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Ecco Tidal, il servizio streaming degli artisti… (per gli artisti?)

Ieri sera Jay Z ha lanciato il suo nuovo servizio di streaming Tidal. Ecco tutto ciò che (non) sappiamo di un servizio che a detta delle star che lo appoggiano (Rihanna, Madonna, Chris Martin, Beyoncé, Kanye West, tra gli altri) rivoluzionerà l’industria musicale.
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A cura di Francesco Raiola
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Ieri sera, durante una conferenza stampa, Jay Z ha presentato la sua nuova creatura, Tidal, ovvero una piattaforma di streaming che si avvale della collaborazione di alcune delle stelle del mondo della musica. Sul palco, assieme al rapper, infatti, sono saliti artisti del calibro di Beyoncé, Madonna, Kanye West, Daft Punk e Rihanna, tra gli altri, che hanno firmato una dichiarazione e parlato di quanto sia importante una visione nuova nel mondo, nuovissimo, dello streaming. A dire il vero non è stato comunicato molto più di quanto si sapeva già prima dell'incontro, ovvero i pagamenti per gli abbonati (9,99 dollari quello standard e 19,99 quello in hd), la mancanza, pare, di una versione free, con l'attenzione puntata tutta sui nomi che accompagnavano Jay Z sul palco e il bisogno di rispettare gli artisti (soprattutto) e di dare un servizio migliore agli utenti.

Il lancio con le star della musica mondiale

Ma è stato soprattutto il primo punto quello che pare essere stato messo maggiormente in evidenza. La presenza su quel palco di artisti di primo livello, infatti, che sono a loro volta anche azionisti del prodotto, ha fatto abbastanza clamore: "Ci siamo uniti a Tidal per preservare l'industria e per permettervi la fruizione della musica e di un'esperienza che possano essere la migliore per il consumatore" ha detto durante il suo intervento Alicia Keys, mentre Jay Z aveva spiegato che "Alcune persone non rispettano la musica e la stanno svalutando, e sviliscono il suo significato. La gente pensa veramente che la musica sia gratuita, ma paga 6$ per l'acqua. Uno può bere musica senza pagare, ed è acqua buona. Ma non hanno problemi a pagarla. È l'atteggiamento mentale di oggi". Gawker, però, ha voluto sottolineare, in maniera ironica come "solo pochi minuti fa, l'intera industria musicale era su un palco in una dimostrazione collettiva di quanto ricchi e fuori dal mondo siano. Pensano che tu abbia voglia di pagare il doppio del prezzo degli altri servizi di streaming per il loro servizio di streaming, perché stanno fuori".

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Perché Tidal al posto di Spotify e Deezer?

Critiche a parte, è ancora dura poter giudicare Tidal, visto che non è stato svelato molto, ma quello di Gawker è il riassunto di tutta l'ala che non ha visto di buon occhio questo spiegamento di forze. Perché pagare di più? Cosa date in più rispetto a quello che già c'è? E, soprattutto, aggiungiamo, c'è sempre quel discorso dello sputare nel piatto in cui si mangia. Insomma, fino a ieri, nonostante le critiche, quasi nessuno ha avuto il coraggio di fare come Taylor Swift o Thom Yorke e abbandonare quello che ad oggi è la big thing dell'industria, ovvero lo streaming, che negli ultimi anni ha avuto sempre più un ruolo preponderante, grazie alle stesse aziende che oggi gli artisti criticano. Eppure i loro album sono ancora là e il motivo è semplice: le label.

Il coraggio degli artisti-azionisti

Le aziende di streaming, infatti, stipulano accordi con le label, le quali, a loro volta, hanno accordi con i vari artisti che variano a seconda delle condizioni che stipulano con loro. Insomma, ciò che rende interessante questi prodotti sono i cataloghi (e i prezzi, ça va sans dire) e quello dei competitor sono molto ricchi; gli artisti presenti ieri sul palco, insomma, sarebbero intenzionati a fare pressione sulle label per dare l'esclusiva a un solo servizio? Sono pronti a fare come Taylor Swift che mesi fa ha tolto i propri album da tutte le piattaforme tranne Tidal (a eccezione dell'ultimo "1989")? Quali saranno i contenuti speciali che Tidal potrà vantare per giustificare il prezzo dell'abbonamento? Aspettiamo, insomma, di capire quali video esclusivi o album in anteprima potrà avere prima di farci un'idea vera e propria.

Guardare agli utenti e non solo agli artisti

E da capire è anche un altro punto, ovvero quanto dietro la facciata dei grandi artisti sia incoraggiata una ripartizione vantaggiosa verso gli artisti emergenti, altro punto caldo quando si parla di streaming. Se Spotify, Deezer, Pandora e gli altri hanno trovato un loro labile equilibrio, cosa riuscirà a dare in più Tidal? Lo si vedrà. Quel che è certo è che per ora dovrà lottare contro il conservatorismo che è in tutti noi, che spesso tendiamo a rimanere fedeli alle nostre abitudini (che ormai sono le aziende storiche) e i competitor che sembrano aumentare sempre di più, se è vero che siamo in attesa delle novità di Apple e Google. Insomma, la sfida è sicuramente quella di attirare gli artisti, ma dovrà essere chiaro che la sfida non si vincerà senza convincere gli utenti.

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