La musica piange la scomparsa di Claudio Coccoluto, il dj laziale morto all'alba di martedì 2 marzo. Una lunga carriera nel "mondo della notte", come lo definisce Albertino, direttore di M2O, che con Coccoluto ha condiviso gioie e fatiche di una generazione, portandolo su Radio Deejay con "C.O.C.C.O.". Quello delle discoteche e di un ambiente che troppo spesso è stato facile giudicare frivolo e leggero. E che negli ultimi tempi ha dovuto fare i conti con una situazione di stallo dovuta alla pandemia: "Come tutti noi stava aspettando il momento di ripartire e purtroppo non lo ha visto".

Albertino ricorda Claudio Coccoluto

"Claudio era una persona colta", racconta a caldo dj Albertino raggiunto da Fanpage.it. "Non solo per la sua conoscenza musicale, ma perché sapeva parlare, sapeva scrivere, che non è poco in un ambiente considerato frivolo e leggero". Negli anni '80 non fu facile far valere la professione del "disc jokey", racconta Albertino, che con Coccoluto ha condiviso la stessa generazione: "Siamo nati lo stesso anno e lo stesso mese!". Eppure il mondo della notte era il suo, ha saputo farsi strada nel panorama della musica italiana e internazionale, con estrema sensibilità: "Claudio era la persona giusta per rappresentarlo. Era divertente, ironico, acuto, un ‘radicale', ha combattuto fino all'ultimo giorno nella sua battaglia per salvare il vinile".

"Un dj underground diventato di massa"

Dopo un primo approccio alla radio, è a metà degli anni '80 che Claudio Coccoluto diventa dj a tempo pieno e porta la sua musica nei locali del litorale laziale, poi nella Capitale. Fu il primo dj europeo a suonare al Sound Factory Bar di New York. Dal 1990 Coccoluto entra a far parte a pieno regime della squadra di Radio Deejay, con un programma tutto suo, C.O.C.C.O. "Ai tempi lui era quello dell'underground, io quello della musica commerciale", racconta Albertino. "Apparentemente agli antipodi, ma avevamo molte cose in comune. Decisi di dedicare un'ora intera al suo dj set, il venerdì sera: era un dj underground diventato di massa".

Con al collaborazione di Giulia Turco