23 Marzo 2021
10:04

Dopo aver ascoltato Musica leggerissima è ora di scoprire altre canzoni di Colapesce e Dimartino

Benché non fosse propriamente impossibile immaginare che “Musica leggerissima” sarebbe stata una delle canzoni più di successo di Sanremo 2021, ed entrare maggiormente nelle teste degli italiani, il risultato non era scontato. Per questo è il momento di riscoprire la discografia di Colapesce e Dimartino.
A cura di Francesco Raiola

Benché non fosse propriamente impossibile immaginare che "Musica leggerissima" sarebbe stata una delle canzoni più di successo di Sanremo 2021, ed entrare maggiormente nelle teste degli italiani, il risultato non era scontato. Da anni, infatti, ci sono tante canzoni pop che, purtroppo, senza un palcoscenico come quello di Sanremo sono relegate all'ascolto di pochi o, comunque, di meno persone di quello che meriterebbero. Chissà, forse sarebbe successo anche con "Musica leggerissima" se Amadeus non avesse scelto Colapesce e Dimartino per cantarla sul palco dell'Ariston e la canzone fosse rimasta, per esempio, "solo" nel loro ultimo album "I mortali", il primo che i due cantautori hanno firmato a quattro mani.

Primo a quattro mani ma ennesimo delle carriere dei due cantautori che da soli, in gruppo, in duo hanno una discografia tra le più entusiasmanti di questi ultimi anni, in grado di spaziare nei generi, mescolandoli e facendosi forti sempre di una scrittura che pur restando orecchiabile ha sempre mantenuto una qualità alta e vivida. Non è un caso che i due si siano da sempre ispirati a Franco Battiato, forse colui che più di tutti, nel nostro Paese, è riuscito a unire il linguaggio pop a quello aulico, Poesia e termini non quotidiani a melodie orecchiabili. Basterebbe citare solo "La voce del padrone" che quest'anno compie 40 anni e al suo interno ha brani come "Centro di gravità permanente", "Summer on a solitary beach" o "Bandiera bianca" tra le tante (sette, in verità). E proprio "Povera patria" di Franco Battiato è stata la cover scelta dai due per la terza serata del Festival. Insomma, un cerchio che si chiude, ma che lascia enormi spiragli futuri e immensi campi passati da ripercorrere e scoprire.

"Musica leggerissima" resta il più grande successo commerciale dei due, e pian piano ha conquistato anche primati in assoluto: è la canzone col video più visto tra quelli delle canzoni in gara all'ultimo Festival – più di "Chiamami per nome" di Fedez e Michielin, più di "Zitti e buoni" dei Maneskin – è prima nella classifica dei singoli della FIMI ed è la prima canzone tra quelle del Festival a ottenere la certificazione di Platino. Insomma, se è vero che i numeri non sono sempre segno di qualità, questa volta possiamo rallegrarci del fatto che i numeri arrivano per una canzone che di qualità ne ha tanta e che porta alla luce due dei migliori cantautori italiani.

Chiariamoci, Colapesce e Dimartino non li scopriamo oggi e da anni sono considerati tra i migliori artisti del panorama, ma ovviamente esistono diversi livelli di popolarità nella musica, c'è quello che una volta chiamavamo indie, c'è quello streaming e c'è anche quello sanremese e radiofonico. Per esempio, avete mai ascoltato "Totale"? Pezzo contenuto in "Infedele", terzo album solista di Colapesce, o "Maledetti italiani", singolo con cui è partita l'avventura di "Egomostro" che era il secondo album e conteneva canzoni come "Le vacanze intelligenti" e "Reale" che potrebbero conquistarvi se vi piace il mood "leggerissimo". Ma andando a ritroso potreste innamorarvi, per esempio, di un brano come "Satellite" (anche nella versione con Meg) o di brani come "Restiamo in casa" e "Bogotà" contenuti in "Un meraviglioso declino" (di cui si consiglia anche tutto il secondo disco di inediti e cover).

E Dimartino? "Cara maestra abbiamo perso" è il primo album e "Cabio idea" è forse la canzone simbolo di quell'album, "Abbandonarsi ogni tanto è utile", invece, è il secondo disco solista del cantante nonché uno dei più celebrati del 2012, considerato da molti come uno dei migliori usciti in quei dodici mesi. Provate, per dire, a mettere su canzoni come "Non siamo gli alberi", "Non ho più voglia di imparare" o "La penultima cena". Subito dopo Dimartino si ispirò a Cesare Pavese e dedicò un album alla dimensione del paese, appunto, con chicche assolute come "I calendari" (in coppia con Cristina Donà), fino ad "Afrodite", ultimo solista prima de I Mortali (in realtà c'è anche un progetto molto bello con Fabrizio Cammarata, si chiama "Un mondo raro" ed è un viaggio nella musica di e ispirata da Chavela Vargas), in cui ci sono brani stupendi come "Giorni buoni" o "Pesce d'aprile".

E poi ci sono "I mortali" e "I mortali 2", ovvero l'album scritto a quattro mani e il suo repack (che poi, vista la quantità e qualità del contenuto vale quasi come nuovo album). Uscito nel 2020, l'album è un compendio di ciò che Colapesce e Dimartino hanno fatto in questi anni, unendo un'anima pop a un'attenzione enorme sia nella scrittura che nello sguardo, nella ricerca di un punto di vista preciso e particolare in tutto quello che raccontano. Così come quando si legge un libro si fa attenzione a come i personaggi sono descritti, come evolvono (se evolvono), da che punto di vista stiamo guardando quella storia, quali sono i turning point, allo stesso modo le canzoni di Colapesce e Dimartino sono qualcosa da osservare attentamente perché hanno il pregio di regalarti sempre qualche spunto – musicale o testuale o proprio di scelte stilistiche – che ti rinnova il senso di una canzone. Insomma, i titoli scelti (ma "Luna araba" con Carmen Consoli l'avete ascoltata? E "Cicale"? E "Noia mortale"?) sono solo un motivo per consigliare di riprendere in mano le loro discografie, usando il momento di maggiore visibilità per dare luce a un percorso che vale la pena riascoltare nella propria interezza. Che poi Sanremo è anche questo, la possibilità di scoprire, trovarci invitati in casa persone che potrebbero diventare nostre amiche. Loro lo hanno fatto in maniera leggerissima (ma non troppo).

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