La morte di Franco Battiato ci costringe a guardare dritto in faccia la sua sterminata discografia. Un personaggio complesso che è stato in grado di consegnarsi al popolare nella maniera più alta, mantenendo il distacco da certi scenari e tenendo sempre viva la sua curiosità artistica germinata in molteplici vite e in molteplici ambiti. Per quanti lo hanno ascoltato di striscio, per quanti lo ascoltano da una vita e per quanti ogni giorno ancora provano a capirlo, suggeriamo qui – senza presunzione, ma solo con la tenerezza tipica di chi oggi perde un riferimento e cerca conforto nello spazio del confronto –  una selezione-playlist di alcune canzoni importanti che segnano l'apparente imprevedibilità di una carriera e di uno stile che rimanda sempre al contatto con l'eterno e con il divino, tra l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande e tutto quello che c'è in mezzo.

Fetus – 1972

"Non ero ancora nato e già sentivo il cuore/che la mia vita nasceva senza amore". È il 1972 quando Franco Battiato pubblica il suo primo album. La copertina è già il segno tangibile di una carriera che non sarà scontata. La fotografia di un feto umano all'epoca spiazza e costringe l'opinione pubblica a interrogarsi. Il disco è Fetus, dedicato ad Aldous Huxley, lo scrittore di "Un mondo nuovo", uno dei padrini della fantascienza come la intendiamo oggi. Il brano che apre il disco dà il titolo all'album fa parlare i ricordi di un essere umano negli scenari di Huxley, che scriveva di società organizzate in produzioni seriali, un antipasto sociologico di quello che poi il mondo è diventato.

Stranizza d'amuri – 1979

Stranizza d'amuri, scritta nel 1975 e pubblicata nel 1979, scelta per chiudere "L'era del cinghiale bianco", è una delle tante incursioni di Franco Battiato nel dialetto catanese. Questo brano è il segno che provare a differenziare i vari Battiato, dall'avanguardista allo sperimentale fino a quello che chiamiamo tutti come "la svolta pop", è forse esercizio sterile. Siamo a un punto della carriera che si può considerare a ridosso della metà strada e una canzone come questa testimonia una squisita esigenza animale di Battiato che con l'uso del dialetto si avvicina il più possibile a se stesso. Lo disse lui, d'altronde: "Chi  muore, muore in dialetto". 

Venezia-Istanbul – 1980

"Ieri ho visto due/che si tenevano abbracciati in un cinemino di periferia/e penso a come cambia in fretta la morale". Dove due sono ovviamente uomini, in Venezia/Istanbul Franco Battiato non solo cerca di parlare apertamente di omosessualità ma prova a disinnescare quelle che sono le "vittime incoscienti della storia", dalle arti alle religioni, dalla scuola fino alla politica. In questa canzone, tra le più complesse della sua discografia, Franco Battiato mette in fila una serie di temi solo all'apparenza slegati tra loro. E ne ha per tutti, fascismo compreso.

Caffè de la paix – 1993

Nel 1993, Franco Battiato pubblica Caffè de la paix. È questo il periodo in cui l'artista incide sotto le influenze della meditazione, dei suoi studi su Georges Ivanovič Gurdjieff, filosofo armeno da Battiato pubblicato ai tempi de L'Ottava, la sua casa editrice. Franco Battiato credeva nella reincarnazione e in questo brano, scritto come una continua giustapposizione di "frammenti di verità sepolte", indica a chi lo ha ascolta un percorso che è difficile da intraprendere. Questa canzone, che si apre chiarissima – "Ci si risveglia ancora in questo corpo attuale/dopo aver viaggiato dentro il sonno/l'inconscio ci comunica coi sogni/frammenti di verità sepolte" – si chiude con l'ennesima giustapposizione che suggerisce forse l'inizio di un nuovo sogno, o forse no, e che  attraverso la vita dei nomadi suggerisce una via per la felicità:

Ancora oggi, le renne della tundra trasportano tribù di nomadi
che percorrono migliaia di chilometri in un anno…
E a vederli mi sembrano felici,
ti sembrano felici?

Testamento – 2012

Testamento è inclusa in uno dei dischi più recenti della produzione di Battiato, "Apriti sesamo" pubblicato nel 2012. La canzone, semplice nella sua analisi, lascia una serie di immagini e di ricordi per chi resta: "Lascio agli amici/gli anni felici/delle più audaci riflessioni/la libertà reciproca di non avere legami". In questa canzone sono fondamentali le riflessioni dell'artista sulla vita dopo le morte. "Cristo nei Vangeli parla di reincarnazione": in questa frase, Franco Battiato rivela se stesso e la sua idea, diversa da quella della Chiesa Cattolica che tiene fuori dalla parola di Cristo il concetto del ritorno alla vita. Battiato non era cattolico ma non era buddista. L'artista si è sempre professato però credente a uno spirito superiore, lo ha confermato anche Roberto Ferri a Fanpage.it, ed era apertamente contrario alle religioni intese come conflitto tra popoli. Credeva nella Via Lattea – raccontata in un'altra sua canzone più vecchia di questa – come sede della reincarnazione delle anime in attesa. Speriamo che sia lì, in questo momento.