Non è facile essere una Lamborghini e riuscire a trovare una strada che vada oltre il marchio di famiglia. Ginevra, secondogenita della famiglia, lo ha fatto prima trovando il proprio percorso nella sua azienda, che prima che lei entrasse era prettamente rivolta a un pubblico maschile e poi cercando spazio nella musica. Oggi è direttrice creativa delle collezioni donna del marchio, un ruolo che ha praticamente inventato lei, cercando di dare uno spazio maggiore proprio alla componente femminile e poi ha pubblicato "Scorzese", dando il via a una carriera musicale che, a differenza della sorella Elettra, pesca da ritmi più urban e soul.

L'imprenditrice ha innanzitutto dovuto combattere col pregiudizio che quel cognome porta con sé: Ginevra "figlia di", Ginevra la ricca viziata, sono cose con cui, spiega in un'intervista esclusiva a Fanpage.it, ha dovuto combattere fin da piccola e che si trova a dover affrontare anche adesso, come canta nel suo ultimo pezzo parlando di un suo ex. Poi Ginevra sorella di, con Elettra che da qualche anno è un personaggio noto dell'ambiente musicale. Eppure, nonostante si continuerà a parlare di lei facendo riferimento al suo cognome, Ginevra spiega di avere spalle ormai abbastanza larghe per poter sopportare tutto questo e andare avanti.

Della sua passione per la musica si sa da un po', i suoi follower per mesi hanno potuto ascoltarla cantare cover di Nina Simone, Etta James, Sam Cooke, ma anche The XX, dimostrando le sue passioni e la versatilità, finché, durante il lockdown, ha anche percepito che dopo aver messo piede in azienda, essersi ritagliata uno spazio, aver dato il via a progetti importanti, poteva prendersi un po' di spazio per tentare di portare avanti questa passione. Per adesso siamo al primo inedito, "Scorzese" (con quella "z" a sottolineare il suo essere bolognese), ma il progetto è quello di far uscire qualcosa anche nei prossimi mesi.

Chi è Ginevra Lamborghini?

Chi sono veramente sto ancora cercando di capirlo, mi sento una creativa, mi sono sempre appassionata a tutto quello che era il mondo artistico, dalla musica al cinema alla letteratura. Sono cresciuta in un contesto dove, appunto, era ricco il pregiudizio, ovunque, sempre. Il continuo essere messa sotto mira, come sei la figlia di, mi ha portato a dire ‘Questa sono io'. Ad oggi non ti so rispondere alla domanda su chi sono veramente, però so chi non sono, e non sono la ragazza viziata, che ha tutto e che vive in un mondo di lussi estremi. Sono Ginevra che ha sempre dimostrato di essere una ragazza normale, con le proprie passioni che sono simili a quelle di tanti altri ragazzi.

Come hai cominciato a coltivare la tua vena artistica?

Mio papà ha sempre voluto che mettessi le zampe in ufficio in azienda fin da subito. Io ero ben contenta, ma allo stesso tempo mi sentivo che non era ancora il tempo, non ero abbastanza matura avevo voglia di emergere in quanto Ginevra, non Ginevra figlia di. Per quanto riguarda la mia famiglia non voglio dire che mi ha tarpato le ali, perché in realtà non sono mai stati contro, semplicemente non mi vedevano lì. Sono una persona che si mette molto in discussione, a volte sembro insicura, in realtà sono molto perfezionista e so precisamente quando è il momento di fare una cosa o l'altra.

E la passione per il canto, in particolare, invece?

La passione per il canto è nata sotto la doccia, come qualsiasi persona e con quella bella acustica per cui siamo tutti Pavarotti (ride, ndr). Ho cominciato, però, ad aprirmi un po' di più al canto, anche studiandolo, al mio primo anno di università, mi ero trasferita a Milano, abitavo da sola in Corso di Porta Ticinese e non avevo assolutamente nessun tipo di vicino. Mi sono appassionata al canto e una volta tornata a Bologna per lavorare in azienda da mio padre mi sono detta che se dovevo farlo e almeno lo devo fare bene. Ho preso un po' di lezioni, per un anno ho studiato e poi non ho mai smesso di studiare. La mia cameretta è stata un ottimo laboratorio per divertirmi, essere sempre più confident e avere anche le mie piccole soddisfazioni.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho cominciato un anno a Scienze Politiche, però ho capito che lo stavo facendo soprattutto per mio padre. Io mi sono sempre sentita una creativa, avevo bisogno di fare uscire questa mia vocazione in qualche modo, mio padre mi vedeva molto più inquadrata, quindi mi sono censurata per fare un a favore a lui ma ho capito che facendo così non andava bene. Quindi sono tornata a casa, ho ripreso a lavorare in azienda e per avere comunque un minimo di supporto conoscitivo che potesse essere utile in azienda ho deciso di fare gli studi, sì, di marketing, però alla fine della Moda. Adesso sono direttrice creativa delle collezioni donna del marchio: noi siamo un brand che si è sempre occupato dell'universo maschile, che prende ispirazione dal nostro heritage, quindi la meccanica, il design delle automobili, però non ci siamo mai dedicati alla parte femminili e quindi ad oggi io mi occupo di quello.

Quali sono i tuoi artisti di riferimento?

Ho un grand rispetto per la musica, grandissimo, non mi sento ai livelli di, ma traggo ispirazione da. Assorbo un po' di tutto: ho passato metà della mia adolescenza ad ascoltare Nina Simone, Aretha Franklyn e soprattutto Etta James, ma perché è con quello che ho imparato ad aprire la mia voce, è da lì che ho avuto voglia di urlare (accenna ‘You make me feel like a natural woman", ndr). Ho assorbito tantissime altre influenze, un po' di elettronica, adoro Four Tet, Burial, poi chiaramente quello che mi piace cantare è quello che mi riesce meglio, per quanto riguarda i video su Instagram è andata così, mi sono detta che ‘Mi piace cantare, non lo faccio davanti a nessuno, però ho voglia di condividerlo'.

Cos'hai cantato nel primo video che hai pubblicato?

Mi sa che era Sam Cooke, ma ho difficoltà a ricordare i titoli… (canta, ndr) "A change is gonna come" ecco qual era!

Come hai vissuto il periodo di lockdown?

Non ero a Bologna, non ero in una situazione di confort familiare, ero a Roma. Ho trovato conforto e anche un po' di work to do nel canto, mi sono lasciata andare, ho dato voce ai miei pensieri, poi a volte sono più brava a mettere qualche parola in canzone che rispondere a queste domande.

"Scorzese" è nata in quel periodo?

No, era lì già da un bel po', l'ho scritta un anno fa, era un esperimento per parlare di me, del mio modo di essere, di raccontarmi, mostra un po' del mio essere bipolare: sono una Bilancia quindi vado da un estremo all'altro, è difficile che riesca a trovare l'equilibrio, però sono in costante ricerca.

"Anche se sai, son migliorata tanto, tu eri il tipo che volevo accanto, io ero il tipo che usavi per vanto". Ci spieghi questi versi?

È una frase che ha molto del mio background. Ti parlavo dei pregiudizi prima, come li ho avuti nelle amicizie e tra gli sconosciuti li ho avuti anche con le relazioni amorose, mi sono sempre lasciata andare tra le braccia di persone che non avevano per niente capito chi ero io, vivevano ancora di quel mito che in realtà andavo proprio a grattar via.

La carriera di Elettra ha influenzato in qualche modo il tuo lavoro?

C'è chi pensa che siamo molto legate, in realtà abbiamo due caratteri molto diversi, abbiamo fatto due percorsi completamente opposti. Se la domanda è: la carriera di Elettra ti è servita per emergere? Ti dico di no, ma con tutto il rispetto per la sua carriera, veniamo da due mondi separati, io vengo da Venere e lei da Marte. Come in tutte le famiglie ci sono le sorelle e i fratelli che ogni tanto bisticciano, poi l'abbiamo fatto sempre, anche da piccoline, però le voglio bene, le auguro il meglio per la sua carriera, è bravissima in quello che fa e spero di fare altrettanto nel mio.

Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi?

Nei prossimi mesi ne sentirete altre, sicuramente, anche se ho delle cose in saccoccia, sto cercando di sperimentare il più possibile, spero che il prossimo disco faccia un po' ballare, sculettare.

Pensi che riuscirai a conciliare la carriera artistica con il lavoro in azienda?

Per forza, per fortuna ho il sostegno, e l'aiuto di mio fratello (Ferruccio Lamborghini, ndr) in azienda, alla fine è lui il boss. Mi tengo alcuni momento per me, da dedicare alla musica, perché è importantissimo dare un flusso alle cose, non voglio interrompere con la musica per dare più importanza all'azienda, perché sarebbe mettere giù il mio sogno proprio adesso.

Cosa pensi della condizione femminile, oggi, sia nel mondo della musica che nella società?

Partiamo dal fatto che sono una gran femminista, la mia vocazione verso un'attenzione sociale come quella dell'emancipazione femminile mi porta anche a parlare di questo e poi diciamolo, le donne sono gli uomini del 2020, ma dove andiamo tutti senza le donne! Questo è un po' il tipo di donna che voglio raccontare, una donna sicura di sé che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, e che con molta eleganza e sensualità fa valere le sue parole.