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Alberoni e i luoghi comuni su rock, droga ed Amy Winehouse

Il sociologo 81enne deve avercela davvero tanto con il rock per considerarlo “espressione di esperienze parossistiche possibili solo con la droga”. Tra concerti e discoteche, marijuana e pasticche di ecstasy, Alberoni descrive una sorta di universo piuttosto discutibile.
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A cura di Biagio Chiariello
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Pensavamo che la triade "Sesso, droga e rock n roll" fosse qualcosa di anacronistico, ma invece a riproporla con toni pedanti è arrivato Francesco Alberoni. Il sociologo, 81enne, è solo l'ultimo (ma non ultimo) a dire la propria sulla morte di Amy Winehouse, correlandola agli ultimi due punti del famoso slogan. Vi potremmo risparmiare le prossime righe sintetizzando il suo pensiero in due sole parole: rock = droga. Alberoni, come ogni lunedì, occupa la rubrica “Pubblico privato” sul Corriere della Sera con un articolo. Quello di questa settimana si intitola: “Il rock, la trasgressione e la stagione delle droghe”.

Partendo dalla dipartita della cantante britannica – artista che in vita e soprattutto in morte ha fatto discutere per il suo rapporto con l'alcol e la droga, ma non proprio da annoverare nel genere rock – l’esperto di sociologia descrive un fantasioso universo, miscelando concerti e discoteche, marijuana e pasticche di ecstasy. Cita il consueto gruppetto di artisti morti per droga (o magari abuso di farmaci, che alla fine è lo stesso..): Jim Morrison, Sid Vicious, Jimi Hendrix, Elvis Presley. Però nel calderone ci finisce pure Adam Goldstein, che per la cronaca è stato un disc jockey statunitense morto per overdose nel 2009.

Tutti questi "drogati" vengono rapportati a Giacomo Puccini, che "per comporre le sue opere stava sul lago di Massaciuccoli, solo e, nel più assoluto silenzio, dava voce alle sue emozioni più intime". Quindi un rimando alla musica italiana che "anche negli anni Sessanta, da Modugno a Endrigo a Mina a Battisti, esprime i sentimenti abituali, l’amore. Il rock invece no".

Alberoni sintetizza tutto il genere rock come fenomeno "americano, nasce dall'espansione di sé, dal superamento delle emozioni normali. È espressione di esperienze parossistiche possibili solo con la droga".

L'articolo del buon vecchio Alberoni si commenta da solo. A parte il fatto che il giornalista e docente di sociologia si dimentica come sono morti Mia Martini e Luigi Tenco, oltre che Michael Jackson (tanto per citare alcuni artisti annoverabili nella categoria di Modugno, Endrigo Mina e Battisti, e cioè la musica pop), viene facile dire che generalizzare è assai sbagliato. Peraltro nell'ultima parte dell'analisi parla del rock come"espressione di una trasformazione dovuta alla vertiginosa innovazione tecnologica e alla mondializzazione in cui si rovesciano gli equilibri di potere mondiale […] A cui corrisponde una crisi dei valori tradizionali, l'individualismo sfrenato". Se non sapessimo che l'analisi ci viene dal sociologo dell' "amore e dei sentimenti abituali" verrebbe quasi da pensare che si tratta di una predica ecclesiastica.

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