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Il ‘peso’ di Adele sulle nostre vite

L’album 25 rappresenta la sua nuova scommessa musicale ed è già record di vendite in oltre 106 Paesi nel mondo. Ecco perché considerare il peso di Adele ha senso solo se lo si relaziona alle vite sentimentali di milioni di persone.
A cura di Eleonora D'Amore
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Classe 1988, di origine britannica, Adele è un fenomeno assoluto della discografia internazionale dell’ultimo decennio. Tre album all’attivo, di cui l’ultimo, dal titolo 25, è già primo in classifica in oltre 106 Paesi del mondo. La sua voce è garanzia di successo. La sua anima altrettanto, a tal punto da aver attirato più volte l’attenzione mediatica su alcuni aspetti della sua vita. In primis, sulla sua fisicità imponente che, da Rolling in the deep in poi, ha bucato lo schermo. Non è magra, non è alla moda e non cura granché il suo aspetto. La sua voce, a un certo punto, ha contato meno del suo girovita.

Adele canta, non sfila in passerella, ma ormai il confine tra le due cose è diventato talmente labile da farlo passare inosservato. Se Rihanna, Shakira, Jennifer Lopez o la giovanissima Miley Cyrus sono regine di YouTube è perché i video dei quali sono protagoniste si avvalgono ‘anche’ della loro fisicità e dell’innata capacità di ammiccare al loro pubblico. Le si ascolta, ma più di tutto le si guarda e il click diventa quasi un'equazione matematica. Adele i numeri li cumula ‘solo’ cantando e facendolo molto bene ma spesso, per motivi che esulano dalla bravura, ha dovuto soffermarsi su argomenti come il suo sovrappeso.

La verità è che l’unico peso rilevante che Adele possiede è quello che le consente di fare leva sulle nostre coscienze sentimentali. Nelle sue canzoni c’è una parte di ognuno di noi, una moltitudine di amanti (a volte delusi) che da sempre cerca un filtro per comunicare ciò che sente. Necessitiamo di un mezzo attraverso il quale esprimerci, di qualcuno che si faccia carico dei nostri tormenti, perché verbalizzarli, a un certo punto, diventa troppo difficile. Amputati del dono della parola, arriviamo senza fiato alla fine di una storia e abbiamo bisogno di voce. Di questo si è grati ad Adele, di riuscire a supportare un peso gravitazionalmente non misurabile, esorcizzando la nostra ‘bulimia affettiva' e alimentando, inevitabilmente, la satira. Che poi è quella che, alla fine, ci consente di non prenderci troppo sul serio.

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