Edoardo Vianello ricorda con affetto a Fanpage.it Ennio Morricone, sodale e amico con cui ebbe un lungo e felice sodalizio. Tra composizioni e arrangiamenti, il musicista scomparso a 91 anni lavorò a tanti successi del cantante: i casi più famosi sono "Abbronzatissima" e "Pinne fucile e occhiali", ma non tralasciamo "Faccio finta di dormire", "Cicciona cha cha", "Ma guardatela", "Il Capello", "O mio Signore", "Il Peperone". Abbiamo sentito Vianello per un omaggio al compositore che non solo ha scritto pagine fondamentali della storia del cinema, ma anche tantissimi pezzi di musica leggera, che rivoluzionò inventando a tutti gli effetti il concetto di arrangiamento.

Vuole parlarci di com'è nato il sodalizio con il Maestro Morricone?

Il primo incontro è avvenuto nel 1959. Morricone era un autore debuttante nel campo del teatro e aveva scritto le musiche di una commedia nella quale recitavo e cantavo anch'io. Era un debutto anche per me. Ci siamo conosciuti a Milano, ho cantato alcune sue canzoni, piuttosto "strane". Lui ci teneva che io le facessi esattamente come se le era immaginate lui! Lì è nata un'amicizia. Lavorando un anno a teatro l'ho incontrato spesso, perché veniva a controllare che le musiche venissero rispettate. Quando ho cominciato a scrivere canzoni ho chiesto alla mia casa discografica di lavorare con Morricone, al quale avevo già chiesto se si poteva occupare dei miei arrangiamenti. Lì è iniziato un sodalizio discografico molto importante perché le mie canzoni arrangiate da lui hanno acquisito un sapore più particolare, affascinante, interessante. Questo valore aggiunto ha permesso alle mie canzoni di conservarsi negli anni. L'arrangiamento le ha caratterizzate al punto che sono riconoscibili dalle prime note. Questo sodalizio è durato fino al '67, poi lui non si è più dedicato ai dischi ma alle colonne sonore. Quando mi sono sposato con Wilma (Goich, ndr) lui è stato mio testimone di nozze. Poi gli incontri sono stati più sporadici, eravamo su due strade diverse.

Insieme avete creato per primi quelli che oggi chiamiamo tormentoni, spesso contraddistinti dalla ricerca di sonorità inedite da parte di Morricone.

Con i riff che lui inseriva nelle canzoni, il motivetto veniva ricordato ancora meglio perché era caratterizzato da una risposta dell'orchestra: in questo modo, il pezzo è ancora più facilmente riconoscibile e ricordabile. In questo era abilissimo. Io credo che Morricone abbia veramente inventato gli arrangiamenti, prima di lui l'orchestratore si limitava a fare un accompagnamento, senza idee particolari. Il vero modo di fare i dischi si deve a lui. Ha fatto una grande gavetta con gli arrangiamenti, che venivano creati dall'inizio alla fine e poi registrati con tutti i musicisti insieme. Non c'era la possibilità, come oggi, di fare registrazioni "a pezzetti". Allora si convocavano gli orchestrali  e si dava loro la partitura, in quel momento nasceva la canzone. Se un arrangiatore sbagliava un arrangiamento il pezzo era compromesso. Era molto importante lavorare con qualcuno che ti dava questa certezza.

Morricone diceva che scrivere canzoni di musica leggera era stato fondamentale per la sua carriera, perché per scrivere un brano strumentale "devi avere una esperienza completa, devi aver battuto tutti i bassifondi e i retrobottega dove si incide musica". 

Penso che avesse ragione, questo tipo di esperienze ti portano a migliorare e ad affinarti, anche nelle colonne sonore lui è sempre molto riconoscibile, ha avuto idee che non sono mai state usate prima di lui. Penso al fischio o all'acuto femminile, elementi che ha immesso nel mondo della colonna sonora.

Un aneddoto sulla vostra collaborazione?

C'è una cosa carina che ricorderò sempre. Morricone era già il grandissimo Morricone e io gli chiesi nel 1966 se mi poteva dirigere l'orchestra al Festival di Sanremo (Vianello portava il brano "Parlami di te" in coppia con Françoise Hardy, ndr). Lui lo fece a titolo amichevole. Venne a Sanremo con la moglie, con la massima umiltà. Credo che sia stata l'unica volta che ha diretto un cantante a Sanremo (in realtà era apparso all'Ariston anche nel '64, ndr). Questo ricordo me lo tengo carissimo nel cuore, è stato un onore grandissimo.

Un ricordo del vostro ultimo incontro?

E avvenuto tre anni fa, ho assistito a un suo concerto alla Scala di Milano e sono andato a salutarlo in camerino. Era con la moglie. Non è che fosse molto affabile, però mi ha detto che era contento! Me lo sono abbracciato. È l'ultima volta che ho avuto un contatto fisico con lui. In quell'occasione mia moglie lo stuzzicò chiedendogli se è vero che io avevo preso spunto da una sua canzone per fare "Abbronzatissima". Cosa che fra l'altro non è vera! Ma da un certo punto in poi ho deciso di ammettere che era vero. La verità è che, in quella famosa commedia del '59, cantavo "Ornella" con un salto di ottava: lui sostiene che quel "A-A" di "Abbronzatissima" l'abbia scritto prendendo spunto dalla sua canzone. Dimenticandosi però che "Abbronzatissima" l'ho scritta 5 anni dopo e che l'arrangiamento l'aveva fatto lui! Avrebbe potuto dirmelo all'epoca e invece non mi ha detto mai niente, me l'ha detto 50 anni dopo. Questa cosa in fondo mi fa piacere: è divertente che a un artista che ha fatto tutto quello che ha fatto lui resti quella "spina" nel cuore. Mia moglie gli disse: "Maestro, si è fatto fregare due note da mio marito". E lui: "Sì sì, è vero. Ma l'ho perdonato". Vederci di persona era difficile, ma l'ho sentito tante volte al telefono. Avevo anche un po' di soggezione verso di lui, non volevo rompere le scatole a una persona così maestosa. Il rapporto è rimasto comunque bellissimo, come accade sempre quando lavori con qualcuno e ti trovi così bene.