La fine del 2020 è stata fortunata per Clementino, il rapper napoletano, uno dei veterani della scena, che ha chiuso l'anno col botto. Il 21 dicembre, infatti, ha festeggiato il compleanno con l'uscita del suo inno d'amore per Napoli, "Partenope", e con la finale di The Voice Senior, di cui è stato giudice. In attesa del nuovo album che uscirà nel 2021, il rapper napoletano ha mostrato le sue enormi doti da intrattenitori, sorprendendo il pubblico di Rai1 che forse non lo conosceva bene. The Voice potrebbe essere anche il trampolino per un'altra carriera per il cantante – sulla scia anche dell'amico Gigi D'Alessio – e lui non nega l'interesse per la tv. E, anzi, ha già pronto il nome del suo ipotetico programma, con la speranza della vicinanza di Fiorello"

Il 2020 è finito, qual è il bilancio di quest'anno?

Il 2020 è stato molto complesso per tutto, io ho cercato di evolvermi per quanto possibile: leggere qualche libro, scrivere qualche canzone, ho fatto un live sul tetto di casa mia e addirittura il giorno dopo sui giornali è uscito "Clementino come i Beatles". C'erano tutti i vicini di casa affacciati, è stato bello quel momento però quando hanno riaperto e richiuso con zone rosse, zone gialle, zone arancioni è stato tutto molto difficile. Da cantante non ho potuto suonare però la cosa che mi ha salvato è stato l'andare in tv a fare The Voice. All'inizio avevo dei dubbi, perché comunque è un talent e mi chiedevo cosa ci facesse un rapper ad un talent, avevo paura di non essere capito, invece è successo il contrario.

Ci parli di questa tua esperienza?

Dopo la prima puntata mi sono meravigliato, mi hanno scritto tutti e io mi dicevo: "Ma la gente non lo sapeva che ero così casinista?", però in quel momento è stata fatta la cosa giusta al momento giusto. Sono contento perché attraverso questo programma sono riuscito a tirare fuori le doti da intrattenitore ed è quello che facevo sempre nei villaggi turistici e a teatro, non solo il rap, ma showman, ed è quello che mi piace, perché io sono quello anche nella realtà, chi mi conosce lo sa che sono un casinista nato.

Quanti complimenti ti sono arrivati?

Mi è arrivato quello di Celentano, al telefono, era con Claudia Mori che mi ha detto: "Sei uno simile ad Adriano quando era giovane" o Fiorello che mi ha detto "Quando vedo te mi ricordo di me qualche anno fa", Marracash, che per me è uno dei più grandi rapper italiani della storia mi ha scritto: "Lo sapevamo che tu eri il nostro Fiorello", ho avuto i complimenti dalla mia manager, Paola Zukar, da Fabri Fibra e hanno capito tutti che quello poteva essere una cosa con cui posso andare a nozze. Ovviamente ho avuto il grandissimo appoggio dei giudici, uno su tutti Gigi con cui andiamo d'accordissimo, poi il fatto che litighiamo in tv diventa sempre una commedia napoletana.

Pensi che la tv possa essere parte del tuo futuro?

Magari, mi piacerebbe tanto fare un programma televisivo e chiamarlo Clementime, che era il programma che facevo nei villaggi turistici, in seconda serata dopo il classico spettacolo nell'anfiteatro del villaggio: aspettavo tutti in piazza col microfono e una chitarra. Mi piacerebbe farlo in tv, ho avuto la fortuna di essere seguito da un grande artista come Fiorello che mi ha dato consigli per tutto The Voice e spero che mi stia affianco anche per il futuro.

Il 21 dicembre di quest'anno è stata una giornata particolare, ce la racconti?

È stato uno dei giorni più belli della mia vita, è stato il compleanno della città di Napoli perché secondo la leggenda la sirena Partenope si è spiaggiata sulla città proprio quel giorno, e lì ha fondato la città. Seguendo le stelle del sagittario, il 21 dicembre è pure il mio compleanno e il caso ha voluto che il 20 ci sia stata la finale di The Voice quindi a mezzanotte ho avuto tutto insieme: finale di The Voice con boom di ascolti, uscita della canzone e il mio compleanno

Come nasce Partenope?

Di solito quando mi esce una bella canzone non l'ho mai pensata. Quando mi siedo alla scrivania e mi dico "Voglio scrivere la hit", non esce mai. La hit esce da sola: ricordo di averla iniziata a scrivere più di un anno fa, aveva un'altra base, poi durante il lockdown il grandissimo Daniele Franzese ha prodotto la base e abbiamo fatto Partenope. È una lettera d'amore, all'inizio sembra che io stia scrivendo una lettera a una donna, poi si scopre che questa donna è Napoli e parla di tutti i pregi e i difetti ma senza pizza e mandolino.

Quali sono i tuoi progetti musicali per il nuovo anno

Ho scritto più di 40 canzoni quindi ho di tutto, dalle canzoni hardcore hip hop che piacciono ai rapper e agli addetti ai lavori, fino alle canzoni come Partenope che sono piene di significati e che possano piacere dal bambino fino al nonno, passando per il reggae: quest'anno ho fatto un bellissimo viaggio nel reggae, l'anno scorso sono stato in Etiopia e mi piacerebbe tirare fuori un piccolo Ep di musica reggae, ma questi sono progetti nel cassetto. La priorità, adesso, è l'album di Clementino, vorrei tirare fuori 10 tracce fatte bene, ma penso che su 40 se ne scendi 10 scegli le migliori.

Cosa pensi dell'evoluzione che ha avuto la scena rap negli ultimi anni in Italia?

Ricordo quando nel 1996 ho cominciato a fare rap, andavo a Piazza del Gesù, a Napoli, e c'erano i ragazzi de La Famiglia, Speaker Cenzou, i 13 bastardi, il Clan Vesuvio, seguivo loro e guardavo i ragazzi fare freestyle, poi negli anni ho iniziato a fare anche io freestyle, mi hanno conosciuto, ho fatto tanti album, e ci ritroviamo nel 2020: ho visto la scena rap cambiare da un anno all'altro, adesso è veramente grossa, ce ne sono tanti di rapper, forse troppi. Ci sono un botto di rapper in tutta Italia, anche se Napoli spinge tantissimo, ci sono dei giovani fortissimi, ragazzi dai 16 ai 20 anni che fanno rime assurde, prendi Nicola Sicialiano, Geolier, J Lord Samuray J, Big Effe, Aleam, Ugo Crepa, Peppe Socks e, niente, forza Napoli.