo tre serate abbiamo capito che il Festival di Sanremo pensato da Carlo Conti non poteva essere diverso da come lo avevamo immaginato: pieno di cose accennate che si annullano a vicenda pur di non scontentare nessuno.
A cura di Andrea Parrella
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Lo avreste mai detto voi che Carlo Conti, la traduzione più esemplificativa del concetto di nazionalpopolare che l'Italia possa avere dopo le paste alla domenica, si potesse gettare in un'impresa impossibile come quella di provare a non scontentare nessuno? E' proprio quello che il conduttore di questa 65esima edizione del Festival della canzone italiana ha tentato di fare. Non riuscendoci, naturalmente, come non potrebbe riuscirci nessuno, ma ha raggiunto un obiettivo altrettanto inatteso: è riuscito a dare vita ad un Sanremo così normale, asciutto, privo della minima traccia di artifizio stilistico, da far sì che nessuno potesse parlare male di questa edizione. Al massimo non se ne parla.

Tutte le aspettative abituali che lo spettatore medio ha nei confronti del Festival (Sono proprio curioso di vedere come inizia/Voglio proprio vedere che farà questo o quell'altro tizio/Chissà come introdurrà l'ospite di stasera) vengono puntualmente disattese dalla concisione disarmante del padrone di casa dell'Ariston  di quest'anno. La sua scelta precisa, a vedere le prime due puntate, è stata di dare vita ad un Festival che spegnesse ogni possibilità di giudizi di merito. Perché in questo Sanremo, più che non esserci nulla, coesistono una miriade di elementi inesplorati e toccati in superficie che non si fondono, ma semplicemente si annullano. I cantanti in gara sembrano essere stati scelti secondo il solo criterio del pubblico rappresentato, così come gli ospiti chiamati ad animare la kermesse, selezionati per accogliere ogni richiesta dei telespettatori: la famiglia più numerosa d'Italia, Tiziano Ferro e Conchita Wurst icone gay, Alessandro Siani in forza alla causa meridionale, Pintus idolo dei giovani (forse solo dei giovani), Albano e Romina dei meno giovani, l'irriducibile Rocco Tanica per i più "raffinati". Persino la spending review e i risparmi come chiave assoluta concorrono a completare questo quadretto. L'idea di fondo sembra davvero quella di scansare ogni rischio (ogni idea?), una linea editoriale, il minimo approccio "artistico". Una lunghissima sfilza di nomi somministrati a raffica, non un attimo di respiro, tanto rumore per mimetizzare il vuoto che soggiace.

Una sintesi lampante di questa inconsistenza di fondo si è avuta durante la seconda serata di Sanremo 2015, quando Conti ha palesato quell'eccesso di deformazione professionale da cui è affetto, quello che sino all'anno scorso sembrava avergli sempre precluso la possibilità di fare Sanremo: Carlo Conti è uno spoiler vivente, presenta ogni cosa, ha questa smania ridondante di dirti ciò che stia per accadere un secondo prima che accada, nella convinzione che questo aumenti l'aspettativa. Quasi in conclusione di serata ha cercato lo slancio che lo portasse oltre il compitino da svolgere, tentando di ricordare doverosamente le ennesime e insopportabili vittime di un naufragio al largo di Lampedusa. Ha provato ad essere comunicatore e non solo presentatore, ad usare il piccolo schermo per veicolare un messaggio. Il conduttore fa tutto bene, sceglie il tono giusto, l'espressione seriosa e dolorosa, come ogni volta anticipa ciò che sta per accadere ma poi, quand'è lì lì per dire qualcosa di significativo, di trasmettere la sostanza del messaggio, quand'è sul punto in cui l'enfasi va liberata, Conti si ferma e la placa. Prima si introduce e poi non esegue.

Ce l'avete presente Tale e Quale, quel programma televisivo dall'enorme successo di pubblico che Carlo Conti conduce al venerdì sera su Raiuno? Ecco, per dirla in due parole, il Festival di Sanremo è uguale a Tale e Quale: il Festival di Sanremo di Carlo Conti è Tale e Quale. Non è brutto, né bello, semplicemente è Tale e Quale a come lo si era immaginato. E' Tale e Quale all'unica maniera in cui poteva essere. E così come si fatica a spiegare il successo trasversale di Tale e Quale, sarà altrettanto difficile dare un'interpretazione esaustiva del successo di questo Festival di Sanremo 2015 (che i dati d'ascolto della prima serata hanno già fatto intuire). Lo sarà per chi in Sanremo si aspetta di trovare, pur sotto forma di passo falso e flop assoluto, il tentativo di realizzare uno show televisivo che non si possa vedere in tv ogni venerdì sera.

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