Nessuno mette in dubbio la buona fede di Laura Pausini e di Nek, che nei giorni scorsi hanno preso posizione sulla vicenda dei bambini di Bibbiano, ovvero il caso per cui sono indagati assistenti sociali, psicologi e politici, tra gli altri, per un caso di affidi illeciti e maltrattamenti di bambini. I due cantanti, infatti, hanno scritto due post in cui a modo loro si dicevano indignati per la vicenda e si chiedevano il perché del silenzio dell'informazione sul caso, con la cantante che, nello stesso post, ammetteva: "Non ne sapevo nulla. Non posso credere che abbia dovuto cercare questa vicenda, perché si, quando sono in tour sono spesso distratta dall’attualità e dalla cronaca ma questa notizia è uno scandalo per il nostro paese e dovrebbe essere la notizia vera di cui tutti parlano schifati". Insomma, pur ammettendo la difficoltà di informarsi, Laura Pausini accusava le poche notizie sulla cosa, così come avrebbe fatto poco dopo Nek.

Bibbiano, le indagini ancora in corso

Il punto, però, sarebbe capire cosa si intende per "se ne parla poco", perché, in realtà, della vicenda di Bibbiano se ne parlava e ne era stato fatto un cavallo di battaglia anche da alcuni partiti politici che l'avevano messa in testa all'agenda informativa. I giornali online ne scrivevano i particolari e anche alcune trasmissioni televisive davano conto di un argomento che, comunque, va affrontato con enorme attenzione, innanzitutto perché ci sono di mezzo dei minori, in secondo luogo perché si parla di indagini in corso e non di condanne. Il caso, insomma, è in mano alla Magistratura che, col tempo, accerterà se le accuse di frode processuale, depistaggio, abuso d'ufficio, maltrattamento su minori, lesioni gravissime, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione e peculato d'uso sono fondate o meno e in che misura, ma soprattutto chi ha commesso cosa e quali saranno le responsabilità di ognuno.

Nek e l'immagine di Bibbiano contro il PD

La buona fede, ripetiamo, non è messa in dubbio, ma non c'è dubbio che chi gode di una popolarità così grande dovrebbe fare attenzione alla propria comunicazione, così come avviene per il lancio di singoli, album e compagnia, anche perché – e qui c'è un inghippo – non parliamo di opinioni, ma di fatti, e i fatti, per adesso, sono incerti. Nek, ad esempio, ha condiviso l'immagine di uno striscione che è stato attribuito a Forza Nuova e che era un chiaro messaggio politico contro il PD. Ora, due sono le cose: o Nek ha preso posizione con una parte politica e quindi se ne assume anche la responsabilità, oppure lo ha fatto in maniera involontaria e allora forse è peggio, perché denota, appunto, una sciatteria nella comunicazione di una questione molto delicata.

Gli artisti e le posizioni politiche

Nei mesi scorsi abbiamo visto tanti artisti prendere posizione su questioni importanti, sensibili e sentite come ad esempio la questione migranti: lo hanno fatto Emma, Ermal Meta, Paola Turci, Salmo etc, ognuno di loro ha preso una posizione chiara e netta e si è assunto le conseguenze di quelle posizioni (e spesso sono stati insulti). Questa cosa di non voler essere strumentalizzati dalla politica, quando si esprime – checché ne dicano gli interessati – una posizione politica regge poco. Prendere posizione netta, anche su fatti di cronaca, vuol dire schierarsi: in questo caso non ci si pone domande, non si aspetta di conoscere quello che la Magistratura deciderà, ci sono due artisti che si sono fatti prendere dalla pancia più che dalla testa e hanno postato due post di cui, comunque, continuano ad assumersi la responsabilità. Due post, quello di Laura Pausini e di Nek, che se la prendevano con la poca informazione e non, ad esempio, con la propria poca informazione, – esiste un problema di accesso alle notizie (che è cambiato rispetto a pochi anni fa) e anche di agenda setting personale -, ma contro l'informazione tutta, intesa come un enorme, vasto e unico attore in scena. Insomma, va bene indignarsi, ma se sei un artista popolare – e il tuo pubblico non è formato da una decina di persone – è anche bene assumersi la responsabilità della propria indignazione, senza se e senza ma. E senza scandalizzarsi della strumentalizzazione politica.