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17 Febbraio 2013
02:55

Daniele Silvestri a mani vuote più che “a bocca chiusa”

Marco Mengoni ha vinto il Festival di Sanremo 2013 con il brano L’essenziale e di Daniele Silvestri nemmeno l’ombra di un premio. Il pubblico reclama e i social insorgono, volendo anche a ragione.
A cura di Eleonora D'Amore
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mengoni-silvestri

Un Festival di Sanremo ricco di sorprese, meno che in una cosa: il nome del vincitore. Sin dall'inizio è apparso alquanto prevedibile che Marco Mengoni vincesse Sanremo 2013, con buona pace dei suoi avversari e soprattutto di artisti come Daniele Silvestri ed Elio e le Storie tese, di sicuro confinati in un secondo e quarto posto. Al caro Silvestri si era pensato andasse anche il premio della critica Mia Martini come unica vera consolazione. All'improvviso però c'è stato un inaspettato colpo di scena: gli Elio hanno portato a casa ben due premi, sia quello della critica che quello del miglior arrangiamento, e in qualche modo hanno rovinato le previsioni della classifica definitiva. Senza contare il passaggio di turno di questi ultimi nella triade di finalisti, che ha reso poi ufficiale il secondo posto de La canzone mononota.

Alla fine insomma la giuria e il pubblico hanno decretato il "Re Matto" vincitore assoluto di questa 63° edizione grazie al successo del brano "L'essenziale", scritto a quattro mani con Roberto Casalino. E Daniele Silvestri? Possibile che di ben cinque partecipazioni al festival nemmeno una sia andata a buon fine? Già in passato le sue canzoni sanremesi non sono riuscite a regalargli un posto sul podio: L'uomo col megafono (1995)  e Aria (1999) hanno ricevuto il premio della critica, Salirò (2002) si è posizionato al quattordicesimo posto e solo La paranza (2007) è riuscita quanto meno a conferirgli un quarto posto.

Questo era l'anno di Silvestri, tutti ci hanno creduto dal primo momento. Vuoi che il brano "A bocca chiusa" ha conquistato l'attenzione del pubblico con un testo decisamente toccante ed estremamente comunicativo, vuoi che la presenza del maestro Renato Vicini e del linguaggio dei segni sul palco hanno rafforzato non poco il pathos della loro esibizione. E allora cosa mancava per permettergli di raggiungere la vetta dell'Olimpo sanremese? C'è chi, in queste ore, attribuisce la sua sconfitta alla vittoria degli show televisivi canori, vedendo in Marco Mengoni e Antonio Maggio la proiezione di un'Italia "talent addicted", completamente proiettata nella discografia di terz'ordine che sperimenta poco e guadagna troppo. Io non penso sia semplicemente così, credo invece che talenti come Mengoni e Maggio si siano sempre distinti nella schiera dei talenti di X Factor e Amici, e abbiano portato questa eredità sul palco dell'Ariston meritando a pieno il consenso popolare.

C'è da dire però che se nella sezione giovani Renzo Rubino è stato gratificato almeno dal premio della critica, in quella big Daniele Silvestri è rimasto più che "a bocca chiusa" a mani vuote e purtroppo per quelle non c'è linguaggio alternativo che possa consentirgli un meritato riscatto.

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