Fabri Fibra (LaPresse)
in foto: Fabri Fibra (LaPresse)

Ieri mattina avevamo provato a sentire Fabri Fibra per provare a capire cosa fosse successo e quale fosse la sua versione dei fatti riguardo il risarcimento per diffamazione che ha dovuto versare a Valerio Scanu per colpa della canzone "A me di te", brano contenuto in "Guerra e Pace", album del 2013. Una canzone in cui il rapper faceva riferimento al cantante uscito da Amici e vincitore del festival di Sanremo e lo faceva con frasi che il Tribunale ha ritenuto diffamatorie. In realtà, però, i 20 mila euro sono una cifra che Fibra ha versato già, essendo la sentenza di un anno fa e tornata in auge per un pezzo scritto su la Repubblica che specificava come fossero scaduti i tempi per impugnare la sentenza che è divenuta, quindi, definitiva. Una sentenza dal sapore storico, essendo la prima che condanna un rapper per quel reato, ma è lo stesso Fibra a sorprendersi per il ritorno della notizia.

E la risposta alla news è arrivata direttamente dalla sua pagina Facebook in cui spiega come nasce quella canzone:

La storia di A Me Di Te è tutta strana: la canzone è di tre anni fa, non è mai stata un singolo, non ha mai avuto un video. Non ha mai creato un gran rumore mediatico, fino ad ora che Repubblica l'ha voluta rispolverare. A Me Di Te è nato come un pezzo divertente, scritto in freestyle, è roba che non andrebbe presa sul serio, i nomi nel testo sono deformati, proprio per far ridere e per creare una situazione ironica. Non è la prima volta che mi ritrovo a "giustificare" le mie rime, i miei fan ormai ci sono abituati e si fanno anche due risate a riguardo, perché sanno che questo è rap.

Ma il cantante di Senigallia, che ha ripubblicato in queste settimane il suo album "Tradimento" in occasione dei 10 anni di vita, ci tiene a specificare che non è affatto omofobo:

Scrivere di certi argomenti nelle canzoni apre dei dibattiti e può far infuriare la polemica, ne sono completamente consapevole. In un passaggio del testo infatti dico "è solo un gioco, ma in pochi lo capiscono". Ho sempre criticato i personaggi di un certo tipo che arrivano sotto i riflettori grazie a mille strategie e scorciatoie televisive, nei miei dischi sono libero di poterlo fare, lo faccio nel mio stile e non credo di offendere o danneggiare veramente nessuno.

La sorpresa è nel fatto che era convinto di potersi esprimere in maniera diversa per il fatto di essere un artista e poter contestualizzare quelle parole e tutte le parole che canta all'interno del genere; parole che, però, lette in un'aula di Tribunale assumono un altro peso:

Pensavo di potermi esprimere come meglio credevo perché sono un artista, ma logicamente se un testo del genere viene letto in un'aula di tribunale davanti a un giudice, il risultato cambia e di molto. In Italia il rap lascia ancora interdetti e pago perciò questi 20.000€ di multa per avere avuto la possibilità di criticare e raccontare con il rap certe immagini e situazioni. All'estero nei testi del rap si tirano in ballo molti personaggi dello spettacolo con immagini altrettanto forti (anche nei video, basti vedere l'ultimo di Kanye West). Con la fama e il successo arriva di tutto, anche il protagonismo che non ti gratifica, anche quello non voluto. Lo dovrebbero capire tutti, e io l'ho capito bene anche a spese mie.

Il rap, insomma, non utilizzato per criticare una persona, presa a pretesto, però, per parlare di un mondo e di alcune dinamiche:

Non conosco Valerio Scanu e non mi interessa conoscerlo, sarà senz'altro una brava persona, ma artisticamente non mi coinvolge, come non mi coinvolgono tutti gli artisti che cantano canzoni scritte da altri e che sono legati a queste dinamiche discografiche e dell'ambiente dello spettacolo, oggi come oggi più che mai ripetitivo. A me di lui né della sua sessualità non importa nulla, ma mi viene spontaneo criticare, con il rap, tutte queste incongruenze che compongono questo tipo di carriera. La mia carriera è differente, io sono qui grazie a me stesso e a quello che ho scritto negli anni, la forza della mia musica sta qui. Ho sempre fatto questo genere musicale, lascio quindi che sia la musica a parlare per me e ad attirare l'attenzione, non sono il tipo che vedrete sopra un'isola dei famosi con addosso un costume ridicolo o ad azzardare imitazioni in tv. Per altri artisti invece un po' di esposizione, qualunque essa sia, non si rifiuta mai.

L'ultimo pensiero è per la comunità LGBT:

In conclusione ci tengo a sottolineare che il mio rispetto va alla comunità LGBT italiana e a tutti coloro che si battono attivamente per i propri diritti contro l'ipocrisia e i finti moralismi, oggi più che mai. A Me Di Te non c'entra niente con le cose serie. Rap è, e rap rimane.