Il sogno di volare a New York per Capo Plaza è fisso in mente, l'affermazione al di fuori dei confini nazionali, la ricerca di uno status senza tempo e luogo nel rap game. Con l'uscita di "Plaza", il suo secondo progetto a quasi tre anni di distanza dal suo disco d'esordio "20", Luca D'Orso, in arte Capo Plaza, ha portata molta New York nel suo disco. A partire dalle produzioni magistralmente orchestrate da Ava e Mojobeats per tutti i brani presenti nel disco, 16, una fotografia di ciò che è stata la Grande Mela negli ultimi anni, anche grazie ad artisti come Pop Smoke, Roddy Rich e lo stesso a Boogie with da hoodie presente nel disco. Ma per gli amanti dei primi anni 2000, "Street" è il cordone ombelicale con l'r&b statunitense che ha sorpreso il pubblico italiano. Campionare "Dilemma" di Nelly e Kelly Rowland non è cosa da tutti, ma il risultato non ha deluso le aspettative. Un disco che può veramente aprire ancora di più i confini del rap italiano all'estero, come per "Famoso" di Sfera Ebbasta, e che inquadra perfettamente la direzione del rap game italiano, sia a livello progettuale, sia per le sonorità drill che abbracciano le varie melodie dell'album. Un disco che, come ha commentato Capo Plaza, vuole essere un’altalena emotiva, formata da una prima parte con brani da club, delle hit che avrebbero nei live una loro migliore riproduzione, dall'altra parte Capo Plaza comincia a svestirsi della maschera, mostrando Luca, un ragazzo che ha cambiato la propria vita negli ultimi tre anni. E non c'è niente di male nel dire che adesso due case a Milano fanno più comodo, e non perché Salerno gli stesse stretta: "Plaza" ha New York nel mirino e adesso le carte sembrano girare dal verso giusto.

Il suono americano e il viaggio con Sfera Ebbasta

Come per "Famoso" di Sfera Ebbasta, uno dei motivi per cui "Plaza" potrà essere definito tra qualche mese un progetto incredibile è la presenza alle produzioni della coppia Ava-Mojobeats. Incredibile – non si può definire se non così – il modo in cui l'album imprime un sound fresco, non ripetitivo. Anche se in molti, soprattutto nel 2020 hanno cercato di appropriarsi della gigantesca onda della drill statunitense, i due produttori hanno messo molto del loro, un segno di riconoscimento sui beat messi a disposizione di Capo Plaza. Dai suoni distorti alla cassa dritta, da un autotune non così accentuato come in "20", a un'altalena di suoni in cui Capo Plaza sembra entrare e uscire, trovando un suo tempo sul beat. Un viaggio musicale, che con le dovute distanze ancora, ci si avvicina e di molto alle produzioni statunitensi. Da un po' di tempo sembra che in molti se ne stiano accorgendo, ma nessuno sembra avere il coraggio di ammettere che esiste un roster di produttori italiani che avrebbero poco o nulla da invidiare a quelli d'oltreoceano. Parlando proprio di artisti italiani in partenza per lidi ancora più ampi, "Demonio" con Sfera Ebbasta lancia ancora più segnali su quanto il mercato italiano stia cercando di raggiungere il pubblico latin. I due rapper, nell'ostentazione più comoda ai loro parametri, rilasciano una delle hit dell'album. Chi accusa i due ragazzi di giocare facile, forse non conosce il processo di rivalutazione dei loro personaggi nel rap game, affrontato negli ultimi anni. Partiti da "Tutti i giorni", prima collaborazione tra i due rapper nel 2014, "Demonio" è la dimostrazione che i due rapper sono lì, sul trampolino di lancio, pronti a partire.

Le vibrazioni del disco

Le due anime del disco sembrano influenzarsi e poi distaccarsi, cercando l'unione con suoni diversi e distinti, trovandola nella morale di Capo Plaza: siamo qui per riuscirci. E allora se "Allenamento 4" aveva tolto la polvere (poca in verità) dalle scarpe di Capo Plaza, "Successo" e "VVS" con Gunna danno la direzione di dove l'artista sta indirizzando il suo sguardo. Un gioco al rialzo continuo, come quando nella prima traccia, il rapper afferma: "Guardami negli occhi cosa è successo, penso, in fondo, cosa ho vinto e che ho perso, la vita è un labirinto e mi sono perso, ogni sbaglio è concesso". Non solo rivalsa e rivincita negli occhi di "Plaza", che lascia anche delle vibrazioni romantiche nel suo progetto, come in "Non fare così". Il brano, la lovesong del progetto, riesce a descrivere tutta la distanza, anche per la maturità acquisita dal ragazzo, con il suo disco d'esordio. Nella canzone Capo Plaza canta: "E tu mi chiedеvi la luna, ti meritavi, sì, tutti i pianeti, forse siamo stati fin troppo sеveri con noi, sognavamo il mondo ed ora non mi guardi, non voglio buttare ancora quei ricordi, pure se ora voglio fare passi avanti".

Le collaborazioni e un 2021 decisivo

I featuring di "Plaza", però, sembrano non riuscire ad emergere rispetto agli altri brani in solitaria del rapper salernitano. Una delle forze di questo disco è proprio ciò a cui aspirava Capo Plaza, un progetto uniforme, forte e che non dovesse contare sulle collaborazioni per riuscire a emergere. Se di "VVS" con Gunna e "Demonio" con Sfera Ebbasta ne abbiamo già parlato prima, "No stress" con A boogie with da hoodie è un brano dalle sonorità chill, ma che cerca di essere impegnativo. Sicuramente di tutt'altra pasta la collaborazione con il tedesco Luciano, in cui la produzione che sembra esser stata influenzata, e non poco, dalle melodie di artisti come King Von e Pop Smoke. Lil Tjay, forse l'artista più atteso tra tutte le collaborazioni, non ha sorpreso nella sua strofa in "Richard Mille", una piccola delusione per quello che è sembrato forse il personaggio più lontano dalla visione di questo disco. Ma non è finita qui. Proprio per la presentazione di "Plaza", Capo Plaza ha fatto capire che l'album non sarà l'unica possibilità di feat internazionali in questo 2021, un messaggio di speranza per chi avrà la curiosità di vedere il rapper salernitano confrontarsi con altri ospiti internazionali lungo tutto l'anno. La nuova stagione è arrivata, e dopo che Capo Plaza ha conquistato Milano con "20", l'unica destinazione per "Plaza" sembra essere fuori dai confini nazionali: troppo presto per l'America? Se anche fosse, Capo Plaza si inserisce nel roster degli artisti europei più in risalto degli ultimi anni, un trampolino di lancio. E poi chissà.