Che in casa Bud Spencer Blues Explosion si respiri almeno in parte aria nuova è dichiarato dalla copertina, molto diversa da quelle piuttosto spartane dei primi due album. Lo stiloso artwork ideato da Francesca Pignataro e Ilaria Magliocchetti Lombi sembra voler omaggiare le storiche realizzazioni dello studio Hipgnosis degli anni ‘70 e quelle successive del suo fondatore Storm Thorgerson, ma evidenzia un tocco spiritoso che smentisce eventuali accuse di seriosità o pretenziosità: a sovrastare il paesaggio desolato non è, come parrebbe, una piramide, bensì un… tramezzino. Una scelta coerente, quindi, con l'approccio di una band che al momento di scegliere come chiamarsi – si era all'inizio del 2007 – ha tirato fuori un piccolo capolavoro di (auto)ironia.
Disponibile dal 3 giugno in CD, download e vinile (seicento copie, la metà delle quali in edizione numerata e colorata), “BSB3” segna in effetti un turning point nella carriera del duo romano composto da Adriano Viterbini (chitarra, voce) e Cesare Petulicchio (batteria). Parlano chiaro l‘accordo con la 42 Records, etichetta che da sempre sa coniugare qualità e coolness, e la decisione di affidarsi a Giacomo Fiorenza – produttore tanto esperto quanto duttile – con l'intento di confezionare un disco che rispecchiasse appieno l'essenza di un ensemble la cui dimensione ideale è indubbiamente quella del concerto. Non che “Bud Spencer Blues Explosion” (2009) e “Do It” (2011) avessero offerto un'immagine inadeguata, ma le session veloci e l'ampio uso di sovraincisioni avevano portato a risultati non del tutto in linea – solo sul piano “filosofico”, si potrebbe dire: per quanto riguarda la resa, nulla da eccepire – con lo spirito di una musica che vuole essere quanto più possibile autentica. Ecco dunque la cura maniacale riservata, a monte, allo studio dei suoni, e una registrazione quasi “live” che ben si addice a un gruppo le cui radici affondano negli anni ‘60 e ‘70.
Dieci brani propriamente detti più una breve "reprise", per una durata totale che sfiora i quaranta minuti, “BSB3” è una prova di inequivocabile autorevolezza. La formula è come al solito quella di un blues-hard saturo ed energico che poggia su una scrittura brillante, su doti interpretative fuori dal comune e su testi in italiano mai banali cantati con piglio più o meno hendrixiano: nulla a che spartire, insomma, con quanto si ascolta nel circo pop tricolore, e un certificato di fedeltà a quel rock‘n’roll “duro e puro” che, però, evita di indossare i panni della retorica. Piace tutto, in questa sorta di versione aggiornata ai nostri tempi della Formula 3 di Alberto Radius: il gran bell‘equilibrio fra ruvidezza e melodie, le frequenti aperture solo strumentali, gli slanci filopsichedelici, la sanguigna irruenza della maggior parte delle tracce – il trittico iniziale con il singolo apripista “Duel”, accompagnato da un clip bello e controverso di Alex Infascelli, “Mama” ed “Hey Man” letteralmente stende – e l‘evocatività un po' torbida dei due episodi più pacati, ovvero “Camion” e “Troppo tardi”. Un altro vertice della scaletta è poi il nuovo singolo “Miracoli”, anch'esso “interpretato” in video da Infascelli in modo davvero poco convenzionale: un ibrido fra r'n'r e ballata dove con un pizzico di fantasia si potrebbe vedere un'evoluzione in chiave sulfurea/voodoo di “Jesahel”, hit datata 1972 dei Delirium del giovane Ivano Fossati. Un trionfo, allora? Non lo si può negare. Al tour, già in corso, il ruolo di “arma finale” per debellare residui scetticismi.