Abbiamo aspettato cinque anni per riascoltare una canzone inedita di Iosonouncane e l'attesa ne è valsa la pena. Le sue canzoni sono una delle cose più belle capitate alla musica italiana in questi ultimi anni: due album, un pugno di lavori per il Cinema e un po' di produzione sono bastati perché potessimo ritenere Jacopo Incani uno dei personaggi cardine della musica italiana. Sembrano poche cose, ma l'impatto che, per esempio, ha avuto il suo ultimo album "DIE" è stato deflagrante. Acclamato dalla critica, amato dal pubblico, Incani è sicuramente uno degli artisti in grado di disegnare mondi, fregandosene abbastanza dell'idea comune di pop e di alcune regole che muovono tanta musica di questi ultimi anni. Quelle regole servono al massimo all'interno di un discorso artistico generale, che parte dall'elettronica e da una ricerca minuziosa di suono e canto.

Novembre è il ritorno di Iosonouncane

Sempre in grado di spiazzare – ma per indole e non per ragionamento -, anche questa volta probabilmente ha lasciato qualcuno a bocca aperta. Iosonouncane è tornato con un pezzo valzerato, "Novembre", che come succedeva una volta è accompagnato da una b-side che è una rilettura di "Vedrai vedrai", capolavoro di Luigi Tenco. Se la "Macarena su Roma", primo lavoro del cantautore sardo, aveva lasciato tutti a bocca aperta, per la struttura delle canzoni, per il suo cantato, per la sua capacità di essere pop al di fuori degli schemi, "DIE" aveva portato l'ascoltatore in un mondo a sé, narrando una storia di amore e morte, con la struttura di un concept e una ricerca sonora enorme, che mescolava arcaico e contemporaneo, che prendeva i canti della tradizione sarda e poi li alternava con la perfezione pop di "Stormi" (che, a proposito delle regole pop di prima, sono usate proprio per dimostrare come il cantante sappia giocare anche quella partita là). Con uno sguardo a Dalla e alla migliore tradizione cantautorale sia nel canto che nella scrittura.

L'autunno del cantautore

La voce di Iosonouncane entra subito, ti getta subito nel suo mondo e non pare che siano passati tutti questi anni. Eppure a un certo punto è la musica a prevalere, nel ritornello, infatti, la voce diventa quasi un'eco, mentre la canzone si apre all'orchestrazione, dopo essere stata accompagnata fino al culmine dal piano. "Novembre" è quasi un poema agreste, si abbandona il mare di DIE e si torna alla natura più interna, alla vigna e al lago, "al mattino, nella bocca, la terra da arare" canta Incani che in questi versi descrive l'arrivo dell'inverno, la fine dell'autunno, i toni sono cupi – talvolta maestosi -, l'odore è quello della pioggia, gli strumenti che accompagnano sia l'inedito che la cover – come sottolinea anche il comunicato stampa – variano dal piano all'organo, passando per mellotron, vibrafono, glockenspiel, timpani e campanelli "oltre a campionatori e sintetizzatori".

Il prossimo album IRA

L'attesa è chiaramente per il prossimo album di cui conosciamo già il nome, "IRA": anche qui tre lettere, anche qui tutto maiuscolo, anche qui un sapore epico. Avrebbe dovuto presentarlo all'inizio del 2021 con un tour, Iosonouncane, ma il rinvio ha portato, evidentemente, alcune novità. L'album sarà sempre presentato, in anteprima, con alcuni live, ma la novità più grande è che uscirà per la Numero Uno (che affiancherà Trovarobato). Nei giorni scorsi, infatti, è stata annunciata la rinascita di una delle label che ha segnato la storia della musica italiana, da Lucio Battisti a Eugenio Finardi, ma anche PFM, Edoardo Bennato, Bruno Lauzi e Ivan Graziani, per citare alcuni degli artisti presenti nel roster dell'etichetta. E Iosonouncane rispecchia alla perfezione l'idea di poetica e suono che attraversava quel catalogo. Con lui artisti come Colapesce e Dimartino, La rappresentante di lista e altri tra gli artisti che hanno ridefinito (o potranno ridefinire, nelle intenzioni dell'etichetta) il concetto di pop contemporaneo italiano.