"Scappavo dai fascisti con le mazze/col Marker aperto nelle tasche" cantava Gemitaiz in "Non me ne vado". Essere antifascisti dovrebbe essere qualcosa di naturale. Da un giorno intero, però, il rapper sta facendo i conti con una imprevedibile shitstorm che si è sollevata dopo il suo attacco al Ministro degli Interni Matteo Salvini, una scia lunga di insulti che arrivano non soltanto da chi ha votato per il leader della Lega ma addirittura anche dai suoi fan. "Salvini ti auguro il peggio. Se muori facciamo una festa" ha scritto in una stories, rilanciata poi dallo stesso Salvini, da Calderoli e da tutta la stampa. Certo, le sue parole sono state pesanti ma restano però una provocazione, specie in giorni in cui abbiamo visto notevoli "Fuck Trump!" arrivare dall'altra parte del mondo (vedi Robert DeNiro). Non dovrebbe sorprendere che un artista dichiaratamente antifascista prenda posizioni contro il potente di turno, specialmente in momenti topici per il Paese, momenti in cui esprimere le proprie idee diventa prima di ogni altra cosa un gesto di coscienza e impegno civile.

L'intervista a Gemitaiz, il problema di un approccio "conscious"

Negli Stati Uniti è pieno di casi in cui artisti "conscious" (pensiamo a Childish Gambino, a Kendrick Lamar) si schierano apertamente contro le amministrazioni politiche. Quello che sta accadendo a Gemitaiz dimostra che l'Italia non sembra esattamente un posto in cui esprimere le proprie posizioni, soprattutto esagerando e cercando di essere plateali. Noi di Fanpage.it abbiamo ascoltato le sue ragioni, le sue argomentazioni. Gemitaiz è un fiume in piena. È amareggiato soprattutto perché si è reso conto di avere una parte di fan contro di lui, ammette che "di politica non mi è mai fregato niente" ma che "ci sono valori imprescindibili nella vita e uno di questi è l'uguaglianza". Si è risentito per i modi utilizzati, ma non indietreggia di un passo circa la volontà di contrastare con le idee e con la musica chi crea divisione e favorisce comportamenti non inclusivi.

Davide (Gemitaiz, ndr), è scoppiato un casino. Prima di parlare della storia su Instagram, ti va di argomentare meglio quella che è la tua posizione su Matteo Salvini. 

Di politica non mi frega niente, non mi è mai fregato niente e non mi sono mai intromesso in queste faccende perché non è il mio pane quotidiano. Allo stesso tempo, quando una cosa del genere comincia a rappresentare ideologismi che vanno oltre, perché ci sono valori imprescindibili nella vita e uno di questi è l'uguaglianza, io non ho una posizione su Matteo Salvini a livello politico ma a livello civile. Il suo modo di comunicare e gestire la cosa ha dell'odio di fondo. È un razzista, per quello che ha fatto in passato, per le uscite che ha avuto, sono cose che non possono essere dimenticate. Nella sua posizione non c'è una questione meramente politica, c'è una questione di base, un dato di fatto, lui non considera queste persone al suo stesso livello. Qui si parla di razzismo. Il razzismo è come il nazismo, dobbiamo andargli contro.

Penso al tuo intervento e penso a "colleghi" americani come Childish Gambino e Kendrick Lamar, che seguono l'attualità e contrastano il potere, quando il potere sbaglia, costantemente. Del resto, è la prerogativa di ogni artista avere un approccio ‘conscious'. Qui c'è un problema su questo tipo approccio?  

Qui l'approccio conscious non ci può essere perché la gente che ascolta la musica che faccio io, ma comunque in generale, non hanno la più pallida idea. Non gliene frega un cazzo, anzi ho trovato un sacco di ragazzi piccoli, gente che sente la mia musica, che sostiene lui piuttosto che me. Mi hanno scritto: "Mi hai deluso!". Immagina come si possa avere un approccio conscious con questo genere di persone. Gente che mi ha scritto: "Vedremo quando tua sorella o tua cugina sarà stuprata da un negro, cosa succederà". Questo è quello che dice la gente di 14 anni del nostro paese, purtroppo, perché sono degli ignoranti, ma non hanno colpa. La colpa è dei genitori che dovrebbero trasmettere valori importanti, come me li hanno trasmessi i miei. Quello che mi ha amareggiato è questo, non c'è nessuno che mi dice nulla.

Scriveresti ancora quello che hai scritto? 

Mi risento di aver scritto quella cosa su Instagram perché posso passare, non ti dico dalla parte del torto perché non c'è di avere torto o ragione perché è nell'unico modo quella cosa, però mi risento. Io gli auguravo il peggio, non la morte. Mi rendo conto che mi sono fatto prendere dall'incazzatura del momento, perché mi sono andato a leggere i commenti che scrivevano nelle bacheche dei rappresentati di questo paese. Ha condiviso la mia notizia Calderoli, lo stesso che ha chiamato scimmia la Kyenge. Io se lo vedo Calderoli, gli sputo. Questa è gente che andrebbe rinchiusa.

C'è qualcuno che ti ha mostrato solidarietà pubblica nel mondo dello spettacolo e nel mondo del rap?

Ho sollecitato i miei colleghi di dire qualcosa e fare qualcosa, perché credo sia il caso. Purtroppo, amaramente, ti posso dire che sono stati molto pochi i personaggi che hanno deciso di appoggiarmi e prendere parte con me a questa cosa. E comunque, per quanto sono amareggiato, neanche mi sorprende perché fanno buon viso a cattivo gioco.

Stai ricevendo tuttora minacce sulle tue pagine. 

Se vai sulla mia pagina di Facebook, stanno insultando mia madre, mio padre che è morto. Sono un branco di ignoranti, capre con le quali io non condivido nulla e mi vergogno di condividerne la cittadinanza italiana. Io questa gente la vorrei vedere in galera, non io che scrivo contro Salvini. Non condivido niente di quello che fa e dice questa gente. Capisco di aver fatto il massimo che potevo fare, continuerò a dare il mio sostegno in maniera normale, tanto il casino mediatico è scoppiato. Adesso sta alla gente scegliere da che parte stare e come farlo.