Si è spento all'età di 53 anni Pau Donés, il frontman della band spagnola Jarabepalo. Nel 2015 gli fu diagnosticato un cancro al colon, come lui stesso aveva annunciato con un commovente video sui social, nel quale rassicurava i suoi fan tanto da scegliere di documentare ogni passo del suo lungo cammino verso la guarigione. Quest'ultima, però, non è arrivata e il cantante ha lasciato un grande vuoto nella musica contemporanea. Di recente, nonostante lo stato della malattia fosse piuttosto avanzato, Pau Donés aveva deciso di portare a termine l'ultimo album con il suo gruppo, presentandolo con il singolo "Volvo". Un voler tornare, quindi, se non fisicamente almeno con la musica, le parole e la memoria. Ed ecco quindi che facciamo un percorso a ritroso rievocando i brani più noti degli Jarabedepalo e quelli che, per motivi diversi, sono rimasti nel cuore di coloro che li hanno ascoltati più e più volte, e ancora continueranno a farlo.

La Flaca

La canzone, scritta nel 1996, è stata il primo grande successo della band. Come si legge nella biografia del cantautore "50 Palos e continuo a sognare", il brano è stato scritto in pochissimi minuti, durante un viaggio della band a Cuba. Il termine flaca, significa "magra", con il quale il cantante volle indicare una donna da cui rimase folgorato e incontrata sulla nota isola caraibica. Dopo una notte di passione con quella che è definita più volte, anche nel suo racconto, "una dea", l'artista scrisse la canzone in soli dieci minuti: "Scrissi una breve poesia che raccontava le emozioni provate per Alsoris (il nome della donna) nel corso di due incredibili settimane trascorse a L'Avana. Poi copiai la poesia su un altro foglio e la infilai in una busta" . Solo dopo aver lasciato l'isola quelle parole presero forma e ritmo diventando la canzone che ha reso famosi nel mondo la band Jarabedepalo.

Depende

A distanza di due anni dal primo grande successo della band, arriva un'altra canzone che ha segnato la musica contemporanea, un brano che ancora oggi si sente canticchiare e il cui significato è ancora vivido nella memoria di coloro che l'hanno ascoltata a ripetizione. Stiamo parlando di "Depende" del 1998, che dà il titolo al secondo album del gruppo e che segna anche la collaborazione con Jovanotti proprio nella versione italiana. Il brano, come è facilmente intuibile dal testo, parla della relatività di quanto accade nella vita, di come non esistano delle certezze e quindi di come l'unica verità sia che "da che punto guardi il mondo tutto dipende".

Bonito

È del 2003, invece, uno dei brani più noti degli Jarabedepalo con il quale di esibirono anche al Festivalbar di quell'anno, ovvero Bonito. La canzone, che introduce il quarto album del gruppo, conquistò il pubblico italiano a tal punto che, proprio come accadde per Depende, Jovanotti si occupò di realizzarne una versione in lingua italiana. Il testo ci rimanda all'idea che tutto nella vita merita di essere apprezzato, di essere goduto e anche davanti alle difficoltà non c'è altro modo di affrontarle se non pensando che la vita sia uno scherzo, che debba essere assaporata in ogni suo istante, positivo o negativo che sia.

Mi piace come sei

Del 2007 è, invece, "Mi piace come sei" cantata con Niccolò Fabi, preceduta dalla sua versione in lingua spagnola "Me gusta como eres". Ovviamente si tratta di una canzone d'amore nella quale il cantante descrive tutto ciò che lo ha fatto innamorare di colei che gli ha rapito il cuore. L'incipit della canzone descrive le sensazioni che l'autore prova nell'approcciarsi a questo sentimento, che è talmente pieno e bello da poter essere affiancato anche a qualcosa di doloroso "come una ferita dentro al cuore che non fa male". 

Oggi non sono io

A distanza di sette anni Pau Donés e la sua band tornano a collaborare con un artista italiano. Nel 2014, infatti, scrivono "Oggi non sono io" con Kekko Silvestre la voce dei Modà. Un brano in cui si rivendica la necessità di essere sé stessi, anche quando la vita sembra destabilizzante e non dare certezze che diano la possibilità ad ogni individuo di affermarsi con sicurezza. Questo stato di cose può portare una confusione, tale da dire: "Non so quale sia il mio posto", tanto da dover ammettere che la propria personalità non è riuscita ad esprimersi al massimo delle sue potenzialità.