Il cantante R. Kelly (Getty Images)
in foto: Il cantante R. Kelly (Getty Images)

Un documentario di Lifetime di sei puntate intitolato "Surviving R Kelly" in cui si parla delle presunte accuse al cantante americano di violenza sessuale e di plagiare alcune donne, sta scatenando un enorme dibattito negli Stati Uniti riaccendendo la luce su accuse che inseguono il cantante da anni, ormai, e anche sugli effetti della violenza fisica e psicologica sulle donne. R.Kelly, autore tra le altre canzoni di una hit come "I believe I can Fly", infatti, è accusato da tempo di abusi e anche di tenere segregate per scopi sessuali una dozzina di ragazze, ma non ha mai dovuto rispondere di tali accuse davanti a un giudice perché le ragazze, maggiorenni, non hanno mai sporto denuncia. Da anni, però, il giornalista americano Jim DeRogatis sta raccogliendo testimonianze da parte delle famiglie delle presunte vittime e lo scorso anno scrisse un lungo e dettagliato articolo su BuzzFeed per raccontare quello che aveva raccolto in anni di indagini e interviste.

Indagine aperta in Georgia

Dopo la messa in onda del documentario, però, la bolla è esplosa un'altra volta – anche se, in realtà, negli Usa non si è mai fermata – in maniera ancora più forte anche perché pare che, stando a quanto riportato da TMZ, il cantante è stato indagato in Georgia: "Fonti vicine al caso ci hanno detto che l'Ufficio del Procuratore Distrettuale della Contea di Fulton ha aperto un'indagine per quanto riguarda le accuse rivolte al cantante nel documentario ‘Surviving R. Kelly'. Abbiamo saputo che l'indagine è partita nei giorni scorsi come risultato di ciò che il documentario ha svelato" scrive il sito, che conferma che il Procuratore sta cercando di mettersi in contatto e ascoltare le testimonianze di quanti hanno preso parte al documentario compresi l'ex fidanzata di Kelly Asante McGee e i genitori di Joycelyn Savage la ragazza scomparsa di cui DeRogatis parlava nel suo articolo.

Di cosa parla il documentario e di chi sono le testimonianze

Dopo la messa in onda del documentario pare che le linee telefoniche dell'Ufficio del Procuratore siano state prese d'assalto da quanti chiedevano di fare luce su questa storia di abusi sui minori, accusa da cui R. Kelly ha dovuto difendersi già anni fa, quando nel 2008 fu assolto da tutte le accuse che lo vedevano coinvolto (erano 14 i casi di abuso di minori per cui era stato denunciato). Qualche anno prima lo stesso cantante aveva denunciato, nella sua autobiografia "Soulacoaster: The Diary of Me", di aver subito abusi sessuali da membri della sua famiglia, abusi che lo hanno visto coinvolto dai 7 ai 13/14 anni. Il documentario parla proprio di questa lunga storia di accuse di molestie e violenza, con testimonianze di donne che hanno accusato il cantante di essere state violentate e controllate psicologicamente da lui fin da quando erano adolescenti ma anche di personaggi noti come il cantante John Legend e la fondatrice del movimento #MeToo Tarana Burke.

Il matrimonio con Aaliyah, di 15 anni

Il cantante, inoltre, è anche noto per aver sposato, nel 1994 – quando aveva 27 anni – la cantante Aaliyah Haughton che ne aveva 15, benché il suo certificato matrimoniale era stato falsificato riportando l'età di 18 anni: il matrimonio fu annullato nel 1995 e qualche anno dopo, nel 2001, Aaliyah – ormai una cantante affermata – morì in un incidente aereo. Demetrius Smith, ex manager del cantante, che già in passato ha rivelato particolari della vita dell'ex assistito ha svelato alcuni dettagli del giorno del matrimonio, parlando di una Aaliyah spaventata: "Lei sembrava spaventata e preoccupata, lei era spaventata e preoccupata, avrei voluto prenderla d aparte e parlarle, lei mi guardò, come se avesse voluto dirmi qualcosa e so che quella cosa ha cambiato il corso degli eventi".

La colpevolizzazione delle vittime

Per anni le donne che raccontavano quello che era successo hanno dovuto subire quella che è nota come colpevolizzazione della vittima e solo adesso le loro voci sono prese seriamente in considerazione e nel documentario si possono ascoltare testimonianze in cui si parla di lui come di un mostro. La cantante Jovante Cunningham – riporta il Guardian – ha ricordato cosa abbia voluto dire lavorare per lui per anni ed essere stata testimone silente di abusi e manipolazioni: "Ne abbiamo passate tante, ne abbiamo viste tante(…). Ha distrutto la vita di tante persone, non riesco a concepire quante persone stiano ancora soffrendo per le cose successe in questi 20 anni".

La Procuratrice: Abbiamo bisogno di testimonianze

Dopo la messa in onda del documentario la Procuratrice distrettuale Kim Foxx ha tenuto una conferenza stampa sull'argomento e sulla condotta del cantante chiedendo alle vittime di abusi di uscire allo scoperto e denunciare: "Se prenderemo queste accuse in considerazione non sarà uno di quei casi che hanno a che fare principalmente con l'attività forense ma abbiamo bisogno di testimoni e delle vittime che abbiano il coraggio di raccontare le loro storie. Non possiamo fare nulla di queste accuse senza l'aiuto delle vittime e dei testimoni" ha detto, dando il numero di telefono a cui chiamare. La Foxx, poi, ha anche detto che non ci sono ancora accuse formali ma che da anni è al corrente di quello di cui è accusato il cantante: "Sono nauseata, sono nauseata dalle accuse, sono nauseata come vittima di abusi, sono nauseata come madre, sono nauseata come Pubblico Ministero. Lavoro in questo ufficio da anni, ero qui anche nel 2008, quindi queste accuse non mi sono ma penso che ascoltare i sopravvissuti e dare loro la possibilità di raccontare quello che hanno subito sia straziante". Se per ora la RCA, etichetta del cantante, non ha preso una posizione riguardo le accuse, è il suo avvocato, come riporta ancora Billboard, ad essere intervenuto parlando di falsità, di un'altra "serie di storie" usate per "riempire un reality" e ha criticato la Foxx spiegando che è inappropriato per un Procuratore dare priorità ad accuse fatte in tv piuttosto che alle prove o alle indagini.