Plasmare la società è un pregio di cui possono vantarsi in pochi. Uno di quei pochi è senza dubbio Francesco Guccini, cantautore, poeta, scrittore, intellettuale che oggi compie 80 anni. Quello che è l'artista di Pàvana lo descrivono le centinaia di canzoni e le migliaia di pagine che nella sua lunghissima carriera ha buttato giù, l'amore per le storie anarchiche, l'innamoramento per l'America, gli anni della protesta, le città a segnare i suoi periodi, la fuga dalla sua casa di Pàvana e il suo ritorno in una dimensione che ha sempre amato. Nella strada che si inerpica verso il paese chiunque potrebbe raccontarvi un aneddoto che ha a che fare con lui. Quando nel 2018 avemmo la possibilità di raggiungerlo a casa, ci fermammo a mangiare in una taverna a pochi chilometri e il proprietario – che capì subito dove eravamo diretti – raccontò di un uomo che amava la quotidianità del Paese, le serate a bere, un buon piatto e un po' di amici intorno a sé.

A vent'anni si è stupidi davvero

Io Guccini l'ho "scoperto" tardi. Come si fa a scoprire tardi Guccini? Ovviamente le sue canzoni fanno parte del bagaglio culturale di tanti della mia generazione (81), talvolta come una serie di canzoni che cantiamo a memoria perché tramandate da genitori, parenti, radio e tv. Eppure l'idea era quella di un cantautore che aveva vissuto un tempo troppo diverso. E fu un errore. Poi il tempo aiuta e smussa le certezze di un giovane, come in fondo cantava anche lui: "Perché a vent'anni è tutto ancora intero, perché a vent'anni è tutto chi lo sa, a vent'anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell'età". Però ecco se c'è una cosa che Guccini non ama particolarmente – lo disse a noi, ma l'ha detto spesso nelle sue interviste – è quest'attaccamento ai suoi successi, spesso solo a quelli, dimenticando un catalogo fatto di tantissime canzoni stupende.

Un canzoniere variegato

Il canzoniere gucciniano, infatti, è enorme e variegato, nella musica ma soprattutto nelle parole, nei temi, nel modo di raccontare il suo tempo, nel descrivere dubbi più che certezze, fare domande più che dare risposte. A portarci da lui, all'epoca, non fu un disco, ma il canzoniere pubblicato da Bompiani, le sue parole raccolte e analizzate da Gabriella Fenocchio, filologa e studiosa di letteratura italiana del Novecento, come fossero testi poetici, perché alla fine la struttura era quella. Sono le parole quelle su cui lui stesso vorrebbe ci si soffermasse: "Delle volte, forse, ho scritto delle buone canzoni, ho scritto anche delle musiche piacevoli, decenti, ma non mi sono mai messo come musicista, sulle parole forse riuscivo meglio, ecco il perché della mia preferenza" ci spiegò, e proprio i suoi libri furono ciò che rese più orgoglioso il padre, che non ha mai ben capito la sua carriera musicale.

Le note di viaggio, il ritorno momentaneo alla musica

Un luogo comune, ma neanche tanto, vuole che sia meglio non incontrare i propri idoli, i propri miti, perché la delusione è dietro l'angolo. Ecco, questo discorso difficilmente vale per Guccini, la cui casa di Pàvana è diventata un luogo di pellegrinaggio, una fatica non indifferente perché parlare con degli sconosciuti non sempre è semplice, disse ridendo, eppure è uno sforzo che ancora si concede. Sono tantissimi anche i giovani che si arrampicano fino ai monti dell'Appenino. Rileggerlo e riscoprirlo oggi è un esercizio di crescita ed è bello che lo si faccia col suo assenso, con la sua impronta. Successe col Canzoniere, appunto, con la curatrice che poteva chiedergli conto di alcune cose, ma succede anche con "Note di viaggio", di cui da poco è stato annunciato il secondo volume: il progetto prevede la rilettura di alcune delle sue canzoni prodotte e arrangiate da Mauro Pagani e interpretate dalle grandi voci della musica italiana. Mettere le mani nella discografia di Guccini potrebbe portare a chi ha meno dimestichezza enormi sorprese, si potrebbero scoprire gioielli come "Piccola città", "100 Pennsylvania Ave", "Autogrill" "Canzone della bambina portoghese", "Canzone delle domande consuete".

La scrittura oltre la musica

Negli ultimi anni Guccini ha lasciato stare la musica, ha posato la chitarra, abbandonato i calli del chitarrista e si è dedicato esclusivamente alla scrittura, completando la sua tetralogia letteraria con "Tralummescuro" che è anche candidato al Premio Campiello. Nonostante i problemi alla vista che ormai lo accompagnano da tempo, il cantautore è riuscito a chiudere il racconto letterario con il ritorno alle origini. Per questo ha ragione la figlia Teresa che ci bacchetta e su Twitter scrive: "Francesco Guccini compie 80 anni e Una carriera lunghissima di canzoni libri e tour infiniti di quando i tour non avevano bisogno di un disco in uscita per esserci e il riassunto dei titolisti per i suoi 80 anni è: ‘non sono mai stato comunista'”.