L'ultima volta che mi sono occupato di Cesare Basile è stato proprio qui su Fanpage.it; era la fine di novembre del 2013 e il musicista catanese si era rifiutato, per una questione di coerenza, di ritirare la Targa Tenco assegnatagli per il suo disco omonimo dello stesso anno, categoria “miglior album in dialetto”. In quella circostanza, insomma, si era parlato di valori e non di arte: due aspetti che, per il cinquantunenne catanese, sono comunque inscindibili, come dimostrato da una carriera caratterizzata dall'impegno sociale e dal rifiuto di essere legato alla SIAE e che ha avuto un solo momento “di ambiguità”: la firma di un accordo con una major che nel 1998 fruttò “Stereoscope”. Un’esperienza utile, tuttavia, per non nutrire più dubbi sul fatto di dover procedere “in direzione ostinata e contraria”, per dirla con quel Fabrizio De André che non è errato indicare, alla pari di Nick Cave, tra i suoi punti di riferimento.

Il nuovo capitolo di questa splendida storia di carne, sangue e anima, “Tu prenditi l’amore che vuoi e non chiederlo più”, uscirà in CD – e in una limitatissima edizione in vinile – il 16 marzo, ma da oggi è già ascoltabile in streaming presso il canale YouTube dello stesso Basile. Tra il 25 di questo mese e la prima metà di aprile, invece, l'album sarà presentato in concerto nelle principali città, con il sostegno di una band di altissimo livello composta da Enrico Gabrielli, Rodrigo D’Erasmo, Massimo Ferrarotto, Luca Recchia e Simona Norato (arricchita in qualche data da Manuel Agnelli), nomi che figurano anche nei credits di un’opera di grande intensità, spessore poetico e forza comunicativa. Qualità, queste, che affiorano prorompenti nell'intero repertorio del cantante, chitarrista e songwriter, il cui debutto solistico – dopo i tre LP realizzati alla guida di Candida Lilith e Quartered Shadows – risale a ormai ventuno anni fa. Con quest’ultimo, gli album a nome Cesare Basile immessi sul mercato sono ben dieci (compreso un live) e, dunque, parlare di un percorso importante non è certo un azzardo; specie perché, al di là dei numeri, l'artista è di quelli speciali, che pur avendo qualcosa in comune con alcuni colleghi può ragionevolmente fregiarsi dell'appellativo di “articolo unico”.

Sebbene non disdegni le (belle) melodie, “Tu prenditi l’amore che vuoi e non chiederlo più” non è “pop”, ma trae nutrimento dalle tradizioni folk, dal blues, dalla canzone d’autore più fosca e carica di significati che vanno oltre quelli già di notevole impatto dei versi. Un'evocatività talvolta ruvida e quasi disturbante, ma vivissima, che garantisce suggestioni profonde, alle quali l'uso dei testi in siciliano – qui preponderante: solo tre brani su undici sono in italiano – aggiunge ulteriore magnetismo. “Non è che sia particolarmente affascinato dal lato oscuro della vita”, ebbe a dirmi Cesare in un'intervista del 2003, “ma mi piace confrontarmi anche con questi suoi aspetti. Sono come l’amore e la carità o la pace e la guerra, parte di un teatro in cui tutto deve essere rappresentato; altrimenti, la recita è monca”. Alla fine dei quaranta minuti, ci si sente un po' come dopo aver compiuto una passeggiata sull'Etna, fra pietra lavica, fuochi e odore di zolfo. "Un rapimento mistico e sensuale”, volendo rubare le parole a Franco Battiato, che sa però essere torbido e carico di inquietudini tutte terrene.