Fiorella Mannoia al Festival di Sanremo 2017 (LaPresse)
in foto: Fiorella Mannoia al Festival di Sanremo 2017 (LaPresse)

Lo scorso anno Fiorella Mannoia partecipò al Festival di Sanremo, qualificandosi al secondo posto con la canzone "Che tu sia benedetta". La cantante romana era partita come vincitrice annunciata, finché l'arrivo di Gabbani con "Occidentali's Karma" e con il gorilla ha mescolato tutte le carte in tavola, vincendo e relegando la cantante al secondo posto. Una carriera incredibile quella della Mannoia, che l'ha portata lo scorso anno a essere una meteora in gara e quest'anno a prendere parte alla kermesse come ospite, nella serata conclusiva, dopo la Pausini e prima del trio composto da Nek, Francesco Renga e Max Pezzali.

L'esibizione della Mannoia in coppia con Baglioni

Non è la prima volta che la Mannoia, comunque, arriva all'Ariston in qualità di ospite speciale. Prima della sua ultima partecipazione in gara, infatti, la cantante romana era arrivata a Sanremo nel 2000 come invitata al 50° Festival di Sanremo, dove portò i brani "Il pescatore" e "Oh che sarà". Per questo suo ritorno, però, la cantante ha scelto una canzone di fratellanza: appena terminato il monologo "La notte poco prima della foresta" di Pierfrancesco Favino, infatti, la Mannoia ha cantato "Mio fratello che guardi il mondo", una canzone di Ivano Fossati, inclusa nel suo album "Lindbergh – Lettere da sopra la pioggia". Non è la prima volta che la cantante rifà il pezzo di Fossati, che per la cantante scritto alcune delle sue canzoni più amate come "I treni a Vapore" e "Le notti di Maggio" (che nel 1988 vinse il Premio della critica proprio a Sanremo), ma questa volta non l'ha fatto da sola: ad accompagnarla in questo omaggio a uno dei nostri cantautori più raffinati è stato proprio Direttore artistico che è entrato in corsa, accompagnandola fino alla fine, quando li raggiunge Favino.

Il significato di "Mio fratello che guardi il mondo"

A spiegare il significato della canzone ci ha pensato lo stesso Fossati che a Musica! disse: "Da molti è stata intesa come una riflessione sul mondo degli extracomunitari. È un'interpretazione che ci può anche stare. Per me rifletteva in maniera più generale la difficile convivenza con la diversità. Intendevo la difficoltà dell'accettazione più ampia del termine: povertà, disagio, malattia, condizioni che possono cambiare, per fortuna. La strada della speranza è sempre aperta, la possiamo trovare. O meglio: è la strada che troverà noi".