Cosa vuol dire essere figli di un personaggio ingombrante come Fabrizio De André? Cristiano se lo chiede da sempre e glielo si chiede da sempre, di quel rapporto di alti e bassi che ha caratterizzato la loro vita assieme, interrotta quell'11 gennaio del 1999 quando Fabrizio morì. Cristiano gli era stato vicino anche artisticamente negli ultimi anni del padre, mettendo mano ad "Anime salve", suonando con lui e diventandone, successivamente, un erede a cui il padre aveva chiesto di portare avanti il suo messaggio e la sua memoria. Cristiano lo sta facendo e dopo essersi costruito con fatica e costanza una carriera solista ha rimesso ancora una volta mano al canzoniere paterno, scegliendo, questa volta, uno degli album simbolo del cantante, ovvero "Storia di un impiegato", più altre sue canzoni sociali e politiche, con cui è in tour e che tra poco toccherà anche la loro Genova. Abbiamo chiesto a Cristiano di raccontarci un po' del loro rapporto e dell'eredità del padre, a 20 anni dalla sua scomparsa.

Tu sei in giro con “Storia di un impiegato” e in generale con le sue canzoni più sociali, ma hai ripercorso e riletto praticamente un bel pezzo dell canzoniere di tuo padre. Che rapporto hai con il suo repertorio?

Diciamo che le sue opere sono a tutti note per essere un appiglio per questo vuoto esistenziale, per me riprendere la parte del suo canzoniere è stata la voglia di farlo conoscere a più persone possibili anche a quelli che non ascoltano prettamente la canzone d'autore, insomma cercare di allargare gli ascolti e portarlo anche ai ragazzi, attraverso nuovi arrangiamenti, attraverso la mia visione musicale. Devo dire che è un'operazione che ha funzionato, l'hanno apprezzata tutti e non era scontato perché molti sono talebani di mio padre, restano aggrappati a quello che era il passato, fortunatamente non è stato così e devo dire che è un modo per portare la Cultura, l'Arte e la sua grande poesia umanitaria in giro. Io lo considero una tachipirina per l'anima e non può che far bene in un momento di vuoto per quanto riguarda l'arte, la cultura in Italia.

Usi spesso questa espressione, lo dici anche live, me la spieghi bene?

Credo che la sua sia arte ad alti livelli e atemporale, quindi non subisce i danni del tempo, non subisce un declassificazione e rimane alta, oggi i suoi testi sono esattamente come li aveva scritti ieri, molto attuali e quindi il fatto che abbia sempre scritto a favore delle persone che avevano bisogno di voce, contro le guerre, contro lo sfruttamento rimane un dire attuale, uno schierarsi dalla parte dei più deboli. È una tachipirina per l'anima nel senso che fa bene ascoltarlo, fa bene leggerne i testi, fa bene all'anima, perché l'anima si nutre di arte e penso che ce ne sia troppo poca in questi anni e cercare di provare a farla è un modo per alimentare e dare del cibo alla nostra anima.

Canzoni d’amore, certo, storiche e stupende, ma soprattutto canzoni che hanno come protagonisti gli ultimi, gli emarginati, quelli vessati dal Potere, spesso bersaglio dell’ironia di tuo padre. Qual è il suo lato artistico che preferisci?

Io amo tutto, perché quelle d'amore riguardano una sfera emotiva, culturale: l'amore e guerra ci sono sempre state, lui ha parlato di tutto e non si può declassare l'amore rispetto a quello che viviamo ogni giorno, alla nostra società. In generale non mi sono affezionato di più a un pezzo rispetto ad altro, ma penso che ci sia un sacco d'amore anche nelle canzoni di protesa e più politiche.

Prima parlavi dei talebani della canzone, tu però hai anche specificato che tua padre ti chiese di portare avanti la sua musica: “Dopo che avevo arrangiato l’ultimo concerto del 1998, Fabrizio mi chiese di portare avanti il suo messaggio e la sua memoria" dicesti…

Gli avevo riarrangiato quel tour e mi chiese se avrei avuto voglia di rimettere mano alle sue opere precedenti e io gli risposi che ne avevo voglia e l'avrei fatto, a prescindere che se se ne andasse o meno, credo che se fosse stato ancora qui probabilmente avremmo ancora lavorato assieme.

Ricordi quando è stato il momento in cui ti ha chiesto di suonare con lui?

Beh, questo successe prima da ragazzo, poi nel momento in cui misi mano a un arrangiamento di "Anime Salve" che a lui piacque molto, mi chiese di prendere in mano la tournée e di fare gli arrangiamenti: fu un momento di riavvicinamento importante, anche perché nella nostra vita abbiamo avuto alti e bassi e il fatto di essere riconosciuto come un musicista potendo mettere mano col suo benestare mi ha dato un grande valore, una grande stima. Purtroppo poi è finito tutto rapidamente, peccato perché c'era già in programma qualcosa di grosso da fare assieme.

Cosa?

Sicuramente un album, in cui io avrei curato le musiche, gli arrangiamenti etc, quindi avremmo potuto sicuramente lavorare assieme.

Quando hai capito veramente la sua grandezza?

Che lui fosse un grande l'ho capito fin da bambino, poi il fatto di riuscire a trovarmi uno spazio nella mia vita per fare le mie cose, fare musica e avere la possibilità di essere ascoltato è un altro paio di maniche, nel senso che  ci ho messo tanto lavoro, ho nove dischi personali alle spalle, quindi non è che parto da niente. Ho cercato di fare un percorso e una volta maturato mi sono occupato anche di lui, ma ho sempre pensato alla mia vita e la mia strada.

Hai spesso parlato di quanto fosse “ingombrante” la sua figura e sul rapporto tra padre e figli – e le dinamiche che comporta – c’è una letteratura sconfinata. Hai fatto pace con questa cosa? Si può far pace con questa cosa?

Diciamo che è stata dura perché gli altri cercano sempre di fare paragoni anche se poi i paragoni non possono esistere, perché lui è un genio ed è difficile fare paragoni. Io non mi sono mai messo in competizione con lui perché sarei morto prima di farlo, quindi il fatto di essermi ritagliato, da musicista, un mio spazio è già tanto rispetto a una persona grande come lui, sono sempre stato orgoglioso di avere un padre come lui e oggi sono orgoglioso di me, di essere sopravvissuto.

Tornando al tuo ultimo tour tu rileggi in chiave rock, che effetto ha avuto questa rilettura, che effetto fa al pubblico sentirti rivestire quei pezzi?

Penso sia un'opera nell'opera che cerca di dare una visione diversa, più rock, elettronica e anche world, ho cercato di mettere tutto quello che rappresentavano i vari periodi musicali della mia carriera, per questo c'è un po' di tutto. Non ho pensato all'effetto che poteva avere ma solo a fare una cosa che mi piaceva e devo dire che siamo rimasti contenti del lavoro che abbiamo fatto e in queste date di presentazione fatte è stato recepito bene.

Tra qualche giorno c'è Genova, ormai sold out, immagini qualcosa di particolare?

Beh, Genova è speciale di per sé, è la città mia e di mio padre e già il fatto di suonarci ha qualcosa di speciale, in più ci sarà qualche chicca che non posso raccontare e la voglia di riabracciarla dopo tutti questi disastri avvenuti, dal ponte all'alluvione e alle mareggiate.

“Certo bisogna farne di strada/da una ginnastica d'obbedienza/fino ad un gesto molto più umano/che ti dia il senso della violenza/però bisogna farne altrettanta/per diventare così coglioni/da non riuscire più a capire/che non ci sono poteri buoni” (da "Nella mia ora di libertà") sono probabilmente alcuni dei versi più profondi scritti sul rapporto col potere. Oggi un pezzo di quel potere, rappresentato da Salvini, lo tira spesso in mezzo: è un controsenso oppure no? 

È una cosa che mi fa ben sperare per Salvini, il fatto che lui ami mio padre mi fa preoccupare di meno rispetto alla sua scelta politica. Io sono un antifascista dalla nascita e sono sempre stato di sinistra finché la sinistra è esistita e oggi sono comunque una persona contro le dittature e le sue declinazioni, un po' come lo era mio padre, quindi il fatto che Salvini ascolti mio padre (sorride) è una speranza in più che non vada oltre quello che sta facendo, che già mi sembra sul filo. Dall'altra parte posso dirti che oggi il potere ha assunto molte declinazioni diverse, prima riuscivi a vederlo e potevi scegliere se starci o no, oggi, invece, ti si infila dentro come un batterio attraverso i mass media, quindi diventa difficile riconoscerlo ed evitarlo.

Cristiano, qual è, quindi, la grande eredità lasciata da tuo padre?

Resta la sua grande opera umanitaria, benefica, salvifica, resta un appiglio in questo buio esistenziale e mi auguro che anche attraverso quello che sto facendo io si possa allargare sempre di più la sua parola.