Nell'anno di "Bohemian Rhapsody", il biopic dedicato ai Queen e a Freddie Mercury, il Festival di Sanremo non poteva esimersi dal ricordare il frontman della band britannica, morto a inizio anni Novanta perché malato di AIDS. Dopo la gigantesca interpretazione di Rami Malek, già valsa un Golden Globe all'attore, Pierfrancesco Favino ha vestito i panni di Mercury sul palco dell'Ariston con il numero eseguito insieme a Virginia Raffaele, durante il mquale si sono sovrapposti Mary Poppins e proprio il musical ispirato alla vita dell'artista originario di Zanzibar. C'è un aneddoto che lega i Queen e in particolare Mercury alla storia di Sanremo e risale all'edizione del 1984.

È l'anno del ritorno all'Ariston di Pippo Baudo, che dopo il debutto da conduttore nel 1968 fa di nuovo gli onori di casa. La novità vera di questa edizione, però, è la scelta definitiva della direzione artistica di passare al playback. Fino all'anno prima gli artisti in gara erano liberi di scegliere se cantare o meno dal vivo, mentre a partire da quest'anno non c'è più scelta. Un'era sanremese che pare lontana anni luce rispetto al nostro modo di percepire la gara canora del Festival, dove è predominante l'elemento dell'esecuzione vocale.

In quell'anno sono costretti ad adattarsi cantanti come Claudio Villa, che faceva delle sue qualità vocali il marchio di fabbrica e l'elemento di riconoscimento, ma c'è un'altra ugola d'oro che deve sottomettersi a questa regola: proprio quella di Mercury. I Queen sono infatti ospiti di Sanremo, nell'anno in cui circola nelle radio il loro successo Radio Ga-Ga. Mercury è in stato di grazia, sono questi gli anni delle sue esibizioni più iconiche (nei due anni successivi ci saranno quella del Live Aid e del concerto di Wembley) e di cantare in playback non ne ha alcuna intenzione. Vorrebbe esibirsi dal vivo, ma non c'è averso alcuno e la band britannica esegue il pezzo in playback sul palco. Ma Mercury non fa passare inosservata la cosa e non fa nulla per camuffare la questione. Anzi, pur dimenandosi sul palco con il suo stile proverbiale, Mercury tiene volutamente lontano dalla bocca il microfono e fa intuire chiaramente che la sua esibizione non è dal vivo.

Il playback è stato uno spartiacque nella storia del regolamento sanremese e Mercury non è stato il solo a ribellarsi alla regola. Una reazione di protesta molto simile l'aveva avuta Vasco Rossi l'anno precedente, il 1983. Il rocker di Zocca, durante l'esecuzione di "Vita Spericolata", abbandonò il palco prima del ritornello conclusivo, lasciando che fosse il playback a terminare la canzone. Che si trattasse di un gesto di ribellione o meno non è chiaro, anche perché nell'allontanarsi dal palco Rossi è chiaramente barcollante. Una cosa simile la fece anche Rino Gaetano, non a Sanremo ma a Discoestate, inscenando una protesta dolce: durante la canzone iniziò a fumare una sigaretta, con il playback in sottofondo.