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in foto: Guignol

Ridendo e scherzando, benché l’espressione non sia propriamente in linea con il loro mood, i Guignol pubblicano dischi da oltre dieci anni. Finora hanno realizzato cinque album – compreso “Ore piccole”, che uscirà per la Atelier Sonique dopodomani, il 20 marzo – e due EP: una produzione molto ricca per una band che purtroppo si muove da sempre un po’ ai margini del circuito rock nazionale, cosa che peraltro non le ha impedito di mettere in fila concerti su concerti, organizzare collaborazioni significative – da GianCarlo Onorato, in cabina di regia per “Guignol” del 2005 e “Rosa dalla faccia scura” del 2008, a Cesare Basile, ospite in “Una risata ci seppellirà” del 2010 – e di ottenere spazio nelle cronache underground. Un gruppo di culto, insomma, encomiabile per doti artistiche e coerenza, di quelli che spesso vengono (ri)scoperti e (ri)valutati decenni dopo la scomparsa con relativo corollario di domande tipo “ma come si spiega che ai tempi non siano stati più famosi?”. Se questa è la situazione attuale, non è però detto che non possa migliorare, magari grazie a quel piccolo colpo di fortuna che i ragazzi milanesi non hanno mai davvero cercato ma che, ragionevolmente, non disdegnerebbero. Perché se è vero che l’impegno non deve essere per forza premiato, sarebbe anche giusto che il destino o chi per lui intervenisse in modo benevolo quando esso si lega a coraggio e ispirazione.

“Addio cane!”, l’album dal titolo un po’ ambiguo immesso sul mercato nel 2012, aveva in realtà fatto pensare all’ipotesi – più o meno sostenuta da dichiarazioni poco confortanti dei diretti interessati – del ritiro dalle scene. Non è andata così, ma i Guignol di “Ore piccole” non sono più gli stessi: al centro del progetto rimane, e non potrebbe essere altrimenti, il compositore, cantante e chitarrista Pier Adduce, ma accanto a lui ci sono nuovi strumentisti (Davide Scarpato a chitarre e violino, Stefano Fascioli a basso e contrabbasso, Enrico Berton alla batteria) e un nuovo coproduttore artistico, Giovanni Calella. La ripartenza ha logicamente portato energia ed entusiasmo, ma nessuno stravolgimento della formula espressiva: il quartetto continua a intessere trame crepuscolari se non notturne, a raccontare con notevole perizia immaginifica intense storie di ordinaria quotidianità, a muoversi tra un intimismo non privo di toni solenni e un’urgenza r’n’r peraltro non esasperata. Un “rock d’autore” vibrante e magnetico, figlio del blues e del folk nonché venato di lievi suggestioni wave e psichedeliche, che avvolge e culla senza mai risultare davvero rassicurante e senza mai assecondare troppo – a dispetto delle efficaci melodie – eventuali istinti pop.

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in foto: La copertina di "Ore piccole"

Si collocano così in un ambito particolare, i dieci ottimi brani di “Ore piccole”, che mercoledì 26 sarà presentato dal vivo all’Arci 75 Beat di Milano: un ambito per forza di cose lontano dal colorato circo della musica di consumo ma anche dalle forzature giovaniliste e dalle pose di tanto “indie”. Canzoni di sostanza come “Il quartiere”, della quale sarà a brevissimo diffuso il video, e come tutte le altre in scaletta, dalla spigolosa e incalzante “Mr. Faust” alla disillusa “L’ulisse” che apre i solchi fino alla rarefatta “Le consegne” che li suggella. E canzoni che vantano una forma comunque persuasiva, naturalmente a patto di subire il fascino di una poesia – musicale e di versi – che ama le ombre ma che non sconfina nelle tenebre.